Universo olografico

Dr Polettini: la fisica quantistica e l’entaglement

Scritto da Cristina Bassi

Il dr Marco Polettini, classe 1954, è Presidente dell’Associazione Culturale Medico Scientifica per lo Studio dell’uso di Cellule Staminali da Sangue in Medicina Veterinaria ed Umana. Pratica una medicina integrata che associa alla medicina classica, l’omeopatia, l’agopuntura, l’osteopatia, l’agopuntura, l’osteopatia, la kinesiologia, l’omotossicologia, la radioestesia, etc. Studia la possibilità di applicazione delle Cellule Staminali del Sangue Periferico da diversi anni.

Le note che seguono, sono tratte da  un suo post sul suo profilo FB . Abbiamo già parlato qui della sua ricerca con le staminali

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La meccanica quantistica rappresenta un capitolo misterioso della fisica per le sue stranezze che violano il senso comune. Ma queste affermazioni contro-intuitive rappresentano le fondamenta della più importante teoria fisica moderna ormai accettate in quanto in grado di descrivere parte dei risultati sperimentali finora disponibili.

Un ostacolo per la teoria quantistica era costituito dall’Entanglement, letteralmente “intreccio”, introdotto da Erwin Schrödinger in quanto è incompatibile con il principio realistico della località, per il quale il passaggio di informazione tra diversi elementi di un sistema può avvenire soltanto tramite interazioni causali successive, che agiscano spazialmente dall’inizio alla fine, mentre l’entanglement è un fenomeno “non locale” e costituisce un punto fondamentale nello sviluppo del nuovo paradigma terapeutico.

Uno dei concetti base della fisica classica che viene insegnata è quello di località, ovvero ciò che accade in un determinato luogo dello spazio non può avere influenza in un altro luogo dello spazio, a meno che non ci sia un intervento diretto o un segnale trasmesso da un luogo all’altro.

Pensiamo ad una cuoca che decida di fare la pasta mescolando farina ed acqua, le sue mani dovranno avere una interazione con la farina e l’acqua e questo può avvenire solo se le mani toccano l’impasto, oppure può usare uno strumento che fa da tramite, come un impastatore. Quindi, per il concetto di località, si può stringere la mano ad una persona solo se gli si è abbastanza vicini o se si è in grado di mettere in moto meccanismi che passo dopo passo congiungano le mani. Insomma non ci può essere nessun effetto a distanza.

Per la fisica quantistica invece si verifica qualche cosa di completamente diverso dal principio di località, un “effetto non locale” a cui è stato dato il nome di entanglement e che possiamo esporre in questo modo.

Si è riscontrato che delle particelle generate dallo stesso processo o rimaste in interazione reciproca per un certo periodo di tempo, rimangono in qualche modo legate, nel senso che quello che accade a una di esse si ripercuote immediatamente anche sull’altra, senza la necessità di una interazione, indipendentemente dalla distanza che le separa.
Cioè, se si inverte il moto di rotazione di una di due particelle in interazione, anche la particella (sorella) invertirà il suo moto e questo avviene anche se si trovassero a migliaia di chilometri, è come se tra le due ci fosse un legame che va al di là dello spazio che le separa.

Il fenomeno dell’Entanglement, “intreccio-non-separabile” è un fenomeno quantistico in cui lo stato quantico di due oggetti risulta strettamente dipendente l’uno dall’altro, anche se questi oggetti sono separati spazialmente.

L’esempio classico usato per descrivere questo fenomeno è un sistema costituito da due particelle, tipicamente due elettroni, appartenenti allo strato più esterno di un atomo che hanno la caratteristica di mantenere sempre i loro spin in direzione opposta. Spiego meglio: una stessa zona attorno al nucleo di un atomo può contenere al massimo due elettroni che, per di più, si devono muovere in modo perfettamente complementare per poter condividere quella zona.

Questa complementarietà è indicata da quello che viene chiamato con il termine inglese “Spin” potremmo immaginarlo come il movimento di rotazione di una trottola, la quale può girare in un senso (spin-destro) e nel senso opposto (spin-sinistro). Questi due elettroni non potrebbero condividere la stessa zona di influenza rispetto al nucleo se non rimanessero in spin con direzioni opposte.

In sintesi, il concetto di entanglement è basato sull’assunzione che gli stati quantistici di due particelle microscopiche A e B, inizialmente interagenti, risultano legate in modo che, anche quando le due particelle vengono poste a grande distanza l’una dall’altra, 10 centimetri o anni luce, la modifica che dovesse avvenire allo stato quantistico della particella A istantaneamente avrebbe un effetto misurabile sullo stato quantistico della particella B, determinando in tal modo il fenomeno della cosiddetta “azione fantasma a distanza”.

Quindi se allontano le due particelle, i due elettroni con movimento a trottola, e ad una delle due inverto lo spin, immediatamente, cioè senza spazio di tempo, l’altra particella cambierà la direzione del suo spin.

