Jon Rappoport Societa’ orwelliana

Jon Rappoport: la pandemia in TV. Quando le notizie servono per fare affari

Scritto da Cristina Bassi

Jon Rappoport è un giornalista investigativo indipendente,  americano (qui altri suoi articoli che ho tradotto su questo sito), che da decenni si dedica anche al tema “Exit from the Matrix” . Nel seguito traduco un suo uno ultimo articolo,  amaramente ironico … sul dramma “verità”  e veridicità nelle notizie del mainstream soprattutto televisivo. Il MUST è “passare”notizia (quella già preparata dai padroni del discorso…), non cercarla ed investigarla.
Senza un esercito di mercenari profumatamente retribuiti, armati di microfoni e telecamere…. come starebbe la salute della scienza e degli esseri umani?
(per limitare la riflessione all’era coviddda…)

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Julian Assange — Libro Fake News — Libro 

Dovrebbe essere ovvio per tutte le menti, ma non per quelle più confuse, che i conduttori TG della TV, i loro sceneggiatori e i loro redattori non mettono mai in discussione le seguenti (false) affermazioni:

La SARS-CoV-2 è reale. È stato scoperto e sequenziato.

Il test per il virus è accurato.

Ogni test positivo denota un “caso di COVID-19”.

I numeri dei casi e dei decessi sono accurati.

Mascherine, distanziamento e lockdown sono necessari per prevenire l’ulteriore diffusione del virus.

Il va cci no COVID è sicuro ed efficace.

Le persone che fanno il va cci no dovrebbero comunque continuare a indossare mascherine e limitare contatti con gruppi non familiari.

I residenti del notiziario mainstream, accettano questi assunti senza indagare. Prendono sotto dettatura ciò che dicono gli Enti di salute pubblica (CDC, OMS).

Di conseguenza, che valore hanno le notizie? Invece di trasmissioni elaborate, perché le reti non presentano semplicemente, una volta al giorno, annunci di portavoce del CDC (Centers for Desease Control -USA) comunicati da blandi uffici burocratici?

La risposta, ovviamente, è: pubblicità. Ricavi pubblicitari. Ci si aspetta che le divisioni giornalistiche facciano soldi. Non sono enti di beneficenza pubblici.
Le notizie sono affari.

Lester Holt (NBC) guadagna 10 milioni di dollari all’anno. Norah O’Donnell (CBS) guadagna 6 milioni di dollari all’anno. David Muir (ABC) guadagna 5 milioni di dollari all’anno. Wolf Blitzer (CNN) guadagna 5 milioni di dollari all’anno.

Le notizie agghindano anche il contenuto. Invece di un burocrate dei CDC che dice, “4000 nuovi casi in Michigan oggi”, Norah può dire, “ALLARMANTE RAPPORTO DI 4000 NUOVI CASI IN MICHIGAN”, con tagli rapidi di accompagnamento, fatti di grafici e tabelle, filmati di persone in fila per il vaccino e addetti di laboratorio che armeggiano con fiale e personale del soccorso di urgenza che trasporta un paziente lungo il corridoio di un ospedale e Anthony Fauci seduto nello Studio Ovale di fronte a Joe Biden.

Taglio sul governatore del Michigan su un podio: “La pandemia è lungi dall’essere finita. Abbiamo molto lavoro da fare…”

Un generale in uniforme completa, dice a Norah: “In questo momento, stiamo lavorando su un va cci no che proteggerà contro qualsiasi virus, anche quelli che non abbiamo mai visto o scoperto…”

Per 60 secondi, due teste parlanti offrono punti di vista sulla “distribuzione sproporzionata del va cci no alle comunità minoritarie”.

Un assistente direttore atletico del Michigan disserta sul fatto se il calcio domestico quest’autunno sarà giocato in uno stadio pieno.

E “Torniamo subito dopo questo”.

PUBBLICITA’.
Un farmaco che causa attacchi di cuore. Un farmaco che provoca danni al cervello. Un annuncio di servizio pubblico per la va cci nazione COVID. Un camioncino Chevy. Teaser per la prossima première di un nuovo show poliziesco della CBS. Un dollaro speciale per doppio hamburger e patatine e colazione con uova, pancetta e formaggio al McKing. Risparmia soldi sulla tua assicurazione auto, clicca o chiama. Crosta spessa o sottile, pizza quadrata o rotonda. Un farmaco che ti fa cadere i capelli. Pneumatici che tengono la strada nell’Artico. Teaser pubblicitario per il prossimo speciale: una vita ben vissuta, l’uomo che ha cambiato l’America: Anthony Fauci.

E ora torniamo alle notizie.

Non è un lavoro duro. Non è un lavoro intelligente. Non è certo un lavoro investigativo.

A dire il vero, migliaia di persone potrebbero farlo, potrebbero dirigere la comunicazione delle notizie della rete televisiva. A parte la qualità dell’educazione scolastica americana, ci sono ancora MOLTE cheerleader (supporter) di licei e college alfabetizzati, studenti di teatro, atleti e nerd (fissati col computer) sicuri di sé che potrebbero sostituire questi conduttori molto costosi e distribuire cosi la merce.

