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Dr Scoglio: Obbligo del vaccino influenzale? Per la Cochrane Library, Bibbia della medicina ufficiale, è inutile e dannoso

Scritto da Cristina Bassi

In attesa del vaccino anti-SARS-Cov2 (che speriamo faccia la fine di quello per il SARS-Cov1, studiato per anni e mai uscito), i nostri governatori e governanti sceriffi hanno deciso di rendere obbligatorio quello anti-infuenzale per gli over-65 e per il personale sanitario.

La motivazione è che il vaccino anti-influenzale, tenendo a bada il virus dell’influenza, farà emergere il SARS-Cov2 in tutto il suo incontaminato splendore (ci si chiede in quale delle sue innumerevoli mutazioni), così che si potrà restaurare pienamente la pseudo-pandemia 2.0, procedendo di nuovo alle intubazioni di massa, garantendo così quella sequela di morti necessaria a mantenere il panico sociale.

La motivazione è ridicola per vari motivi: come si fa a distinguere tra virus influenzale e virus Covid-19 se i sintomi sono spesso uguali, e se né il virus per l’influenza né quello del Covid-19, sono mai stati isolati, e soprattutto se per entrambi si dice mutino in continuazione?

C’è un altro motivo essenziale per rifiutare l’obbligo vaccinale per gli oltre 65enni. Come spiega un utile articolo italiano (Donzelli A., Bellavite P. et al, Vaccinazione antinfluenzale: che cosa dicono le prove scientifiche, G. Fioriti Editore, Roma, 2020), nell’ultima stagione influenzale ci sono stati 8.072.000 casi di ILI, ovvero sindromi simil-influenzali (una categoria che include tutti i casi caratterizzati da sintomi influenzali anche senza positività al virus).

Di questi,“…il 37,3% nella fascia 0-4 anni, il 19,8% nella fascia 5-14 anni, il 12,8% tra gli individui di età compresa tra 15 e 64 anni e il 6,2% tra gli anziani di età pari o superiore a 65 anni…su 20.174 campioni, 6.401 (31,7%) erano positivi ai virus influenzali (Istituto Superiore di Sanità 2019).”

Questa significa che, per quanto riguarda le influenze connesse al virus (e dunque al vaccino), gli ultra 65enni rappresentano una percentuale irrisoria: sono il 6.2% di tutti gli influenzati (la maggior parte, quasi il 60%, sono nella fascia 0-14 anni); e di questi solo il 31,7%, quindi un 1/3 del 6.2, ovvero lo 1,96%, sarebbe affetto dal virus influenzale.

Sottoporre quindi ad obbligo vaccinale gli ultra 65enni avrebbe un impatto insignificante sulle influenze, sicuramente non tale da giustificare un obbligo invocato per motivi sociali e di immunità di gregge. E infine, quali garanzie scientifiche ci sono che il vaccino influenzale funzioni, e riesca ad eliminare o almeno a ridurre il presunto virus per l’influenza?

Per rispondere a questa domanda, sono andato a studiare il documento probabilmente più importante e più scientificamente ufficiale sul tema, ovvero la Cochrane Review degli studi su efficacia e sicurezza dei vaccini influenzali. Cochrane è un’organizzazione internazionale dedicata alla ricerca indipendente in ambito sanitario.

Comprende 130 centri di ricerca sparsi per il mondo, e pubblica articoli e ricerche, fondati sul dichiarato principio di assoluta indipendenza da fonti di finanziamento afflitte da conflitti di interesse, e il cui scopo è informare i decision makers politici perché adottino decisioni informate.

Cochrane è comunque quanto di più ufficiale ci possa essere, e infatti anche se, come vedremo, i dati che emergono dallo studio sono estremamente critici, il modo in cui sono presentati è sempre attento a non pestare troppo i piedi all’establishment vaccinale.

La Cochrane Review sulle vaccinazioni influenzali è un progetto dinamico, che è partito con la pubblicazione della prima review nel 1999, che è stata poi costantemente aggiornata in edizioni successive, l’ultima delle quali è stata pubblicata nel 2020: Demicheli V. et al. Vaccines for preventing influenza in healthy adults, Cochrane Database of Systematic Reviews 2018, Issue 2 (2020) Art. No.: CD001269.

Questa review include ben 52 studi controllati e randomizzati (RCT), che hanno coinvolto circa 80.000 pazienti, selezionati scartando gli studi meramente osservazionali, e quelli afflitti da evidenti conflitti di interesse (e nonostante questo, il 29% degli studi inclusi erano finanziati dalle imprese farmaceutiche produttrici di vaccini).

