Un altro prezioso contributo sul nostro presente, quello che traduco nel seguito dal blog austriaco TKP, mentre ovunque siamo assediati da una calura malsana e devastati da incendi boschivi. Il ricercatore e autore svedese Jacob Nordangård svela i vari network dietro il progetto globalista e le vere intenzioni: con il pretesto della crisi climatica, si sta preparando un sistema di controllo globale, con monitoraggio in tempo reale, con meccanismi di emergenza e una nuova autorità mondiale.
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Mentre i media evocano ancora una volta immagini di una presunta catastrofe climatica e ondate di calore, una rete influente sta portando avanti piani concreti per il controllo globale della Terra.
Il ricercatore e autore svedese Jacob Nordangård, nel suo ultimo lavoro analizza le proposte della Climate Governance Commission (CGC) e indica quale sarebbe la direzione del viaggio: verso un sistema di sorveglianza “in tempo reale” su larga scala di tutta la Terra. La CGC (Climate Governance Commission) è stata fondata nel settembre 2020 durante il Forum sulla governance globale delle Nazioni Unite, UN75.
È guidata da una troika: l’ex presidente irlandese Mary Robinson, l’ex presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite María Fernanda Espinosa e Johan Rockström del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK). La direttrice esecutiva è l’avvocata Maja Groff, vincitrice del New Shape Prize della Global Challenges Foundation.
Le sette proposte: i pilastri di un governo mondiale
Ad aprile, la commissione ha pubblicato sette documenti programmatici, Policy Briefs. Le richieste principali sono:
1. Una dichiarazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Code Red for Humanity (Codice Rosso per l’Umanità), per affrontare la “triplice crisi planetaria” (clima, inquinamento e perdita di biodiversità [dovuta ai parchi eolici? n.d.a.]).
2. Un meccanismo internazionale di risposta alle crisi per il sistema Terra Planetary Emergency Platform (Piattaforma di Emergenza Planetaria).
3. Rafforzamento delle conferenze sul clima (COP) includendo la scienza dei limiti planetari, Planetary-Boundaries .
4. Istituzione di una sorveglianza internazionale in tempo reale del sistema Terra come base per il processo decisionale.
5. Istituzione di un’Agenzia Ambientale Globale (AGE), Global Environmental Agency .
6. Rafforzamento dei tribunali internazionali, fino a giungere ad una Corte Ambientale Internazionale.
7. Rappresentanti istituzionali per le generazioni future, incluso un possibile rilancio del Consiglio di Amministrazione Fiduciaria delle Nazioni Unite.
Queste proposte assomigliano molto alle idee contenute nel rapporto delle Nazioni Unite “Our Common Agenda“ e nel rapporto del CGC “Governing Our Planetary Emergency“ del 2023. Mirano a un controllo centralizzato e tecnocratico del pianeta.
I network dietro la Commissione
Nordangård svela le interconnessioni personali e organizzativi: Mary Robinson è membro fondatore della Commissione Trilaterale e membro delle organizzazioni di Richard Branson, The Elders e The B-Team.
Altri membri provengono dal Club di Roma, dal Movimento Federalista Mondiale e da ambienti vicini alla Fede Baháʼí. Tra le organizzazioni partner figurano lo Stimson Center, la Rockefeller Foundation, il Club di Roma e la Global Commons Alliance.
Particolarmente spaventosa è una dichiarazione di Arthur Lyon Dahl (International Environment Forum) del 2022: egli ipotizzò pubblicamente che un “inverno nucleare” potesse essere la soluzione migliore al cambiamento climatico, un modo per raffreddare rapidamente il pianeta.
L’obiettivo: controllo tecnocratico anziché tutela ambientale.
Nordangård sottolinea che questi piani non riguardano tanto la vera tutela ambientale, quanto la creazione di una struttura di governance globale. Un sistema di monitoraggio su larga scala e in tempo reale, fornirebbe la base per decisioni centralizzate, concentrando così un potere enorme nelle mani di pochi.
