Mauro Biglino

Mauro Biglino e la Bibbia, che non è tutto cio’ che ci han detto

Scritto da Cristina Bassi

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Una carrellata e sintesi dei temi che il nostro eccellente Mauro Biglino ci ha svelato  con la sua ricerca, che ha cambiato a molti la realtà…

Una carrellata e sintesi dei temi che il nostro eccellente Mauro Biglino ci ha svelato  con la sua ricerca, che ha cambiato a molti la realtà…

Il Peccato Originale e la condanna

La risposta appare ovvia: non è stato commesso alcun peccato. Il concetto è stato introdotto da Agostino d’Ippona che, per giustificare la critica a Pelagio sull’origine del male, ha introdotto la teoria della “Colpa originaria” per mano di Adamo. Prima di lui non abbiamo notizia di nessun autore patristico che sostenesse l’idea del Peccato originale.

In aggiunta, se proprio si vuole parlare di colpa, dobbiamo comunque prendere atto che le sue conseguenze non possono macchiare l’umanità intera perché Adamo ed Eva non ne sono i progenitori.

Ma se il Peccato originale non esiste e non ha comunque macchiato l’umanità (visto che Adamo ed Eva non ne sono i progenitori), aveva senso che un Dio (a questo punto non so quale, perché nella Bibbia non si parla di Dio) mandasse suo figlio a farsi massacrare e uccidere per liberare l’umanità da una macchia che non c’è?

da: La Bibbia non è un libro Sacro, Mauro Biglino, UNO Editori

Proseguiamo nella nostra analisi ritornando all’inizio: l’Eden; l’evento e il luogo da cui sarebbe iniziata l’avventura che ancora oggi noi stiamo vivendo. Dall’Eden l’uomo sarebbe entrato nel mondo in via ufficiale, portandovi le conseguenze di una scelta sciagurata che ancora paga.

L’origine drammatica dell’esistenza spiegherebbe la tensione dell’intera vita dell’umanità, costantemente indirizzata alla riconquista della situazione edenica dalla quale è stata estromessa a causa di un peccato che, compiuto all’origine, condiziona ancora l’esistenza temporale e l’eternità di miliardi di esseri umani.

  • • È così?
  • • È avvenuto ciò che ci è stato raccontato?
  • • I nostri progenitori sono i responsabili del Male nel mondo?

Rimandiamo al Glossario la presentazione sintetica di alcuni aspetti specifici di ciò che conosciamo come “il Paradiso terrestre”: il significato del nome, la possibile localizzazione, l’identificazione dei fiumi, i parallelismi con i racconti di altri popoli… e ci occupiamo qui di due temi fondamentali per l’elaborazione teologica sviluppata  nei secoli dalle varie religioni: il frutto dell’Albero della conoscenza del Bene e del Male, e il possibile vero concetto della condanna comminata agli [adàm] da parte degli Elohìm.

Per la verità, i temi sono due solo in apparenza, perché possono essere ricondotti allo stesso nucleo originario che nasce da quello che definiamo un vero e proprio “pasticcio testuale”, di cui diremo, e dalla successiva interpretazione da parte degli esegeti.

da: “Il Dio alieno della Bibbia” di Mauro Biglino,

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Che fine han fatto i libri scomparsi della Bibbia?

Undici sono i libri ufficialmente scomparsi ma ricordati nella Bibbia! Ci chiediamo:

Sono andati distrutti oppure sono stati semplicemente resi indisponibili?

Perché sono scomparsi?

Chi è intervenuto nei secoli?

Non mi riferisco necessariamente ed esclusivamente alla Chiesa romana ma anche e direi soprattutto ai sacerdoti e teologi del Tempio di Gerusalemme…

Perché li hanno eliminati rendendoli non più accessibili?

Cosa contenevano di così pericoloso per le dottrine che i potenti del tempo, di ogni tempo, dovevano veicolare?

Erano troppo chiari ed espliciti nel presentare Yahweh e il suo modo di agire?

Avrebbero messo in crisi la visione monoteista maschilista che si era deciso di elaborare e trasmettere?

Assedio di Sennacherìb

Un secondo intervento di questo malàkh è descritto nel secondo libro dei Re che narra l’assedio posto a Gerusalemme da Sennacherìb: siamo nel 701 a.C. e il re assiro sta conducendo la sua campagna di conquista nei territori della Palestina.

Il testo biblico racconta (2Re 19,35) che… in quella notte il malàkh di Yahweh uscì e colpì nell’accampamento degli Assiri 175.000 uomini. Quando gli altri si levarono al mattino quelli erano cadaveri.