L’entanglement fu etichettato da Einstein come “una sinistra azione a distanza” e considerò tutta la teoria quantistica “incompleta” in quanto portava a fenomeni di non località e questa non località era al di fuori della realtà. Ed infatti nel 1935 Albert Einstein, Boris Podolsky e Nathan Rosen, formularono il celebre “paradosso EPR” (dalle iniziali dei tre scienziati), che metteva in evidenza, appunto come paradossale, il fenomeno dell’entanglement perché gli autori erano convinti dell’impossibilità logica della fisica quantistica. (24- A. Einstein, B. Podolsky e N. Rosen, “Can Quantum‐Mechanical Description of Physical Reality Be considered Complete?”, 1935)

In questo paradosso venivano considerati tre concetti: il principio di realtà, il principio di località e la completezza della meccanica quantistica. Perché il paradosso venisse risolto era necessario che cadesse una delle tre ipotesi, ma considerando le prime due, realtà e località, sicuramente vere in quanto evidenti, gli autori giunsero alla conclusione che era la meccanica quantistica ad essere incompleta.

Ampliando l’esperimento mentale del paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen, Bell nel 1964 ha cercato di dimostrare che il realismo locale non era poi così “reale”, ma la fisica quantistica per contenere i parametri delle particelle in entanglement doveva compiere ulteriori passi avanti.

Pertanto considerava l’azione a distanza accettabile, ma per esserlo la meccanica quantistica doveva contenere delle variabili nascoste. (25- J. S. Bell, “On the Einstein Podolsky Rosen Paradox”, Physics 1, 195‐200, 1964). Bisognava allora realizzare una teoria a variabili nascoste che permettesse alla fisica quantistica di includere come coerenti le “caratteristiche non-locali”.

E così, sulla scia dell’idea dell’onda pilota di De Broglie, (26- L. De Broglie, “Nouvelle dynamique des quanta, In Electrons et Photons”, Eds. Gauthier‐Villars et c.ie, Paris 1928) il fisico e filosofo David Bohm diede l’interpretazione meglio formulata della teoria a variabili nascoste. (27- D. Bohm, “A Suggested Interpretation of the Quantum Theory in Terms of ‘Hidden’ Variables, I and II”, Physical Review, 85(2): 166–193. doi:10.1103/PhysRev.85.166, 1952) Tale visione riesce a mantenere coerente la meccanica quantistica alla non-località, permettendo l’esistenza di relazione tra entità fisiche separate istantanee quindi più veloci della luce.

Bohm dà un significato reale alla fisica quantistica attraverso il potenziale quantico, l’energia sottile, che è la sua variabile nascosta che esclude il concetto di località e giunge alla conclusione che tutto l’universo “è Uno” ed è sorprendente come dopo millenni di storia dell’uomo e della scienza, quest’ultima torna a valorizzare quanto già intuito dalle più antiche culture.

Afferma che è l’energia sottile (energia informativa), che “unisce e connette tutte le particelle dell’universo”, a dare significato al fenomeno dell’entanglement. Vedete come questa energia informativa ritorna sempre e, anche se non è qualificata e quantificata, si rileva costantemente traccia della sua presenza.

Negli ultimi anni, dopo un lungo periodo di discussioni teoriche, molti dati sperimentali hanno confermato senza ombra di dubbio la “non- località dei fenomeni” come reale, quindi ora la descrizione della realtà deve comprendere la non località.

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All’inizio degli anni ’80 Alain Aspect e altri hanno svolto una serie di esperimenti particolarmente accurati che hanno provato che le correlazioni misurate seguono le previsioni della meccanica quantistica.
( 28- A. Aspect, J. Dalibard, and G. Roger, “Experimental Test of Bell’s Inequalities Using Time‐Varying Analyzers”, Physical Review Letters, 49(25): 1804–1807. doi:10.1103/PhysRevLett.49.1804, 1982)

Successivamente (1998) Zeilinger e altri hanno migliorato tali esperimenti confermando risultati in accordo con le previsioni teoriche. (29- D. Bouwmeester, J. W. Pan, K. Mattle, M. Eibl, H. Weinfurter, A. Zeilinger, M. Zukowski, “Experimental QuantumTeleportation of Arbitrary Quantum States”, J. Appl. Phys. B, Vol. 67, 749, 1998)

Il 2 dicembre 2011 vengono correlati due diamanti di un millimetro posti alla distanza di 15 cm a temperatura ambiente. (30- K.C. Lee, “Entangling Macroscopic Diamonds at Room Temperature”. Science:, Vol. 334, Issue 6060, pp. 1253‐1256, DOI: 10.1126/science.1211914, 2011)