Nonostante questi limiti, i risultati sono indiscutibilmente chiari sull’inutilità del vaccino anti-influenzale, anche se a prima vista non si direbbe, dato che il rapporto afferma quasi subito :

“In healthy adults live parenteral vaccines probably reduce influenza from 2.3% to 1%, based on a vaccine efficacy of 59% (moderate certainty evidence).” “Negli adulti sani, i vaccini parenterali probabilmente riducono l’influenza dal 2.3% all’1%, sulla base di un’efficacia del vaccino del 59% (evidenza di certezza moderata).”

Qui si parla di un’efficacia del vaccino del 59%: letto così, uno capisce che se mi faccio il vaccino le mie probabilità di contrarre l’influenza si riducono del 59%, un numero niente male. Ma altrove l’articolo scrive che la riduzione del rischio di contrarre l’influenza, generata dal vaccino, è di appena l’1%!

Non c’è dubbio che il valore del 59% è quello che sarà usato da Big Pharma e telegiornali (e purtroppo va detto che questo dato è anche quello accettato da apparenti critici come Donzelli, Bellavite et al); infatti, comprendere la distinzione tra in due valori, 59% vs. 1%, è cruciale, perché, come scrive il Wall Street Journal (T. Burton, June 30, 2020):

“WASHINGTON—The Food and Drug Administration released guidance Tuesday outlining conditions for approving a Covid-19 vaccine, including that any vaccine be at least 50% more effective than a placebo in preventing the disease. That 50% benchmark is used routinely for flu vaccines…” “ WASHNGTON – La Food and Drug Administration (FDA) ha emesso martedì scorso delle linee guida per l’approvazione del vaccino Covid-19, inclusa quella che richiede che il vaccino sia almeno il 50% più efficace nel prevenire la malattia. Il limite del 50% è quello usato normalmente per i vaccini influenzali…”.

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Quindi, quel valore del 59% è quello che ha consentito ai vaccini influenzali di essere approvati, e consentirà di approvare quello futuro Covid-19. Salvo che, come stiamo per vedere, si tratta di un numero-truffa!

Per capire questo doppio valore, dobbiamo introdurre alcuni concetti statistici. Il 59% è il tasso RRR (Riduzione del Rischio Relativo), che è la riduzione percentuale che si ottiene (più o meno) quando si passa da una probabilità di contrarre l’influenza del 2.3% ad una dell’1%.

Ma si tratta di un tasso di riduzione ottenuto a partire da un numero già molto basso, quello relativo alla piccola percentuale di individui che prenderanno l’influenza (2.3%), ma non mi dice niente in rapporto al rischio della popolazione totale.

Quest’ultimo rapporto è definito dal tasso di Riduzione del Rischio Assoluto (ARR) che infatti è legato al valore del rischio sulla popolazione totale, espresso dal NNV (Number Needed to Vaccinate), ovvero numero di soggetti che devono essere vaccinati perché 1 individuo abbia tale riduzione del rischio influenzale.

Secondo il rapporto Cochrane, il NNV del vaccino influenzale è 71: perché 1 individuo abbia una riduzione del rischio del 59%, occorre vaccinare altri 70 individui che non avranno alcuna riduzione del rischio.

Per ottenere la percentuale della riduzione di rischio assoluto che ne deriva, dividiamo 1/71 = 0.014: ovvero la riduzione del rischio assoluto, in termini percentuali, è del 1,4%!

Facciamo un esempio più chiaro. Ammettiamo che vi dicano: tu hai uno 0.5% di probabilità di morire in un incidente stradale; io ti propongo un farmaco, piuttosto costoso perché interviene sulla specifica zona del cervello deputata all’attenzione mentre si guida, che però riduce tale rischio di morte del 60%. Messa così, chi non accetterebbe?

Ma quando poi vi chiariscono che in tal modo il vostro rischio di morire di incidente stradale si riduce dallo 0.5% allo 0.2%, e che il farmaco costa €1000 al mese, con la possibilità che vi venga anche un periodico ma cronico mal di testa, penso che vi direste: ma vale la pena tutto questo per una riduzione che, in termini assoluti, non cambia quasi nulla, riducendo le mie probabilità di un mero 0.3%?

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Allo stesso modo, se vi dicono che un vaccino ridurrà la vostra probabilità di prendere l’influenza del 59%, voi potreste essere convinti di farlo; ma se vi diranno che l’effettiva riduzione del vostro rischio di prendere l’influenza è dell’1,4%, come minimo ci penserete due volte prima di accettare.

E la vostra decisione dipenderà dai pesi sulla bilancia: se non ci fosse nessun tipo di costo e danno collaterale, uno potrebbe anche accontentarsi dell’1.4% di riduzione del rischio; ma se quel miserrimo 1,4% viene ottenuto a costo anche di minimi effetti collaterali, dubito che chiunque accetterebbe una tale offerta.

