Dal punto di vista di persone coinvolte nella storia e società umane del presente (e non rappresentanti di qualche interesse istituzionale o meno), le argomentazioni del ricercatore Michael Cremo, in riferimento agli antichi testi Indiani, non sembrano cosi campate per aria… l’essere umano si sta involvendo, o “devolvendo” usando l’inglesismo. Ma le scienza ufficiale, casualmente lo ignora, in un processo che Cremo chiama “filtrazione della conoscenza”, in cui la teoria ha la meglio sulla evidenza.
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La scienza moderna ci racconta una storia interessante: gli esseri umani si sono evoluti in tempi [relativamente] recenti, uscendo dall’Africa e diventando gradualmente intelligenti.
Ma questa narrazione nasconde una sfida profondamente inquietante: la “devolution” (involuzione) umana, una teoria sostenuta con forza da un ricercatore: Michael Cremo
Che si sia o meno concorde con lui la sua ricerca solleva una domanda scomoda: e se le civiltà antiche, in particolare quelle originarie dall’India, sapessero molto di piu sul passato dell’umanità, di quanto siamo disposta ad ammettere?
L’argomentazione di Cremo è semplice ma radicale: egli afferma che gli esseri umani anatomicamente moderni esistono da molto piu tempo delle centinaia di migliaia di anni consentiti dalla paleoantropologia tradizionale.
Secondo la sua ricerca ci sono molti reperti archeologici, ossa umane, impronte, utensili rinvenuti in strati geologici vecchi milioni di anni, Questi reperti vengono normalmente ignorati, classificati in modo non ufficiale, perché non rientrano nella cronologia evolutiva accettata dalla ufficialità.
Cremo chiama questo processo “filtrazione della conoscenza”. Dove le prove non vengono filtrate dalla verità, ma dalla teoria. E questa idea si allinea è in sorprendente accordo con gli antichi testi indiani. Nella cosmologia Hindu, l’umanità non inizia come primitiva, ma anzi gli esseri umani partono da uno stato di elevata raffinatezza fisica, mentale e spirituale. Gradualmente poi declinano.
Questa è la dottrina dei cicli Yuga, in cui il tempo si muove in vaste ere che si ripetono. Nella prima Era il Satya Yuga [a cui ci riferisce anche come “età d’oro”], gli esseri umani vengono descritti come alti, potenti, longevi e profondamente consapevoli.
Nel corso delle Ere successive, la durata della vita umana, l’intelligenza, la forza morale diminuiscono. Quindi questa non è una evoluzione verso l’alto ma “devoluzione” verso il basso. Cio’che qui è importa, non è la fede cieca ma la sofisticazione concettuale.
Molto prima di Darwin, i pensatori indiani rifiutavano l’idea di un progresso lineare. Consideravano la storia come ciclica, non progressiva. Solo questo fatto li pone in vantaggio rispetto alle ipotesi moderne.
Ancora oggi la scienza ha difficoltà con i modelli temporali ciclici in cosmologia. Eppure gli antichi sistemi indiani li gestivano con facilità. Cremo sottolinea che la letteratura vedica parla di civiltà avanzate, esistite milioni di anni fa, che erano complete di civiltà complesse, tecnologie e veicoli aerei.
Gli studiosi tradizionali spesso etichettano questo come mito. Ma nelle culture antiche la mitologia non era intrattenimento. Piuttosto conoscenza condensata. Quando un linguaggio simbolico simile si trova nei testi greci, viene trattato con rispetto. Quando compare nella letteratura sanscrita, viene scartato.
Il legame piu profondo risiede nella coscienza, che l’evoluzione moderna considera come un sottoprodotto della materia. La scienza vedica fa l’opposto. La coscienza è fondamentale e la materia vi si adatta. Il declino umano secondo questa visione, non è solo biologico, ma è una perdita di coscienza. Man mano che gli esseri umani si allontanano dal loro stato originario di consapevolezza, i loro corpo, la loro durata di vita e loro capacità si degradano.
Questa prospettiva stranamente risuona con le discussioni moderne in neuroscienze e fisica, che ancora non riescono a spiegare la coscienza. Coloro che lo criticano, accusano Cremo di selezionare i dati con cura o di farsi guidare da pregiudizi religiosi. Qui è difficile ignorare l’ironia: la scienza moderna stessa, spesso fa una scelta mirata, escludendo i dati che infrangono il consenso. La vera colpa di Cremo potrebbe non essere quella di sbagliare, ma di essere scomodo.
Il suo lavoro costringe gli studiosi a confrontarsi con la possibilità che gli Antichi Indiani non stessero indovinando alla cieca ma potrebbero aver preservato i ricordi di un profondo passato umano, attraverso tradizioni orali e testuali. Questo non significa che ogni affermazione debba essere accettata acriticamente. Ma liquidare come primitiva un’intera visione del mondo di una civiltà, e nel contempo elogiare teorie moderne che si rivedono costantemente, è arroganza intellettuale.
Gli antichi pensatori Hindu non si sforzavano di comprendere la natura: la mappavano attraverso scale temporali che la scienza moderna sta solo cominciando a riconoscere . Se la storia umana è piu lunga, più complessa e piu ciclica di quanto ci viene insegnato, allora gli antichi sistemi di conoscenza dell’india non sono reliquie arretrate.
Sono invece sistemi evoluti in attesa di essere riesaminate senza pregiudizi. La vera domanda non è se la “devoluzione” umana sia vera, ma se siamo pronti a mettere in discussione la storia che ci è stata raccontata.
Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=muvB8P57A0M
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net






