Societa’ orwelliana

Alfie Evans è morto. Anche il diritto e la libertà del singolo?

Scritto da Cristina Bassi

Il piccolo Alfie Evans, cittadino inglese di 23 mesi, nelle prime ore del 28 aprile è morto e con lui parrebbe anche diritto e liberta del singolo. La storia: Alfie soffriva  di una condizione neurologica degenerative non diagnosticata e rimase in coma all’ospedale pediatrico di Liverpool, l’Alder Hey, per oltre un anno; i suoi genitori Tom Evans e Kate James vollero esercitare i loro diritti di genitori e portare il bambino all’ospedale di Roma, il Bambin Gesù (opzione anche supportata da Papa Francesco). (fonte)

Questi giovani genitori (lui 21 anni lei 20) diedero battaglia per due mesi alle corti inglesi e alla Corte Europea dei Diritti Umani, dopo che l’ospedale prese la decisione di bloccare i trattamenti al bambino e dopo che un giudice della Corte Suprema britannica, sentenziò, l’11 aprile, che  bisognava togliere ad Alfie il sostegno vitale. (fonte)

Una volta rimosso il sostegno vitale, tuttavia, due settimane dopo ovvero il 23 aprile, Alfie continuò a respirare, ricevendo aiuto solo di ossigeno e acqua dopo sei ore di interrotta ventilazione: si ebbe cosi una situazione del tutto contraria alle aspettative dei medici. (fonte))

Venerdi 27.4 i genitori annunciarono che la loro battaglia era finita e che avrebbero collaborato con l’ospedale per un progetto di assistenza e chiesero quindi ai sostenitori (molti in tutto il mondo) di cessare le loro veglie. Loro, per contro, non avrebbero piu’ fatto dichiarazioni per concentrarsi solo sul loro bambino.   (fonte)

Ma come detto nelle prime ore di sabato 28.4 il piccolo Alfie si è spento.

Un altro accanimento, non mi riferisco alla questione clinica (di cui poco si sa e so) ma a quella contro lo stato di diritto del singolo essere, cittadino o individuo che si voglia chiamare. E’ stato negato il diritto ai genitori di decidere per il proprio figlio minore. L’ospedale è stato piantonato da poliziotti, nemmeno fossimo davanti ad un terrorista pericoloso, è stato negato il trasferimento in un ospedale di Roma.

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Mentre ombre velano questa triste vicenda umana,  profondamente toccante, mi pare di chiaro ci sia almeno questo: la dittatura della morte domina questa società, sempre piu’ arcontica, una società dove la morte è imposta e non come rito di passaggio, non come naturale evento dell’esistere.  Continuare a dormire, distrarsi, avvilupparsi nel piccolo io, accondiscendere sempre per pavidità e opportunismo… sarà un dono perfetto al nuovo -ismo che avanza.

Insieme alle nostre vite “visibili”, sociali, civili, fisiologiche, pare si muova una apparato invisibile ma determinante per il nostro destino ed esistenza (per fortuna solo di quella nel corpo) . Lo chiamano giustizia. Perché l’uomo moderno ha sviluppato umorismo.

Nel seguito, per cronaca, traduco e sintetizzo l’articolo odierno da Huffingtonpost UK:

” I genitori di Alfie Evans hanno detto di “avere il cuore a pezzi” nel confermare che il loro piccolo  è trapassato nelle prime ore di sabato mattina. Il piccolo,  23 mesi, era in trattamento  all’ospedale pediatrico Alder Hey di  Liverpool. E’ morto alle 2.30am, Kate James e Thomas Evans – i genitori- lo hanno detto su FB.

Il piccolo era al centro di una battaglia legale relativamente al suo trattamento medico, cosa che ha toccato i cuori di tutto il mondo.

Il post dei genitori su Facebook recita: “Il nostro piccolo ha fatto crescere le sue ali stanotte alle 2:30 am. Abbiamo il cuore a pezzi. Grazie a tutti per il vostro sostegno”.

Il padre, 21 anni e la madre 20, hanno combattuto per portare il loro bimbo in un ospedale straniero, per ricevere trattamenti per una condizione medica degenerativa ma hanno perso l’appello mercoledi u.s.

I medici avevano rimosso i sostegni vitali per Alfie  a seguito di una sentenza della Corte Suprema, lunedi . Tuttavia il bimbo aveva continuato a vivere.

I suoi genitori avevano detto che il piccolo aveva sconfitto le aspettative dei medici e portarono il loro caso alla Corte di Appello, ma la richiesta di portarlo all’estero fu respinta.

Mr Evans ha detto che le loro vite “sono state messe sottosopra” dall’intensa attenzione che il caso aveva ricevuto.

“La nostra piccola famiglia insieme all’Alder Hey Hospital è diventata il centro dell’attenzione di molti nel mondo e questo ha significato che non abbiamo potuto vivere le nostre vite come avremmo voluto”, ha detto.

(…) Dopo aver accettato che le loro opzioni venissero esaurite, i genitori di Alfie hanno cercato di costruire dei ponti con lo staff medico e si erano impegnati a collaborare con i medici per dare al bambino “ la dignità e il conforto di cui aveva bisogno”

Il padre ha detto: “Noi… ringraziamo lo staff dell’Alder Hey ad ogni livello per la loro dignità e professionalità  durante quello che deve essere stato un tempo incredibilmente difficile anche per loro. Insieme riconosciamo le tensioni che si sono riversate su tutti noi ed ora chiediamo il rispetto della privacy per tutti i coinvolti”. (fonte)

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