Salute-olistica Societa’ orwelliana

La lampadina a incandescenza: non un danno ambientale, ma una medicina. I danni nascosti della illuminazione moderna

Scritto da Cristina Bassi

I burocrati di Bruxelles ci hanno privato anche della luce sana per le nostre cellule… leggendo l’articolo che traduco e sintetizzo nel seguito dal blog austriaco TKP, si comprende perché. Le lampadine ad incandescenza, sane per la nostra salute, sono introvabili e quanto trovabili (da noi almeno) hanno costi molto alti. Sono state sostituite, per decreto EU, dai LED. TKP riprende e sintetizza il lungo e dettagliato articolo sul tema, pubblicato dall’americano
A Midwestern Doctor.

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È uno degli errori più gravi degli ultimi decenni: siamo stati privati della luce. Non della luce solare, che è più difficile da vietare. Ma la sana luce artificiale che usiamo per illuminare le nostre case è stata sostituita per decreto da una luce dannosa per la salute. Quasi nessuno si è chiesto cosa questo significhi dal punto di vista biologico.

Midwestern Doctor  (qui l’originale The Hidden Harms of Modern Lighting) ha pubblicato una panoramica a lungo attesa che riassume i punti cruciali: i danni nascosti dell’illuminazione moderna. Chiunque la legga capirà perché la questione della lampadina a incandescenza non è una questione di gusto o di eccessivo consumo di elettricità, ma di salute fisica.

Luce solare: il principio attivo più economico

I dati sono schiaccianti, eppure vengono sistematicamente ignorati. Uno studio ventennale condotto su 29.518 donne ha rilevato che evitare l’esposizione al sole aumenta il rischio di morte di circa il 60%; la differenza tra il gruppo con la maggiore e la minore esposizione solare era del 130%. L’effetto più significativo: malattie cardiache. (lo studio)

Ulteriori prove:
– Un’elevata esposizione ai raggi UVB dimezza il rischio di cancro al seno e alla prostata. (lo studio)
– I raggi UVA, senza produzione di vitamina D, abbassano la pressione sanguigna attraverso il rilascio di ossido nitrico. (lo studio)
– Un’analisi della Biobank UK ha rilevato che maggiore esposizione ai raggi UV = minore mortalità generale, cardiovascolare e per cancro. (l’analisi)

E invece cosa si sente? Che il sole è equiparato al cancro della pelle. Il fatto che la mancanza di luce solare favorisca forme mortali di cancro della pelle viene convenientemente ignorato. La dermatologia si è trasformata da specialità impopolare in una delle più redditizie, reinventandosi come paladina della lotta contro il cancro, con tassi di mortalità praticamente invariati ma un numero esplosivo di diagnosi e trattamenti .

I biofotoni: la fisica cancellata dai libri di testo  

Il vero scandalo è più profondo. Le cellule comunicano tramite emissioni UV estremamente deboli. Un tempo questo era un fiorente campo di ricerca: oltre 700 pubblicazioni, più di cento ricercatori, meno del 3% dei quali senza prove di efficacia e 11 candidature al Premio Nobel per Alexander Gurwitsch [biologo russo].

La conseguenza pratica è notevole: il sangue normalmente emette radiazioni mitogenetiche, ma non nel cancro. Un test del sangue in grado di rilevare i tumori con una sensibilità e una specificità superiori al 95%, esisteva circa trent’anni prima del primo marcatore tumorale convenzionale. Questo campo non fu confutato, bensì smantellato: in Europa a causa della guerra, in Occidente liquidato come “scienza sovietica” e nel 1948 perseguitato in Unione Sovietica insieme alla genetica.

In Viaggio con la Luce

John Ott: l’uomo che sapeva misurarlo 

John Nash Ott, nel 1927 iniziò a utilizzare la fotografia time-lapse e divenne il ricercatore sulla luce più controverso del XX secolo, semplicemente perché osservava piante e animali sotto diverse lampade. Le sue scoperte, riassunte nel suo libro Health and Light (Salute e Luce) , furono le seguenti:

– I ratti esposti alla luce artificiale svilupparono un pelo arruffato; molti di quelli esposti alla luce fluorescente simulante la luce diurna, divennero completamente calvi sulla testa
– Con luce fluorescente rosa: code necrotiche e cadenti, depositi di calcio nel cuore, più tumori, cucciolate più piccole, problemi comportamentali.
– Con luce blu: colesterolo più alto, obesità nei topi maschi; uno studio del 2025 ha confermato l’aumento di peso a 420-450 nm, precisamente la gamma dominata dalle lampadine a LED (lo studio).
– I moscerini della frutta sotto LED bianchi vivevano la metà del tempo rispetto a quelli al buio; un filtro giallo ha quasi eliminato l’effetto (lo studio).
– Un televisore nella stanza di allevamento, ridusse le cucciolate di ratti da 8-12 cuccioli a 1-2; sei mesi sono stati necessari per la normalizzazione.
– Carie nei criceti dorati: 2,2 carie sotto illuminazione fluorescente con componente UV contro 10,9 sotto luce bianca fredda, oltre a una riduzione dell’80% dei genitali maschili.

