L’autore che traduco nel seguito, è Alastair Crooke: un ex diplomatico britannico, fondatore e direttore del Conflicts Forum di Beirut; qui ci chiarisce lo stato dell’arte tra Russia e USA sulla base anche di accordi bilaterali…disattesi.
Il suo articolo originale in inglese è qui, io traduco dal testo pubblicato in tedesco su TKP (qui altri articoli su questo sito).
In sintesi, l’autore sottolinea che: “è finita quella relazione in cui Trump veniva visto come qualcuno che “dice quello che pensa e fa quello che dice”. I russi sono furibondi” . Davanti a noi quindi l’incognita
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Il silenzio degli orsi sta per finire e presto sapremo di più sulla determinazione della Russia. La dirigenza russa si è riunita in “conclave” per decidere la risposta. Trump tace da due giorni. Non c’è nulla di simile in precedenza.
Negli ultimi giorni, l’Ucraina e i suoi sostenitori hanno tentato un attacco massiccio alla flotta di bombardieri strategici russi, hanno fatto crollare due ponti sui treni diretti a Mosca, hanno attaccato il ponte di Kerch e hanno assassinato un generale russo con un giubbotto esplosivo.
Come affermò Clausewitz due secoli fa, il senso della forza militare è quello di imporre un risultato: ovvero, che un avversario finisca per fare ciò che gli viene richiesto. Pertanto, nelle avventure militari è necessaria chiarezza fin dall’inizio.
Deve esserci un obiettivo politico realizzabile, la cui attuazione abbia prospettive di successo.
Quale era quindi l’obiettivo di questi attacchi “irregolari” dell’Ucraina?
Quale l’obbiettivo di attacchi irregolari alla Russia?
Uno era sicuramente dimostrativo: misure di PR (pubbliche relazioni), per mostrare che l’Ucraina e i servizi alleati sono ancora in grado di condurre operazioni innovative in stile forze speciali. E che quindi meritano ancora sostegno.
Come avverte il colonnello Doug Macgregor:
Per la maggior parte si è trattato di una trovata PR per dare l’impressione che l’Ucraina sia in grado di continuare la guerra. Tutto ciò che si sente sui media occidentali è probabilmente falso o almeno fortemente esagerato… Abbiamo danneggiato noi stessi e le nostre relazioni con Mosca, o almeno ciò che ne rimane… Questa è la vera conseguenza”.
Va bene. Ma le trovate PR non sono una strategia, e gli attacchi non offrono alcuna prospettiva di cambiamento del paradigma militare strategico nel suo complesso.
Ciò non significa che l’Occidente o l’Ucraina abbiano improvvisamente scoperto una strategia politica nei confronti della Russia. Perchè non c’è. Le innumerevoli dichiarazioni occidentali sono per lo più un miscuglio di fantasie.
Il secondo obiettivo, invece, potrebbe effettivamente aver avuto un chiaro obiettivo strategico finale e ha dimostrato la sua fattibilità e la possibilità di ottenere il risultato desiderato: i vari attacchi hanno fatto capire a Trump la sgradevole realtà che, in qualità di presidente, non controlla la politica estera degli Stati Uniti. Il Deep State collettivo lo ha appena reso evidente.
Come ha avvertito il generale Mike Flynn:
“Il Deep State ora agisce al di fuori del controllo della dirigenza eletta della nostra nazione… Queste persone nel nostro Deep State, stanno consapevolmente cercando di provocare la Russia in un grande scontro con l’Occidente, compresi gli Stati Uniti”.
In effetti, generali come Keith Kellogg e Jack Keane, con i loro racconti infantili, credono che solo la pressione, sempre più pressione e ancora più dolore possano costringere Putin (che è sempre stato considerato debole) ad accettare un conflitto congelato, nella speranza che ciò possa impedire una sconfitta degli Stati Uniti in Ucraina.
Durante la seconda guerra mondiale, anche gli inglesi credevano che il regime nazista non fosse forte e potesse essere rovesciato con bombardamenti strategici volti a provocare il collasso della società tedesca.
