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Dr Rath Foundation: i farmaci antimalaria usati per il coronavirus, interrotti causa morte pazienti

Scritto da Cristina Bassi

Traduco nel seguito il post della Rath Foundation di oggi 24 aprile 2020, che parla dell’uso dannoso, piu’ che benefico secondo i criteri qui esposti, dei farmaci clorochina  e idrossidoclorochina usati per i pazienti coronavirus (anche da noi) e che cita uno studio e una applicazione del primo farmaco in Francia e del secondo  in  Brasile.
Lo scopo di questi articoli su questo sito, e delle mie traduzioni (mai teorizzazioni personali), è unicamente a carattere informativo e culturale.
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Uno studio che ha testato alte dosi di clorochina, un farmaco anti-malaria considerato come potenziale trattamento per il nuovo coronavirus, è stato interrotto precocemente dopo la morte di 11 pazienti.

Il risultato è arrivato solo pochi giorni dopo che un ospedale in Francia aveva interrotto, prima del previsto, un trattamento sperimentale con l‘idrossiclorochina, un farmaco simile, citando un “maggior rischio” per danni al cuore.

Entrambi gli sviluppi rappresentano colpi dannosi per l’industria degli investimenti farmaceutici, che sta cercando di beneficiare finanziariamente della pandemia.

Portato avanti da ricercatori in Brasile presso un ospedale della città di Manaus, lo studio sulla clorochina ha coinvolto un totale di 81 pazienti affetti da coronavirus suddivisi in due gruppi. A un gruppo di pazienti sono state somministrate dosi elevate del farmaco, mentre all’altro sono state somministrate dosi più basse.

Il gruppo ad alte dosi ha ricevuto un totale di 12 grammi di clorochina per un periodo di dieci giorni. Il gruppo a basso dosaggio ha ricevuto 2,7 grammi in cinque giorni.
Entrambi i gruppi di pazienti hanno ricevuto anche antibiotici, la gran parte dei quali ha ricevuto anche oseltamivir (Tamiflu), un cosiddetto farmaco ‘antivirale’.

Dopo che 11 pazienti erano morti in entrambi i gruppi con diversi dosaggi, i ricercatori hanno interrotto la parte ad alto dosaggio dello studio citando problemi del ritmo cardiaco e “una tendenza verso una maggiore letalità”. Nei pazienti che assumevano le dosi più elevate, i battiti cardiaci irregolari erano diventati evidenti dopo soli tre giorni.

Il gruppo di pazienti che riceveva dosi più elevate di clorochina ha visto 7 decessi. Ci sono stati 4 decessi tra i pazienti che hanno ricevuto le dosi più basse. Tutti e 11 i decessi si sono verificati entro il sesto giorno di trattamento.

A quanto si dice, tuttavia, invece di interrompere del tutto lo studio, i ricercatori si sono limitati a interrrompere la parte ad alto dosaggio e hanno spostato i pazienti sopravvissuti nel gruppo a basso dosaggio.

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La clorochina è nota per causare pericolosi effetti collaterali

Anche prima di questo studio, la clorochina era già nota per causare pericolosi effetti collaterali. È stato dimostrato che i pazienti che assumono il farmaco rischiano di avere poi sangue nelle urine o nelle feci, dolore al petto, battito cardiaco irregolare, problemi di salute mentale, difficoltà respiratorie, vomito, ittero e numerose altre complicazioni.

Mentre si afferma spesso che l’idrossiclorochina è più sicura della clorochina, anche questa può causare gravi effetti collaterali tra cui reazioni allergiche, problemi al fegato, basso livello di zucchero nel sangue, convulsioni e problemi cardiaci.

Nonostante entrambi i farmaci siano potenzialmente letali, sono stati ampiamente considerati come potenziali trattamenti per l’infezione da coronavirus. Questo “battage pubblicitario” dei farmaci, nonostante i loro pericoli e la loro inefficacia, continua a perpetrare un modello che l’industria farmaceutica ha stabilito più di un secolo fa.

Invece di cercare di prevenire ed eliminare le malattie, le aziende farmaceutiche sanno di poterne trarre profitto solo se i problemi di salute continuano ad esistere.
A questo proposito non è una coincidenza che la sola malattia infettiva che sia mai stata debellata nell’uomo, sia il vaiolo.

Proprio come per le malattie croniche non trasmissibili, le malattie infettive sono viste dalle case farmaceutiche come preziose fonti di reddito.

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Per prevenire le infezioni virali, la misura più importante che chiunque può adottare è quella di rafforzare il proprio sistema immunitario. È significativo, tuttavia, che non esista una medicina della farmaceutica che sia stata inventata per raggiungere questo obiettivo.

I cosiddetti “farmaci antivirali” – spesso pubblicizzati come “salvavita” – sono particolarmente dannosi per il midollo osseo, da dove vengono prodotte le principali cellule immunitarie del corpo. A lungo termine, l’effetto di questi farmaci tossici sul corpo può essere devastante.

Con le informazioni sui benefici scientificamente provati dei micronutrienti a sostegno del sistema immunitario che continuano ad essere assenti dalle raccomandazioni sulla salute pubblica, è più importante che mai condividere il più ampiamente possibile, una educazione alla salute naturale, per ciò che concerne le infezioni virali

L’industria degli investimenti farmaceutici non è interessata a promuovere una salute ottimale, ma solo a beneficiare finanziariamente dal fatto che esistano malattie. L’esito mortale dello studio sulla clorochina ad alte dosi, ci ricorda che oggi è più pericoloso che mai riporre fiducia nelle aziende farmaceutiche, per ciò che concerne la vostra salute.

fonte: https://www.dr-rath-foundation.org/2020/04/study-using-high-doses-of-malaria-drug-against-coronavirus-stopped-early-due-to-patient-deaths/
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

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