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Stephen Jenkinson : fare gli umani

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“Gli esseri umani non nascono, vengono fatti”: Stephan Jenkinson, che per 5 anni ha capeggiato un team di consulenti del piu’ grande programma canadese di cura palliativa, a domicilio


Traduco il cortometraggio di Ian Mackenzie, che trovate a questo link e successivamente delle note che l’autore del film riporta come scambi avuti con Stephan Jenkinson, il protagonista del cortometraggio
che per 5 anni ha capeggiato un team di consulenti del piu’ grande programma canadese di cura palliativa, a domicilio. Lavorando con centinaia di morenti e le loro famiglie, Stephan è stato testimone di  una “ miserevole ansia” circa la fine della vita.

La sua inchiesta gli ha fatto cosi’ prendere in esame le caratteristiche della cultura dominante.

“L'ultimo atto di auto-assorbimento della nostra epoca, è un odio verso se stessi è il credere che quel che possiamo dire o fare non serva a nulla e possa solo incasinare di piu’ e peggiorare di piu’ le cose.E non credo che la ragione sia perchè c’è qualcosa di sostanzialmente sbagliato in persone come me, ma è nella natura di esseri umani, dimenticarsi di essere tali in certe occasioni. E’ nella natura di esseri umani, il fatto che nessuno sia nato in questo modo, “da umano”.

"Ogni cultura degna del nome di “cultura”, ha sempre praticato il fatto di “fare degli umani”, credo proprio senza eccezioni. Non è che gli indigeni sono buona gente ed in resto di noi è perso. Hanno lo stesso nostro dilemma . Ma hanno trovato un modo, una comprensione di essere umani, che include, la temporanea amnesia di essere uno di loro. E quindi bisogna insegnarlo". 

Nel 2008 Stephan lascio’ Toronto con la moglie, alla volta della Valle di Ottawa, dove  ha vissuto in un teepee (tenda indigena), perchè ancora non aveva  una casa. Li hanno cominciato a  coltivare e allevare qualcosa e hanno cominciato a sognare” in grande, di un luogo che accogliesse “studenti”.

Nel 2010 hanno cosi dato il via alla loro prima classe di allievi in fattoria. Chiamano la loro impresa “ La Scuola di Saggezza dell’Orfano” , the Orphan Wisdom School.

“Ho semplicemente smesso di essere qualcun altro. Tutto qui. Ecco ora cosa significa tutto questo. 5 anni dopo… arrivano da tutte le parti del nord America.”

Gli esseri umani non nascono, vengono fatti. E come si fa a farli? Beh si deve uccidere la loro infanzia, perchè non da una via. Ecco perchè. E poi serve una cultura che proceda in modo tale per cui la maggior possibilità che dai ad un bambino sia quella di essere umano. Gli esseri umani sono qui perchè la vita viva e il mondo in qualche modo continui. Se la tua vita personale continua o meno, NON è la questione di fondo. Cosi si comincia a diventare adulti”.

“Vedere la profondità di cio’ che ami, ed essere uno di quelli che continua ad amarla, quando non durerà, questo è un atto d’amore. Parlo di una cultura che ti dia identità. Uno dei piu’ grandi atti d’amore è vedere che finisce. Questo potrebbe essere parte della storia”.

making humans

Dei giovani nel filmato:
“C’è confusione tra i giovani, su cosa dovrebbero fare di loro stessi.
Un senso, sotto la superficie, che non deve essere cosi. 
Ci viene insegnato che noi siamo il problema. E che quindi sarebbe meglio ci fossero meno umani e forse addirittura nessun umano del tutto”.

ECCO UN SEGRETO

Molti dei miei simili non si piacciono. Soffrono di varie forme di disperazione e di depressione, che portano spesso a prendere farmaci prescritti. Questo è ciò che la cultura dominante dice loro: qualcosa in te non è a posto.

Oppure, i mie simili si piacciono troppo. Nuotano in patinate rappresentazioni di sè, convinti di essere quelli destinati ad una grandezza mai vista. La cultura dominante chiama questo narcisismo E dice loro: qualcosa in te non è posto.

La spinta ad essere nessuno, a non avere conseguenze sia che si viva o che si muoia, o un senso di lussuria per essere qualcuno, per lasciare impronte sulla terra come testamento della propria esistenza: entrambe queste prospettive sono intrinsecamente collegate, e ruotano intorno ad una verità invisibile: il Sè resta nel centro.

Questa falsa dicotomia si trova tra le narrative della cultura dominante:
“Siamo un cancro per il pianeta, un incidente fallato che merita di essere estinto? Oppure siamo l’apice dell'evoluzione, tenuti a galla dalla tecnologia  e legati alle stelle?

No, non è un incidente, piuttosto questa è la prospettiva dell'infanzia.

Come un bambino tu sei sempre la storia più importante,  tutto e tutti sono un riflesso di te stesso e quindi potenzialmente “mio”. Che questo sia  attraverso il trauma o la negazione, questa prospettiva può capovolgersi e rivolgere interiormente il giudizio. 