Se esaminate le biografie di Lester Holt e David Muir, per esempio, scoprirete che hanno lavorato fino a posizioni come conduttori locali, cioè lettori di notizie. Hanno anche, da vicino e personalmente, “dato notizie dai punti caldi di tutto il mondo”.

Incidenti aerei, rivoluzioni, uragani. In altre parole, parlavano con le fonti ufficiali in quei luoghi, e ripetevano le versioni ufficiali degli eventi, mentre stavano sotto gli ombrelli sferzati dalla pioggia o sui tetti delle città di sera, indossando una sahariana o un giubbotto antiproiettile stile Dan Rather.

Va da sé che gli scopritori di talenti della rete cercano giovani star che siano diversamente curiosi. Non devono scavare sotto la superficie delle storie, piuttosto devono spostarsi orizzontalmente tra lo strato superiore e trovare “ dolci punti” che si allineino con gli obiettivi politicamente designati, laddove necessario.

Mi piace molto questo ragazzo di Cincinnati. Ha buoni denti, una mascella forte e i suoi capelli sembrano fatti di ferro. Baritono liscio. Sorriso autoironico occasionale”.

“Sì, non lo so. È Clark Kent. Troppo diretto”.

“Possiamo lavorarci. Viaggi su strada. Mandalo in Ucraina per qualche settimana, in Polonia, a El Salvador. Dagli un po’ di stagionatura. Ehi, David Muir se la cava bene e sembra appena uscito da un catalogo di intimo maschile”.

“Il ragazzo di Cincinnati ha giocato a football in un piccolo college del Nebraska. Potremmo metterlo con i Bengals a riferire su questioni razziali. Questo dovrebbe dargli un po’ di filo da torcere…”

“Aspetta. Ecco una bandiera rossa. Tre mesi fa ha avuto questo avvocato nella sua trasmissione. L’avvocato ha intentato una causa contro un laboratorio universitario. Sostiene che il test PCR per COVID sta sputando fuori falsi positivi come un idrante”.

“Merda. È stata sola putt**ta  una tantum?”

“No. Il nostro ragazzo ha cercato di andare oltre. Ha portato una squadra al laboratorio dell’università. Ha ottenuto alcuni preventivi dai tecnici “.

“Questo non va bene. È un conduttore e pensa invece di dover fare notizia”.

Infatti, non va bene. I conduttori non fanno notizie. Non le scovano. Prendono quello che c’è e lo fanno sembrare importante.

Io o te potremmo andare nel dipartimento di teatro di un college, stare di fronte a un centinaio di studenti e dire: “Stiamo cercando persone che sappiano leggere un testo senza errori e farlo sembrare importante”.

E voilà, scopriremmo alcuni giovani uomini e donne che potrebbero, con qualche settimana di allenamento, assumere il ruolo di conduttore di un notiziario televisivo locale e fare un lavoro credibile.

Nella storia dell’informazione televisiva, so di due conduttori di rete d’élite che, se non proprio nel modo in cui hanno dato le notizie, ma nel loro modo e atteggiamento, hanno trasmesso con i loro ruoli, una significativa insoddisfazione, i loro limiti e le loro prigioni virtuali: Peter Jennings e Jessica Savitch.

Jennings si presentava come “l’uomo che sapeva di più ma non gli era permesso di riferirlo”. Savitch era una tigre ingabbiata in un circo, che camminava avanti e indietro nella sua cella, arrabbiata, con la voglia di strappare le sbarre e saltare fuori. Savitch morì a 36 anni, Jennings a 67.

Jennings riuscì a tenere nel suo staff, per sei anni, un vero giornalista medico, il defunto Nick Regush. Regush passò molte ore a scavare sotto la superficie. Per esempio, nel 1999, in un rapport scottante della ABC, espresse seri dubbi sull’esistenza del virus dell’epatite C. Dopo la sua dipartita dalla rete, fece eco a quel rapporto:

“Considerate questo come una sfida in corso. Questa avventura scientifica solleva la questione se il virus dell’epatite C, accusato di una grande epidemia silenziosa di malattie del fegato e persino di cancro, esista davvero. Proprio così.

Avete letto bene: sto sollevando una questione che può disturbare sia gli scienziati che i pazienti di epatite C. Ma la sollevo comunque perché è vitale farlo nell’interesse della salute pubblica. Sto lanciando una sfida alla comunità scientifica affinché mi presenti le prove scientifiche pubblicate e sottoposte a peer review che tale virus esista davvero. Vale a dire che sia stato isolato correttamente, secondo i principi fondamentali e accettati della virologia”.

Se Regush lavorasse oggi per la ABC, durerebbe circa cinque minuti prima di essere licenziato.

“Non SCOPRIRE le notizie,  semplicemente PASSALE”.

fonte: https://blog.nomorefakenews.com/2021/04/27/the-pandemic-on-television/
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

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