La normativa che abolì lo spettro

Tecnicamente parlando: una lampadina a incandescenza emette luce, come il sole, su uno spettro ampio e continuo, che si estende ben oltre i 2000 nm (nanometri) nell’infrarosso. Un LED bianco presenta un picco blu ben definito a circa 450 nm, una cresta gialla e poi praticamente nulla. La valutazione si basa sulla luce visibile per watt: pertanto, proprio quella parte che il nostro corpo utilizza, è stata considerata “spreco”. I raggi infrarossi penetrano a una profondità compresa tra 5 e 40 mm, mentre i raggi UV solo tra 0,02 e 0,15 mm. (il confronto)

Nel 2022, il Dipartimento dell’Energia (USA) ha di fatto reso invendibili le lampadine a incandescenza. Nel 2024, l’amministrazione Biden ha dato seguito con una norma che imponeva un limite di 120 lumen per watt, che, secondo fonti del settore, avrebbe squalificato quasi tutti i prodotti a LED presenti sul mercato. Questo contrasta con il LIT Act del senatore Mike Lee (p. 1568), che rimuove le lampadine a incandescenza dal Programma di Standardizzazione del Dipartimento dell’Energia e invalida tre decreti esecutivi (testo legislativo, comunicato stampa).

L'Energia della Vita

Nel settembre 2026, Lee ha posto la seguente domanda alla Comitato Energia: il problema non è se i LED abbiano dei vantaggi, ma se siano così superiori per ogni applicazione, da giustificare il divieto dell’alternativa da parte del governo federale. Il Dipartimento dell’Energia, sotto la guida di Chris Wright, sostiene l’abrogazione: il vicesegretario di Stato Alex Fitzsimmons ha dichiarato che non “pianificheranno centralmente quale tecnologia di illuminazione le persone possono utilizzare” (il rapporto).

Parallelamente, è in corso una riforma più radicale: attraverso la revisione della norma procedurale, il Dipartimento dell’Energia intende dare maggiore importanza ai costi per i consumatori e alla libertà di scelta, eliminando al contempo le emissioni ambientali come fattore di giustificazione (l’analisi). Le normative vigenti in materia di lampade rimarranno formalmente in vigore, ma il quadro normativo per le future normative è in fase di ristrutturazione.

La Luce
Anche Bruxelles sta facendo lo stesso, ma in modo più tempestivo e approfondito

L’UE non solo ha gradualmente eliminato le lampadine a incandescenza, ma lo ha fatto tre anni prima della norma Biden, utilizzando uno strumento significativamente più difficile da contestare, rispetto a una normativa del Dipartimento dell’Energia. Il divieto europeo non era un divieto assoluto, bensì una misura di “progettazione verde”.

La base giuridica è la Direttiva sulla progettazione ecocompatibile (2005/32/CE, sostituita dalla 2009/125/CE), che consente alla Commissione EU di stabilire standard di efficienza vincolanti per praticamente qualsiasi gruppo di prodotti, senza una procedura legislativa, attraverso un processo normativo con supervisione, ovvero tramite un comitato di rappresentanti degli Stati membri.

Chi siede in questo comitato e chi esercita influenza, è una legittima questione e raramente viene sollevata pubblicamente. Nell’ottobre del 2008, il Consiglio dei Ministri dell’Energia chiese formalmente alla Commissione di elaborare una proposta per il divieto delle lampadine a incandescenza: l’ennesimo esempio di assurdità ideologica da parte di politici scientificamente ignoranti. Il resto fu pura procedura amministrativa.

Il primo regolamento attuativo: il Regolamento (CE) n. 244/2009 del 18 marzo 2009 relativo alle lampade per uso domestico a luce diffusa. Il regolamento prevedeva un piano graduale che si estendeva su un decennio: tecnicamente valido, politicamente inattaccabile perché non era necessario pronunciare il divieto in una data precisa:

1 settembre 2009 – Fase 1
1 settembre 2010 – Fase 2
1 settembre 2011 – Fase 3
1 settembre 2012 – Fase 4
1 settembre 2013 – Fase 5
1 settembre 2016 – Fase 6 (Testo del regolamento)

Ogni fase ha ristretto il consumo energetico consentito per una data quantità di luce. La classica lampada a incandescenza è stata gradualmente eliminata dal mercato: entro il 2016, anche le restanti applicazioni di nicchia scomparvero. Parallelamente, nel 2009 e nel 2012 sono state introdotte normative per la luce focalizzata e per le lampade fluorescenti e a scarica, a copertura dell’intero spettro dell’illuminazione professionale.

Esperimenti Scientifici Non Autorizzati

2019: La conclusione, con un’eccezione che nessuno conosce

La fase finale è stata segnata dal Regolamento (UE) 2019/2020 del 1° ottobre 2019, che ha abrogato i precedenti Regolamenti 244/2009, 245/2009 e 1194/2012, sostituendoli con un unico insieme di norme per le sorgenti luminose e i dispositivi di controllo. È pienamente applicabile dal 1° settembre 2021 (versione consolidata, testo originale).