Un sistema del genere, sostiene Nordangård, sarebbe irresistibile per gli individui con tratti della “Triade Oscura” (narcisismo, machiavellismo, psicopatia) e verrebbe da questi abusato per i propri scopi, scopi caratterizzati dal disprezzo per l’umanità.
La Commissione per la governance climatica, Climate Governance Commission e la MEGA (Mobilizing an Earth Governance Alliance), fondata nel 2025, sono pronte ad agire non appena le Nazioni Unite adotteranno una dichiarazione in merito. Una “coalizione intelligente” di Stati e società civile guiderà poi l’attuazione.
Dall’allarme all’empowerment
Il meccanismo decisivo è la traduzione della scienza in urgenza e dell’urgenza in legge deroga (di eccezione). Nordangård mostra come la governance climatica si stia gradualmente spostando da accordi volontari (Kyoto, Parigi) a strutture vincolanti e sanzionatorie, bypassando i parlamenti nazionali.
L’iniziativa scozzese Futures Forum, ad esempio, ha adottato direttamente il termine: COP26: Code Red for Parliaments, COP26: Codice Rosso per i Parlamenti, richiede che i parlamenti si “adattino” per reagire al “Codice Rosso”.
Ciò che a prima vista sembra innocuo – controllo, supervisione, buona legislazione – a un esame più attento si rivela un invito a trasformare il potere legislativo in un apparato esecutivo al servizio del potere esecutivo. Chi dichiara lo stato di emergenza ha bisogno di parlamenti che non facciano più da freno.
Anche …la musica di accompagnamento giuridico è già in corso: Margot Young ha pubblicato un articolo sul Journal of Law & Equality intitolato „A Code Red for Humanity“: Judicial Relevance in a Time of Climate Emergency (Un Codice Rosso per l’Umanità: la rilevanza giuridica in un momento di emergenza climatica), in cui esorta la magistratura ad abbandonare la sua tradizionale riservatezza.
I tribunali come attivisti climatici: non si tratta di uno spauracchio liberale, bensì di mainstream accademico.
La fine della democrazia
Nordangård non si oppone alle politiche climatiche in sé, ma si chiede chi sia ancora legittimato a prendere decisioni in un contesto di emergenza.
La risposta è scomoda: in un sistema basato sull’urgenza, i rappresentanti eletti perdono la loro funzione. Vengono sostituiti da:
consigli di esperti non eletti da nessuno,
autorità dotate di ampi poteri di intervento
attori privati che elaborano politiche basate su criteri ESG e regolamentazioni della catena di approvvigionamento senza mai dover rispondere agli elettori.
Chatham House, già nel 2021 definì la dimensione geopolitica: Climate politics: Why the old diplomacy no longer works. (Politica climatica: perché la vecchia diplomazia non funziona più).
Il titolo dice già il programma: la “vecchia” diplomazia, ovvero la laboriosa negoziazione tra stati sovrani, viene sostituita da una nuova forma di governo che considera la sovranità nazionale un ostacolo.
Conclusione
Ciò che viene spacciato per una risposta a un’“emergenza planetaria” è in realtà il passo successivo verso un dominio mondiale centralizzato e tecnocratico. I meccanismi proposti – dal monitoraggio in tempo reale della Terra fino a un’autorità ambientale globale e ai rappresentanti delle «generazioni future» – creano strutture che minano sistematicamente il controllo democratico.
Jacob Nordangård avverte giustamente: il vero problema non è il clima, ma la sete di potere di queli network che vogliono usare la crisi climatica come leva per il controllo globale. Prima che sia troppo tardi, questo piano deve essere smascherato e fermato.
Fonte: https://tkp.at/2026/08/16/code-red-for-humanity-die-klima-notstandsregierung-kommt/
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net
foto di apertura prodotta con Grok IA








