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La psicologia dell’essere positivi, una realtà o un fake?

Scritto da Cristina Bassi

Oggi è di moda l’influencer, che impazza sui “socials”; sono figure spesso “care” al sistema, che profondono “inviti” ad essere positivi , che parlano di “vibrazioni positive” e di come evitare che “energie negative” prendano il sopravvento. Nulla di sbagliato in questo, salvo quando l’enfasi è eccessiva, quando diventano i promoter del “positivo ad ogni costo”, dove l “obbligo” è circondarci solo di persone positive e di sostegno. Non vivendo su altro pianeta… è molto difficile prendere tutto questo come “realistico”, invece sembra più possibile che sia un rischio: quello di non crescere mai, né apprendere chi veramente siamo.

A titolo di semplice esperienza (nessun dato di scienzah), è interessante quanto mi capita di vedere ultimamente nei trattamenti di riequilibrio energetico SCIO: nei piu’ giovani emergono risonanze con “ incapacità di apprendere dalle lezioni della vita”, “incapacità ad affrontare le sfide della vita”.

Innegabile che nel presente e nella nostra società, sin dal percorso scolastico, siano assenti veri stimoli educativi alla crescita. Siamo tutti immersi nella dittatura del politically correct, che esclude autenticità e crescita, non li prevede nè concede. Le stesse università “autorevoli”, quelle anglo che fanno da esempio  a noi tapina colonia,  sono ormai anche “culle” di protezione per i “fiocchi di neve”, cosi sono chiamati gli studenti moderni, troppo “sensibili” per affrontare la realtà della vita.

Il realismo sicuramente è meno simpatico e attraente del fantasticare, dei sogni ad occhi aperti,  ma rende piu’ forti e in grado di affrontare la realtà della esistenza in cui siamo immersi su questo pianeta. Scantonare o evadere da esperienze difficili, evitare di affrontarle, piu’ probabilmente ci fa restare bloccati emozionalmente, anziché maturare anche nelle emozioni, fatto assai importante per un adulto sano.

Anche in questo caso cito un insegnamento interessante da SCIO, che prevede anche riequilibri energetico-informazionali sulle emozioni e che ricorda come la crescita emozionale significhi anche migliorare i meccanismi di difesa [corpo incluso], un collegamento piuttosto assente nella consapevolezza media.

Chi si occupa di spiritualità e psicologia potrebbe anche dire che una simile attitudine (la fuga) è bypassare lo spirito. Non è una rivelazione considerare che il meglio di sé l’essere umano lo da quando si trova in difficoltà e deve superare le sfide, ovvero la crescita umana puo’ avvenire maggiormente attraverso aspetti “meno belli”, se non orrendi.

Dalla monaca buddhishta Pema Chödrön:

“Sentimenti come delusione, imbarazzo, irritazione, risentimento, rabbia, gelosia e paura…sono in realtà momenti molto chiari  che ci insegnano dove stiamo trattenendo le cose. Sono come messaggeri che ci dicono, con lampante chiarezza, dove siamo esattamente inchiodati”.

E’ cosi che molte emozioni sono come alza-bandiere che segnano quei territori in cui dobbiamo apprendere qualcosa. Possiamo percio’ vedere sfide, dolore, cambiamento, conflitto, odio, depressione, ansia … come indicatori di possibile crescita e cambiamento. Chi decide l’esito è sempre il singolo, con le sue scelte e non puo’ che essere cosi, in una esistenza autocosciente. Peccato che il sistema occidentale e coloro che da esso vengono formati, per stati di depressione preferisca spesso somministrare sostanze che mal educano e rendono dipendenti, ma che sono funzionali alla sua agenda.

Le esperienze “scomode” e dolorose, ci permettono di crescere,
di andare oltre i nostri stati emozionali e spirituali. Una “falsa” positività, quella pompata e ad ogni costo, invece rischia di incentivare quelle etichette, che si applicano ai disturbi mentali. Chi soffre di cupezze e depressione, forse dovrebbe sentirsi dire piu’ spesso che è sintonizzato sulla vera esperienza umana, anziché quella hollywoodiana proposta dai media; che è lui piu’ in contatto con il vero, e non coloro che spingono l’acceleratore sulle “vibrazioni positive”.

astro-psicologia Huber, in sintonia con l’uovo di Assagioli

Nei lontani primi anni ’80, quando andavo periodicamente a Zurigo a studiare dagli Huber la loro astropsicologia, si parlava di integrazione della personalità, partendo dalle visioni della Psicosintesi di Assagioli: nel cammino verso la individuazione di sé (l’unificazione di sé ), tutte le sfumature del sé vanno integrate, buone, cattive e orrende. Questo è propedeutico alla non identificazione con le nostre emozioni ed i nostri pensieri e corpo (che “abbiamo” ma non “siamo”, spiritualmente parlando)

In questa astrologia, grazie all’oroscopo personale si puo’ individuare quale parte della personalità (corpo-mente-emozioni) ha piu’ bisogno di essere integrata perché “costituzionalmente” piu’ debole o sfuggente. E’ una visione sintetica e non psicoanalitica per sostenere la propria crescita ed equilibrio umani e maturare un cammino di significato e non solo di adeguamento al “sistema sociale” .

Senza banalizzare o ridurre a facile ricetta per tutti… a volte non possiamo fare altro che riconoscere emozioni e sentimenti, vuol dire stare con loro: nel dolore, risentimento, nella gelosia, nella rabbia…senza cercare di cambiare l’esperienza o criticarla o giudicarla. Meglio riconoscere quel che c’è, respirare dentro il corpo con essa, dove sentiamo che ci sono dei blocchi. Ci alleggeriamo quando ci permettiamo di sentire tutta la gamma delle nostre emozioni, non solo quelle “belle, eccitanti e positive”

Anche nelle emozioni la “realtà” è il molteplice, è lì che facciamo l’esperienza completa. Essere umani significa incontrare ed affrontare la sofferenza. Senza buio non c’è luce e senza tristezza non c’è gioia. Scappare da certe emozioni per tenerci “occupati” ed esprimere una “falsa positività”, o usare sostanze alteranti, vuol dire tagliare a metà la nostra esistenza.

Quando ci fermiamo e non rinneghiamo certe emozioni difficili, abbiamo la possibilità di vivere con pienezza e di integrare tutte le nostre parti. Diversamente saremo tormentati da questi sentimenti ed emozioni fino a che…saremmo costretti a fermarci e a riconoscere la verità di cio’ che siamo.

Meglio quindi non incoraggiare una falsa positività cacciando via emozioni scomode e momenti difficili. Il viaggio del Sè, chi veramente siamo, è lungo e periglioso e richiede di respingere le abitudini convenzionali, “sociali”, insieme alla maschera della “positività”, soprattutto quella strombazzata rumorosamente.

Lo psicologo nordamericano June Singer dice:
E’ facile dire “sii te stesso” ma è tutt’altra cosa sapere veramente chi siamo. Come puoi essere te stesso se non conosci quel te stesso? Ecco che il processo di individuazione diventa una ricerca di autoconoscenza.

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