E qui si trova il senso di colpa, la vergogna la depressione, l'odio verso se stessi. Qui c'è la psicologia, dove il problema è che “”tu non sei a posto”. 

La risposta di moda dello sviluppo personale e nei circoli spirituali, è  spesso “prima ama te stesso e poi amerai il mondo”

L’antidoto contro l'odio verso se stessi, non è l’amore per se stessi. Piuttosto è amare il mondo, amarlo nonostante tu sia a pezzi.

“La caccia continua all’auto-dipendenza e auto-miglioramento, è radicata nella nostra perdita di collegamento con le storie comuni, di patria ed antenati, che ci uniscano. I tempi ora ci chiedono di riconoscere in noi stessi, la sofferenza del mondo “

Questo è il debito che ho verso Stephen Jenkinson, che ha risvegliato la mia capacità di vedere il mondo, insieme al lungo caravan di dimenticanze sul fatto che io e i miei simili abbiamo in eredità il mondo.

Coloro tra noi che sono cresciuti nella cultura dominante sono i figli “che vanno da nessuna parte” . Un grazie ai genitori che fanno il meglio che possono (come i mie hanno fatto), ma dobbiamo farci una piccola guida preziosa attraverso un mondo che diventa ogni giorno sempre più incerto e che ci dice in migliaia di piccoli modi, che noi siamo il problema.

Qual'è il ruolo di un essere umano? Cosa ci viene chiesto nell’epoca dell’ antropocene  ? La mia precedente collaborazione cinematografica con Stephen è stata chiamata “Il significato della morte”, che girava intorno all’apprendimento di come morire come individuo.

Collettivamente ora dobbiamo affrontare la morte della cultura dominante. 

Le parole di Stephen, sono spesso difficili da decifrare, non perché parli con eloquenza antica, ma piuttosto perchè occorre sviluppare l’abilità di cogliere la spirale multistrato della saggezza. Quindi in aggiunta al cortometraggio, a cui accennavo sopra, qui nel seguito includo ulteriori battute della nostre conversazioni. Se ti ispirano, condividile.

Sull’odio verso se stessi:

Devi comprendere che ogni cultura degna di questo nome, ha sempre praticato il “fare umani” e penso senza eccezione. E ci sono molte cerimonie e cose che contribuiscono a questo “fare gli umani”; ma perché lo fanno? Presente indicativo. Perché continua ad accadere? Non perché ci sia qualcosa di sbagliato con qualcuno. Questa è la macabra saggezza

L’approccio che hanno gli indigeni, non è di parlare della Teoria del Campo Unificato “ o del perché le cose sono così fottute come sono, dicendo:
“ Beh umani, dunque che farete?”

Nel parlare indigeno non si riconosce quel particolare tipo modernista di “odio verso se stessi”.

Non è che gli indigeni sono buona gente ed in resto di noi è perso. Hanno lo stesso nostro dilemma . Ma hanno trovato un modo, una comprensione di essere umani, che include, la temporanea amnesia di essere uno di loro. E quindi bisogna insegnarlo.

Significa che c'è bisogno di insegnanti e di praticanti. Quindi le cerimonie sono progettate fondamentalmente per indicarci questo, ricordandoci che questa cosa è stata dimenticata o messa da parte. E poi c'è bisogno di una cultura che proceda in modo tale come se il dono più grande che possa  essere fatto al bambino, ad una certa età, sia dargli la possibilità di essere umano, anziché dedurre per default che non possa che essere altro.

Sulla Iniziazione:

“Gli esseri umani vengono fatti. Chi fa gli esseri umani ? Potresti dire che forse li fa Dio. Oppure che il grande dio del nostro tempo, è che gli esseri umani facciano se stessi. E qui è il tipico punto della adorazione. Ma in una cultura che pratica vera iniziazione, sapete che dicono? Che gli esseri umani devono fare esseri umani. 

Nessun altro ha veramente avuto la descrizione del lavoro quindi l'iniziazione prima di tutto è un essere umano che fa qualcosa. E come fare a fare esseri umani? Ecco la risposta: uccidendo la loro infanzia. Perchè? Nessuno va oltre la propria infanzia Ecco perché mi trovo davanti adolescenti di 55 anni. Dovete ucciderla così che possa manifestarsi un essere umano.

E questo non quando il bambino ha sette anni ,perché a quell'età si suppone che sia un bambino, il  che significa che l'assorbimento di se a quell'età è totale e completo. E questo è un modo in cui essi imparano. Fino ad un certo punto, non può che essere altrimenti e non dovrebbe che essere così. Dopo questo tempo, l’assorbimento di sè,  diventa la cosa più pericolosa in questo mondo.

Molti mi dicono: sai, sono stato iniziato: ho avuto un incidente d'auto. Ma per favore! Abbiamo convenuto che sono gli esseri umani che ti fanno l'iniziazione, non le macchine che si catapultano dall'autostrada. Quello, sai , si chiama trauma. C'è una grande differenza. Se subisci un trauma, significa che diventi mangime per il sistema terapeutico. Non significa affatto che sei andato oltre qualcosa. Chiaro?