Oggi, il generale Kellogg sostiene il “bombardamento” della Russia con sanzioni, in linea con la convinzione britannica che tali tattiche, siano “dannose per il morale”.
I consigli dei generali di Trump, non soddisfacevano i criteri del realismo politico, perché si basavano su fantasie relative a un imminente collasso della Russia e su una valutazione errata e senza speranza della Russia e del suo esercito.
Oppure forse i suoi consiglieri hanno accidentalmente o intenzionalmente “affossato” Trump e il suo programma di normalizzazione delle relazioni con la Russia.
Cosa dirà ora Trump a Putin?
Che in realtà era stato avvertito (ricordate la sua dichiarazione di pochi giorni fa secondo cui “se non ci fossi stato io, alla Russia sarebbero già successe cose terribili, intendo cose DAVVERO TERRIBILI”) e che i suoi consiglieri non lo avevano informato completamente?
Oppure ammetterà apertamente che lo hanno ingannato? Oppure dirà che la CIA ha semplicemente seguito una vecchia “decisione” del presidente che autorizzava attacchi in profondità nel territorio russo?
Tutte queste probabili risposte significherebbero una cosa sola: che Trump non ha il controllo. Che non ci si può fidare di lui nè dei suoi alleati europei (come il Regno Unito).
In ogni caso, i consiglieri di Trump avranno capito che Zelenskyj, e con lui anche i suoi sostenitori della NATO, stanno sfruttando il punto debole dei trattati SALT/START, per attaccare con droni nascosti, alloggiati in container civili, proprio quei bombardieri, che rientrano nei trattati tra Stati Uniti e Russia.
L’articolo XII del trattato START richiede espressamente di “mettere in mostra (rendere visibili) tutti i bombardieri pesanti all’interno della base aerea”. Questa disposizione (di sorveglianza visibile), era una misura volta a rafforzare la fiducia per proteggersi da un primo attacco nucleare a sorpresa.
START 1 ha ridotto del 30-40% gli arsenali nucleari a lungo raggio o strategici. Il nuovo trattato START, ha ridotto le armi strategiche soggette a rendicontazione di altri tre quarti. Nel 2021, i presidenti Biden e Putin prorogarono il nuovo trattato START fino a febbraio 2026.
Naturalmente, questi sostenitori sconosciuti erano consapevoli della gravità di un attacco alle forze nucleari strategiche di una grande potenza nucleare rivale.
Come reagirebbero gli Stati Uniti se un avversario (magari un attore non statale) lanciasse un attacco contro bombardieri strategici a lungo raggio negli Stati Uniti utilizzando droni economici e facilmente reperibili, nascosti in container?
Ci troviamo in una nuova era di rischio, un’era in cui i cercapersone e i telefoni cellulari possono essere utilizzati come bombe e in cui i droni “dormienti” possono essere attivati a distanza per attaccare aeroporti civili o militari.
Ricordando Pearl Harbour…
Larry Johnson ha osservato che dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, nel dicembre 1941, che mirava a distruggere le portaerei statunitensi ancorate lì, l’ammiraglio giapponese Yamamoto avrebbe detto quanto segue dopo la grande vittoria del Giappone a Pearl Harbor:
“Temo che abbiamo solo risvegliato un gigante dormiente e lo abbiamo riempito di una terribile determinazione… Abbiamo ottenuto una grande vittoria tattica a Pearl Harbor e con essa abbiamo perso la guerra”.
Il silenzio degli orsi sta per finire e scopriremo di più sulla determinazione della Russia, ma probabilmente è finita quella relazione in cui Trump viene visto come qualcuno che “dice quello che pensa e fa quello che dice”.
I russi sono furibondi. Cosa succederà ora dopo questi fatti, è un’incognita.
testo originale in inglese su: https://strategic-culture.su/news/2025/06/09/silence-of-bears/
fonte di questo articolo: https://tkp.at/2025/06/10/das-schweigen-der-baeren/
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net