Come se non bastasse, la Cochrane Review chiarisce che:

“…71 healthy adults need to be vaccinated in order to prevent one of them experiencing influenza. The effects were very similar when matching was absent or unknown.” …71 adulti sani devono essere vaccinati per prevenire che uni di essi non abbia l’influenza. Gli effetti sono molto simili a quelli del vaccino con una corrispondenza al virus assente o sconosciuta.

Questo significa che anche quella miserrima riduzione del rischio è più probabilmente frutto del caso, dato che permane anche quando il vaccino non contiene il virus influenzale rilevante, ovvero quando è dichiaratamente inutile.

E ora, per aiutarvi a decidere se vale la pena vaccinarsi per avere una riduzione del rischio influenzale dell’1%, riporto due numeri particolarmente rilevanti, e poi una tabella riassuntiva degli effetti collaterali causati dai vaccini influenzali secondo la Cochrane Review.

Riduzione delle ore di lavoro perse causa influenza grazie al vaccino :

“…vaccination may save around 0.04 working days per person over a single influenza season.” “…la vaccinazione può far risparmiare 0.04 giorni lavorativi su una intera stagione influenzale.”

0.04 giornate lavorative corrisponde a circa 20 minuti su una intera stagione influenzale!

Beh, qualcuno potrebbe dire, sono sempre 20 minuti di assenza per malattia risparmiati. Se non fosse che lo stesso vaccino influenzale aumenta le probabilità di avere la febbre dall’1.5% al 2.3%; e c’è anche una maggior tendenza ad avere nausea e vomito.

Effetti collaterali comuni

Ecco, a fronte di una riduzione del rischio di prendere l’influenza dell’1% e della riduzione di 20 minuti di lavoro perso, questa tabella riassume gli effetti collaterali comuni, cioè quelli che accadono spesso dopo un vaccino:

Questa tabella sintetizza i numeri riportati per esteso nel Rapporto Cochrane, e ciò di per sé mi paiono dati che rendono la vaccinazione influenzale pressoché inutile e sostanzialmente dannosa. Vorremmo sapere dai governatori-sceriffo come possono, sulla base di questo dati oggettivi, giustificare un obbligo vaccinale.

Effetti collaterali gravi

Ci sarebbero poi gli effetti collaterali gravi, che sono molto più difficili da scoprire, per vari motivi:

– ci sono pochissimi studi sugli effetti collaterali gravi, perché è ormai un assioma indiscutibile che i vaccini non possono fare male;

– anche i pochi studi che ci sono, sono stati fatti chiaramente per escludere che ci sia un nesso tra malattia insorta e vaccino, e quindi i parametri utilizzati sono evidentemente squilibrati e manipolati.

Ciononostante, anche se in riferimento a un numero ristretto di patologie, e con tutti i limiti detti sopra, alcuni dati molto preoccupanti emergono comunque (alla faccia dei Burionidi che dicono che i vaccini sono sicuri al 1000%!).

Sindrome Guillain-Barrè

Ad esempio, due studi sul rischio di contrarre la Sindrome di Guillain-Barré (malattia neurodegenerativa invalidante e potenzialmente mortale) conclusero che non c’era associazione con i vaccini effettuati, ma il tempo considerato era solo 6 settimane dopo la vaccinazione, e questo è chiaramente un limite di tempo molto piccolo per valutare l’insorgenza di una tale patologia degenerativa.

E nonostante ciò, il rapporto Cochrane riporta uno studio secondo cui:

“…exposure to monovalent H1N1 pandemic inactivated vaccine resulted in an apparent statistically significant association with Guillain-Barré syndrome onset when administration took place within six weeks before symptoms occurred (odds ratio (OR) 2.22…)”. “…l’esposizione al vaccino pandemico monovalente H1N1 inattivato è risultata associata, in modo all’apparenza statisticamente significativo, con l’insorgenza della sindrome Guillan-Barré quando la somministrazione era avvenuta entro le sei settimane prima che i sintomi si manifestassero.”

E anche se gli autori del Rapporto Cochrane trovano il modo, con comodi aggiustamenti, di rendere l’associazione statisticamente non significativa, il dato rimane, ed è significativo.

Sindrome osculo-respiratoria

A questo si aggiungono i dati sulla malattia oculo-respiratoria:

“On the basis of one randomised trial in 651 healthy adults aged around 45, trivalent split inactivated vaccine caused mild oculo-respiratory syndrome in people with no previous history of oculo-respiratory syndrome (ab Scheifele 2003). Oculo-respiratory syndrome was defined as bilateral conjunctivitis, facial swelling (lip, lid, or mouth), difficulty in breathing and chest discomfort (including cough, wheeze, dysphagia, or sore throat).”