Pare che in quell’occasione l’angelo si sia servito di un’infestazione di topi, circostanza confermata anche dallo storico greco Erodoto (Storie, 2,141) che riferisce in termini molto simili quanto subito dall’esercito di Sennacherìb nel corso di un assedio:

i topi rosicchiano faretre, archi, cinghie degli scudi e i combattenti si danno alla fuga spogli delle armi, cadendo in molti.

 da “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia” di Mauro Biglino,

Esodo 34,10?

Durante la peregrinazione nel deserto del Sinai, Mosè incontra costantemente Yahweh sul monte e ne riceve ordini e istruzioni.

Nello specifico frangente descritto nel verso citato, Yahweh gli dice testualmente:

compiuti-stati-sono-non che prodigi farò

Abbiamo qui due verbi [asah] e [bara] che sono usati come sinonimi: Yahweh afferma che compirà dei prodigi come non ne sono mai stati fatti sulla Terra e presso nessuna delle nazioni, così precisa subito dopo il versetto.

È ovvio che il verbo [bara], messo in correlazione con [asah] e i prodigi, non significa creare, perché le due azioni si richiamano e corrispondono su un significato univoco: i prodigi si compiono, si fanno, si realizzano, e non si creano dal nulla.

In secondo luogo il verbo [bara] è nella forma passiva e ha come soggetto diretto i prodigi, ma come soggetto sottinteso quel “qualcuno” che teoricamente avrebbe dovuto o potuto compierli ma che non lo ha mai fatto.

I suoi prodigi sono unici e quindi diversi da quelli prodotti da altri.

Senza alcun’ombra di dubbio ancora una volta qui il verbo [bara] non significa «creare».

da “Non c’è creazione nella Bibbia” di Mauro Biglino

Elia: il miracolo chimico

Il termine che rappresenta il nome del profeta viene riportato e usato nei vari libri dell’Antico Testamento (1 e 2Re; 1 e 2Cr; Gb; Ml; 1Sam…) con una grafia e con significati variabili:

• HSWA [Elia]: “Signore (è) Yah”;

• JHSWA, AJHSWA [Eliahu]: “Signore (mio) egli”.

La vita e l’attività di Elia sono sostanzialmente narrate nei due Libri dei Re: operò come profeta di Yahwèh, che come sappiamo era un El, cioè un appartenete alla schiera degli Elohìm; originario di Tishbe di Galaad, svolse la sua missione al tempo del re Acab (IX secolo a.C.).

È considerato uno dei più grandi profeti dell’intera storia del popolo di Israele e l’Antico Testamento gli attribuisce diversi fatti straordinari:

• la moltiplicazione di olio e farina e la resurrezione del figlio della vedova di Sarefta, nei pressi di Sidone (1Re 17,17-24);

• il fuoco di Yahwèh invocato dal profeta che scende dal cielo, per incenerire due missioni di 50 soldati che il re Acazia manda contro di lui, colpevole di aver criticato il suo comportamento (2Re 1,9-15);

• il passaggio di Yahwèh, cui lui assiste sul monte Oreb (Sinai), il monte sul quale “Dio” dimorava al tempo dell’esodo dall’Egitto (1Re 19,9-12);

• l’accensione della pira eretta con legna e pietre infradiciate di acqua, avvenuta a opera del fuoco di Yahwèh sceso dal cielo (1Re 18,38);

Inoltre, nel nostro lavoro precedente, ci siamo ampiamente occupati dell’episodio narrato nel capitolo 2 del Secondo Libro dei Re e conosciuto come il “rapimento” di Elia: un evento che con terminologia moderna potrebbe essere definito una vera e propria “abduction”, cioè un rapimento a opera di alieni che lo prelevano sul loro carro volante.

Ci limitiamo qui a ribadire che il termine “rapimento” usato normalmente non appare appropriato, perché quanto successo al profeta era conosciuto in anticipo: Elia vi si è avviato consapevolmente ed era accompagnato dai suoi seguaci, che erano a loro volta a conoscenza di quanto stava per avvenire. Il prelevamento sul carro volante era dunque stato debitamente programmato.

Sottolineiamo, per inciso, che questo evento viene indebitamente utilizzato da coloro che affermano che nei Vangeli cristiani è presente la dottrina della reincarnazione. In sintesi, i sostenitori di questa tesi affermano che la dottrina della reincarnazione è presente nei passi evangelici in cui il popolo identifica Giovanni Battista con il profeta Elia tornato nella nuova veste (Mt 11,12-14; 17,10-13). La Bibbia però dice chiaramente che Elia è salito “vivo” sul carro degli Elohìm; vi è salito volontariamente per compiere un viaggio dal quale poi non ha più fatto ritorno: è evidente dunque che “non può reincarnarsi chi non è morto”, e infatti gli ebrei del tempo ne attendevano il ritorno e non la rinascita.