Gli esseri umani sono qui per assicurare che la vita viva, che il mondo in qualche modo…continui.

Quindi, in un posto come questo gli esseri umani vengono fatti e il fare esseri umani, significa che comprendiamo che perderemo le tracce. La buona notizia è che non perdiamo traccia tutti nello stesso momento, quindi ci saranno persone che potranno accoglierti e che potranno ricordarti ed indicarti cosa significa essere umani.

Sugli anziani

Diventare anziani non è una conseguenza di quel che dice un certificato di nascita, né una conseguenza di non essere ancora morti, né di resistere alla vita. Non è ciò che accadrà se tu o io resisteremo ancora a lungo qui. Quella condizione la chiamerei piuttosto “essere un cittadino senior”.

Costoro si sono una conseguenza della morte che ancora non è avvenuta. Ma gli anziani sono la conseguenza di un lasso di vita vissuto in presenza di anziani, con tutto l’addestramento che dipana una sagoma per il servizio anzichè  la pensione. 

Essere anziani è una conseguenza di una conseguenza unica, fragile, di cose che sono accadute. Questa sequenza ha un’ anima , ma sembra che accada questo: gli anziani non raggiungono il loro stato di anzianità. 

Per tutto il loro lavoro di apprendimento devono ancora attendere la condizione dell’anzianità, che venga loro conferita da coloro che li cercano. Si fanno degli anziani infine con la volontà e l'abilità di ognuno ad avere intorno degli anziani in cui possano avere rifugio.

Considerate perciò quanto è improbabile che ci sia l'essere anziani, in un tempo che medicalizza, che pone resistenza e tollera malamente gli anni, anzichè venerarli, in un tempo in cui farsi da soli è qualcosa di regale, è massima aspirazione, in un tempo in cui i cittadini senior competono con persone che hanno la metà della loro età, per avere dei lavori, dei partner di vita e un'attenzione del mercato…

Gli anziani non si fanno da sè. Impossibile. Non possono conferire lo stato di anzianità agli altri, perché non compite loro. Le conquiste dell’essere anziano, fioriscono solo quando hanno un “dove” in cui servire. E questo “dove” sono i giovani.

Sull’amore per se stessi:

Molti hanno un sospetto segreto, quello di non essere nessuno, quindi non hanno veramente la capacità di rassicurare qualcuno. Perché, da dove viene la tua capacità di amare? Arriva prima dall'essere amato. Da dove arriva la tua abilità di conoscere qualcuno? Prima d’all’essere conosciuto. Da dove arriva la tua capacità di soffrire, fondamentale per essere un essere umano? Dall'essere dall'altra parte del dolore di qualcuno.

Cosa fa tutto questo? Forse che si traduce istantaneamente in capacità di amare e di soffrire? No. Significa che sentirai automaticamente come un altro? Non significa questo . C’è un tipo di passaggio intermedio senza il quale tutta la faccenda non prende vita, Qual'è? 

Se sei dall'altra parte a ricevere tutta la faccenda e ci stai abbastanza lungo, quel che accade è che c'è un germoglio che cresce dal tuo essere, bombardato da qualcuno che è certo che tu sei amabile, indipendentemente da ciò che tu pensi. E questo bocciolo è quello del valore.

Ma tu non avrai fatto nulla per manipolare tutto questo. Non è una meritocrazia, quella di essere amato, compreso e visto. No. È una conseguenza del fatto di avere persone sane intorno a te. Tutto qui.

Ma se avessi questo bocciolo di valore, che in qualche modo involontariamente inizia a prendere spazio su te stesso? La conseguenza inevitabile sarebbe  allora la nascita della tua capacità di amare qualcuno

Se quel bocciolo fiorisce una volta nella tua vita, è molto difficile sopprimerlo. Dopodichè devi violare te  stesso per procedere come se fossi insignificante 

Sugli antenati

“Anni fa, a un gruppo di uomini di recente abbandonati, mostrai un film su come i Tibetani un tempo, e forse ancora, si prendevano cura dei loro morenti e delle loro morti. Quando il film terminò, il lungo silenzio finalmente fu rotto da un uomo che disse: “Mi sento come se provenissi da nessun luogo”. 

E questo sembra essere ciò che accade dentro la più parte di noi, quando vediamo e sentiamo di persone completamente a casa: sentiamo il buco in ombra della nostra storia di rifugiati, la nostra mancanza di istinto ed esperienza cerimoniale, oppure  cerchiamo di riempirlo rubando qualcosa da coloro che sono ancora miracolosamente e profondamente vivi da un punto di vista ancestrale e cerimoniale.

Le comunità che perdurano,  che hanno uno scopo e un impegno verso le generazioni future, sono costruite sulla volontà di imparare, provare e sbagliare, di apprendere qualcosa di più su come i veri villaggi sono in relazione tra loro, come lo sono con il mondo creato intorno a loro e come lo sono con il Mondo Invisibile. 

fonte: http://www.zengardner.com/the-making-of-humans/

traduzione Cristina Bassi

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