Il punto cruciale: nella definizione di “sorgente luminosa”, l’incandescenza è esplicitamente menzionata come tecnologia di illuminazione, insieme alla fluorescenza, alla scarica ad alta pressione, ai LED e agli OLED. La lampadina a incandescenza non è stata rimossa dalle normative, ma piuttosto inclusa e misurata in base a uno standard di efficienza che fisicamente non può soddisfare. Il criterio stesso che la esclude è quello che la definisce.

E la giustificazione è la stessa di Washington: la valutazione si basa sui lumen per watt nello spettro visibile. L’intero spettro infrarosso, in cui una lampadina a incandescenza emette la maggior parte della sua energia e in cui i nostri corpi funzionano effettivamente secondo gli studi citati, viene considerato una perdita. Non un beneficio semplicemente invisibile, ma una perdita.

Due sistemi, un unico risultato

Il confronto è rivelatore:
USA: regolamento del Dipartimento dell’Energia (DOE) basato sull’Energy Independence and Security Act del 2007, finalizzato nel 2022 e inasprito nel 2024 a 120 lm/W. E’ contestabile perché passa attraverso il DOE – da qui il LIT Act di Mike Lee.
UE: Un regolamento della Commissione che attua la Direttiva sulla progettazione ecocompatibile. Contestabile solo tramite la Corte di Giustizia Europea o una modifica della legislazione quadro: entrambe opzioni praticamente impossibili.

Questo è il punto cruciale. Negli Stati Uniti esiste una leva politica, che viene attualmente utilizzata. Nell’UE, non ce n’è alcuna. Qui, una categoria di prodotti è stata eliminata attraverso una procedura di commissione, e la questione se lo spettro luminoso utilizzato per illuminare le case di 450 milioni di persone abbia implicazioni per la salute non è mai stata sollevata in questo processo. La Commissione non ha un ufficio che si occupi di biofotonica. Ne ha uno che si occupa di contare i lumen.

Per i consumatori, ciò significa nello specifico:

– Le lampadine a incandescenza non sono più disponibili nei normali negozi: le scorte residue, le applicazioni speciali e le eccezioni (come alcuni prodotti di nicchia ad alta tensione, lampade da forno e determinate prese di segnale) sono ancora presenti, ma il prodotto destinato al mercato di massa non è più reperibile.
– Il regolamento si applica anche alle sorgenti luminose integrate negli elettrodomestici.
– Il monitoraggio e la sorveglianza del mercato sono effettuati dall’autorità nazionale
Un approccio nazionale unilaterale non è legalmente possibile perché il regolamento si applica direttamente e il principio del mercato interno esclude qualsiasi deroga a livello nazionale.

Quindi, chiunque voglia reintrodurre le lampadine a incandescenza deve modificare la legge quadro europea.

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Conclusione

L’UE non è arrivata in ritardo al divieto delle lampadine a incandescenza, ma è stata una pioniera: sei anni prima del primo regolamento statunitense, con un piano graduale dal 2009 al 2016 e una serie definitiva di norme nel 2019. Ha dimostrato una sorta di logica matematica: luce visibile per watt, tutto il resto è spreco.

Il fatto che proprio questo “spreco” contenga radiazioni che, secondo gli studi citati, penetrano da 5 a 40 mm nel corpo, esercitando effetti sistemici e venendo descritte nella ricerca biofotonica come parte della comunicazione cellulare, non è stato, come al solito, affrontato a Bruxelles, dove ideologi, studiosi di studi di genere e politologi dettano legge, senza la minima conoscenza delle scienze naturali.

Non è stato affrontato perché non era necessario. Questo è precisamente il problema del governare attraverso l’attuazione di regolamenti: non deve convincere nessuno. Deve solo passare attraverso la commissione.

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Cosa ci provoca tutto questo?

Chiunque passi la notte sotto una lampada a LED, la cui luce blu sopprime la produzione di melatonina, e trascorra le giornate in un ufficio illuminato da tubi fluorescenti privi di raggi UV, vive in un regime di luce per il quale nessun essere vivente è stato progettato. Ne paghiamo il prezzo con disturbi del sonno, depressione, malattie metaboliche e cancro, e in un sistema sanitario che si rifiuta di affrontare la causa principale perché trae maggior profitto dal trattamento dei sintomi.

La soluzione pratica è semplice:

– Uscite all’aperto la mattina, il più presto e il più a lungo possibile, senza vetri di mezzo.
– Buio di notte, buio pesto.
– Usate in casa lampade a spettro completo, non luce blu pura.

La lampadina a incandescenza non è mai stata la causa dell’inquinamento ambientale. Era una medicina che ci è stata tolta senza prescrizione medica.

Fonte: https://tkp.at/2026/09/18/das-vergessene-licht-die-gluehbirne-ist-ein-medikament-und-kein-umweltsuender/ 
traduzione:
M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net