Torniamo ora all’Antico Testamento per dedicare la nostra attenzione a uno degli eventi che abbiamo sopra elencato: il cosiddetto “miracolo del fuoco”, che scopriremo  essere con ogni probabilità un prodigio chimico che ognuno di noi può ripetere, adottando ovviamente le opportune cautele.

 da “Il Dio alieno della Bibbia” di Mauro Biglino,

Il Kevod se ne va….e si ripresenta nel santuario di Gerusalemme

I capitoli che vanno dal 33 al 48 contengono il messaggio finale di salvezza per il popolo che si trova in esilio: ci saranno un nuovo Tempio e un nuovo culto guidato da un sacerdozio anch’esso rinnovato.

Nel capitolo 43 Ezechiele narra che l’Elohìm lo conduce su un alto monte da cui gli mostra il Tempio, lo pone poi alla porta rivolta a oriente e qui (Ez 43,2).

Ancora macchine volanti degli Elohìm, e ancora il grande frastuono!

Ezechiele annota infine che quella visione era come quella che aveva visto presso il fiume Kevàr.

L’intero testo di Ezechiele rimanda dunque a eventi cui il profeta ha assistito e che ha inteso descrivere con dovizia di particolari: macchine che volano guidate dagli Elohìm e che si presentano in varie localizzazioni geografiche che fungono anche da termine di confronto; proprio come in un normale racconto si dice che ciò che si è visto in un luogo assomiglia a – o è esattamente come – ciò che si era visto in altro luogo e in altro momento!

daIl libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia.

La Religione |

La religione dei Sumeri – se così possiamo veramente definirla – era ovviamente politeista: molti erano infatti gli ANUNNAKI che gestivano il potere suddiviso nei vari territori.

Gli dèi erano quindi necessariamente divinità locali. Abbiamo già detto che il signore dell’impero era ANU, la cui comparsa si fa risalire al IV millennio a.C. Nel complesso delle divinità la sua era una figura decisamente evanescente, astratta; non era un creatore (in effetti abbiamo visto come il creatore fosse ENKI); non era oggetto di un culto concreto e continuo come gli altri “dèi”. Il suo tempio si trovava nella città di Uruk (Ur o Erek della Bibbia?) e si chiamava EANNA, “Casa del cielo”.

Il potere degli “dèi” e dei re che furono scelti a rappresentarli quando «il comando fu fatto scendere dai cieli sulla terra» derivava direttamente da ANU, per questo a lui si potevano rivolgere esclusivamente i sovrani e non i sudditi. Di qui forse il concetto di lontananza e inaccessibilità divina, maturato nel corso delle elaborazioni teologiche sviluppatesi nei secoli successivi.

ANU dimorava in alto, lontano, su NIBIRU, e secondo i racconti dei Sumeri scese una sola volta, o forse due, sulla Terra, per vedere l’operato dei suoi figli. Di loro abbiamo già detto: ENLIL (signore dell’alto, dell’aria, o delle parti alte) ed ENKI (signore della terra, delle parti basse, e dell’acqua: il creatore dell’uomo).

Una divinità femminile molto importante era INANNA, conosciuta in seguito come Ishtar, Astarte, Iside, Afrodite e Venere nelle varie culture dell’area mediorientale e mediterranea.

Questa divinità amava molto viaggiare sulla sua macchina volante, per cui veniva rappresentata con tuta e caschetto da pilota!

Bisogna dire che il concetto di “spazio” era il fondamento di tutto ciò che riguardava il divino: il termine sumerico per indicare la divinità, DINGIR, rimandava infatti al significato di “apparizione celeste” e ne segnava la caratteristica della luminosità, del brillare; questo termine richiamerebbe quindi i signori delle macchine volanti che ovviamente apparivano luminose e scintillanti nei cieli. L’ideogramma che lo rappresentava raffigurava una stella e la sua pronuncia indicava proprio un “essere dell’alto”.

Notiamo subito che si tratta esattamente dello stesso significato del termine biblico ELOHÌM, “i signori dell’alto”: termine che viene normalmente – ma erroneamente! – tradotto al singolare per mantenere il concetto dell’unicità di Dio.

daIl libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia.

FONTE: http://www.maurobiglino.it

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