Il 27 settembre 2014 un gruppo di fisici annuncia di aver creato un singoletto di spin con almeno 500 000 atomi di rubidio raffreddati ad una temperatura di 20 milionesimi di kelvin utilizzando la correlazione quantistica. (31- N. Behbood, F. Martin Ciurana, G. Colangelo, M. Napolitano, Géza Tóth, R. J. Sewell, and M. W. Mitchell, Generation of Macroscopic Singlet States in a Cold Atomic Ensemble. Phys. Rev. Lett. 113, 093601, 2014)

A giugno 2017, un gruppo di ricercatori cinesi ha pubblicato i risultati di una ricerca concernente una comunicazione in entanglement a lunga distanza, utilizzando una rete di satelliti: i ricercatori hanno lanciato in orbita il satellite Micius su cui sono stati prodotti fotoni in entanglement ed ha successivamente comunicato con altre stazioni a terra ad una distanza di 1200 km. (32- Juan Yin, Satellite‐based entanglement distribution over 1200 kilometers, Science:, Vol. 356, Issue 6343, pp. 1140‐1144, DOI:10.1126/science. aan3211, 2017)

In questo esperimento i ricercatori cinesi si sono serviti di coppie di fotoni legate tra loro dall’entanglement quantistico. Per più di un mese hanno lanciato milioni di fotoni da una stazione in Tibet verso il satellite Micius, provvisto di strumenti in grado di creare particelle entangled. I risultati degli esperimenti hanno mostrato che il complesso fenomeno quantistico ha mantenuto una connessione in esattamente 911 casi, nonostante i molti chilometri di distanza tra i due fotoni.

Le misure effettuate sulla particella rimasta sulla Terra si ripercuotono istantaneamente su quella inviata nello Spazio ed è per questo che si parla, anche se impropriamente, di teletrasporto: “Questo lavoro mostra il primo collegamento a un satellite con il teletrasporto quantistico a lunga distanza, un passo fondamentale verso lo sviluppo di una rete di comunicazione globale super sicura”, spiega il team di ricercatori in una dichiarazione riportata dal Mit Technology Review.

Le prove sperimentali di entanglement non si sono limitate solo alla fisica, ma hanno coinvolto anche il mondo biologico con l’esperimento che comprova l’azione non locale attraverso il collegamento tra emozioni e DNA dopo una separazione.

In una ricerca pubblicata sul periodico Advances nel 1993, l’esercito americano riferisce di aver condotto esperimenti per stabilire con precisione il collegamento emozione/DNA dopo una separazione.

I ricercatori hanno preso un tampone contenente cellule e DNA dalla bocca di un volontario, lo hanno messo in un ambiente predisposto e hanno fatto delle misurazioni elettriche sul DNA ottenuto per vedere se rispondeva alle emozioni del donatore che si trovava in un’altra stanza; al volontario venivano mostrati video che provocavano emozioni forti e mentre queste si manifestavano si misuravano le risposte del suo DNA nell’altra stanza.

Quando le emozioni del soggetto toccavano picchi emotivi le cellule e il suo DNA, posto lontano, producevano nello stesso momento una forte risposta elettrica. Gli esperimenti portarono agli stessi risultati anche quando le cellule e il soggetto furono separati da una distanza di 560 chilometri. Inoltre i tempi intercorrenti tra la risposta emotiva del soggetto e le sue cellule furono analizzati per mezzo di un orologio atomico situato in Colorado (con margine di errore di un secondo nell’arco di un milione di anni) e l’intervallo risultò pari a zero. L’effetto era simultaneo! Il DNA reagiva come se fosse ancora unito al corpo del donatore.

Questo esperimento dimostra che ogni cellula è parte dell’ologramma e contiene l’informazione dell’intero organismo. In un ologramma qualsiasi cambiamento fatto in ciascuno dei suoi frammenti si riflette ovunque attraverso l’intero schema, confermando così l’effetto non locale.

Anche Sergio Stagnaro e Paolo Manzelli nell’esperimento di “Lori” hanno dimostrato che tutte le componenti subatomiche, e quindi atomiche e molecolari strutturate a formare una cellula, sono correlate tra loro e con tutte le altre componenti di identica derivazione embriologica. (33- Stagnaro Sergio e Paolo Manzelli. Semeiotica Biofisica Endocrinologica: Meccanica Quantistica e Meccanismi d’Azione Ormonali. Dicembre 2007)

L’esperimento ha mostrato che la pressione digitale applicata sopra ad una parotide oppure ad una ghiandola salivare sottolinguale di una sorella gemella “monovulare”, simultaneamente provoca l’attivazione micro-circolatoria del pancreas dell’altra sorella gemella, indipendentemente dalla distanza che le separa: metri o chilometri. Una delle due gemelle si trovava infatti a Pavia e l’altra a Riva Trigoso.

La meccanica quantistica elimina il concetto di limite di velocità, quello della luce, integrando il concetto olografico dell’universo e dell’energia sottile di Bohm.

by Dr Marco Polettini

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