“Sulla base di uno studio randomizzato su 651 adulti sani, di età attorno ai 45 anni, un vaccino inattivato trivalente e suddiviso ha provocato una moderata sindrome oculo-respiratoria in individui senza nessuna precedente storia di tale sindrome ( ab Schifele, 2003). La sindrome oculo-respiratoria è definita come congiuntivite bilaterale, gonfiore facciale (labbra, palpebre o bocca), difficoltà di respirazione e problemi al petto (inclusa tosse, rantoli, disfagia o mal di gola).”

Interessante notare come, per ciò che riguarda la parte respiratoria, i sintomi assomigliano a quelli delle normali influenze ma anche del Covid-19, e qui sono causati dal vaccino. Gli autori concludono questa sezione riportando un’altro studio in Quebec, dove la vaccinazione pandemica del 2009 risultò legata all’insorgenza della sindrome oculo-respiratoria entro le prime 4 settimane dopo il vaccino.

Bell’s Palsy

Qui viene riportato uno studio effettuato in Svizzera in cui venne valutato il rapporto tra un vaccino influenzale intra-nasale e l’insorgenza della Bell’s Palsy (paralisi facciale e altri sintomi neurologici, generalmente temporanei):

“The study reported a massive increase in risk (adjusted OR 84…) within 1 to 91 days from vaccination.”“Lo studio ha riportato un aumento massivo del rischio (Odds Ratio aggiustato 84…) da 1 a 91 giorni dopo la vaccinazione”.

Dopo la pubblicazione di questo studio, questo vaccino antinfluenzale fu ritirato dal commercio.

Altri effetti collaterali gravi confermati

  • In uno studio svedese sul vaccino pandemico H1N1 “…dimostrò che nei partecipanti alla prima fase della campagna vaccinale, ci fu un aumento statisticamente significativo del rischio di contrarre Bell’s Palsy (HR 1.34), parestesia (HR 1.25), e sindrome dell’intestino infiammato (inflammatory bowel disease – HR 1.25).”
  • Nello stesso studio, risultò che “…nei partecipanti immunizzati durante la seconda fase della campagna vaccinale, la polineuropatia (neuropatia periferica) era molto più comune entro le 6 settimane dalla vaccinazione”.
  • In uno studio francese che coinvolse 14 centri specializzati in narcolessia, emerse un’associazione statisticamente significativa “…tra esposizione al vaccino H1N1 e narcolessia-catalessia (Odds Ratio 4.7)”, associazione confermata anche dopo vari aggiustamenti statistici.

Vengono riportati anche studi in cui il vaccino sembra proteggere da alcune patologie, tipo quelle cardiologiche, ma si tratta di studi chiaramente finanziati dalle industrie vaccinali interessate.

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CONCLUSIONI

Chiudiamo riportando le conclusioni sintetiche del Rapporto Cochrane, una vera e propria Bibbia della medicina ufficiale, e che è quindi impossibile rigettare tout court come complottista o simili:

“A U T H O R S ‘ ! C O N C L U S I O N S – Implications for practice.

Healthy adults who receive inactivated parenteral influenza vaccine rather than no vaccine probably have a 1% lower risk of experiencing influenza over a single influenza season…We found low-certainty evidence that hospitalisation rates and time off work may be comparable between vaccinated and unvaccinated adults…Vaccines increase the risk of a number of adverse events, including a small increase in fever…”

“CONCLUSIONI DEGLI AUTORI – Implicazioni pratiche.

Adulti sani che ricevono il vaccino influenzale inattivato parenterale, piuttosto che nessun vaccino, hanno una probabile riduzione del rischio di contrarre l’influenza dell’1% nell’ambito di una intera stagione influenzale…Abbiamo trovato, anche se con evidenza debole, che i tassi di ospedalizzazione e le ore di lavoro perse sono sostanzialmente eguali tra vaccinati e non vaccinati…I vaccini aumentano il rischio di una serie di eventi avversi, incluso un piccolo aumento della febbre…”

Nonostante sia chiaro che il Rapporto Cochrane cerchi di moderare i dati negativi per il vaccino, ed esaltare quelli a favore, le conclusioni sono assolutamente tranchant e definitive, e nessun politico, sulla base di questi dati ufficiali, può permettersi di imporre qualsiasi tipo di obbligo vaccinale.

Infatti, se fossero minimamente onesti, dovrebbero vietare l’uso di questi vaccini sostanzialmente inutili e chiaramente dannosi.