Un nuovo articolo del blog austriaco TKP, quello che traduco nel seguito, su un ennesimo problema che sta creando stress e danni fisici nelle persone che vivono in prossimità dei data center. Stiamo sentendo in questi giorni in particolare le proteste in USA, in Texas e Arkansas. Da questo articolo e fonti citate, emerge che i reali rischi, già noti negli studi sulle pale eoliche, vengono ignorati nella valutazione per conferire i permessi.
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Intorno ai data center si sta diffondendo un carico fisico che nessun processo di autorizzazione ha preso seriamente in considerazione: gli infrasuoni. Le onde sonore con frequenze al di sotto della soglia di udibilità umana, ovvero inferiori a 20 Hertz, penetrano i muri, viaggiano per chilometri e influenzano direttamente il corpo umano.
Quello che viene costruito in diverse città austriache non è una “ semplice fattoria di server”. Si tratta di un impianto sonoro continuo, il cui spettro di frequenze viene ignorato, nonostante la scienza sappia da tempo quali influenze le frequenze abbiano sul corpo.
Non si intendono con questo i tradizionali data center di banche, società di telecomunicazioni o aziende per i loro dipartimenti finanziari o di produzione. Questi hanno capacità di pochi megawatt, all’incirca da 3 a 50 megawatt.
Non sono densamente popolati come i data center per l’intelligenza artificiale, e soprattutto non come gli hyperscaler, né devono impiegare risorse così ingenti per dissipare il calore. Si tratta di condizioni e ordini di grandezza completamente diversi.
Cos’è l’infrasuono e perché non si sente
L’orecchio umano è uno strumento sorprendentemente limitato. Percepisce suoni all’incirca tra i 20 hertz e i 20.000 hertz: tutto ciò che è sotto i 20Hz viene chiamato infrasuono acustico e tutto ciò che è appena al di sopra di questa frequenza è suono a bassa frequenza.
Inudibile non significa però inesistente. L’infrasuono è fisicamente reale quanto un martello pneumatico, con la differenza che non attiva la soglia del dolore solo nel timpano, ma si propaga in tutto il corpo.
Cosa vibra dentro e intorno a un data center
Un data center non è una cassa silenziosa piena di luci lampeggianti. È una sala macchine industriale dove più sorgenti sonore emettono costantemente energia a bassa frequenza:
– Le ventole dei server. Migliaia di ventole ad alte prestazioni funzionano 24 ore su 24. Le loro frequenze di rotazione e le frequenze di passaggio delle pale (il numero di pale del rotore moltiplicato per la velocità di rotazione) sono in genere nell’ordine di poche centinaia di hertz, ma a causa della massa degli impianti e del loro collegamento al sistema rack, generano anche una notevole energia nella gamma delle basse frequenze.
Centinaia di ventole producono un rumore di fondo costante nella gamma udibile da 60 a 75 decibel, come riconosciuto anche da testate giornalistiche di settore come decibel.at. La parte al di sotto, non udibile per l’umano, viene semplicemente ignorata e non misurata.
– Impianti e torri di raffreddamento. Compressori, pompe e ventilatori degli impianti di condizionamento generano rumore a bassa frequenza che si trasmette attraverso il pavimento nell’ambiente circostante.
Il settore stesso misura questo fenomeno utilizzando la norma EN ISO 9614-2 e si vanta quando rispetta i valori limite di 80,2 dB(A), come recentemente annunciato con notevole risonanza dal produttore di sistemi di refrigerazione STULZ. Il fatto che la valutazione A sopprima in modo massiccio gli infrasuoni – di cui parleremo più avanti – viene convenientemente ignorato.
– I generatori di emergenza. I generatori diesel da diversi megawatt producono vibrazioni a bassa frequenza che si trasmettono attraverso le fondamenta fino al terreno. A Kronstorf [distretto dell’area ldi Linz-Austria], ne servono ben 140. Persino durante le prove di funzionamento, l’intera struttura dell’edificio vibra.
– I trasformatori e i gruppi di continuità. I trasformatori di rete oscillano alla frequenza di rete di 50 Hertz e alle sue armoniche di 100 Hz, 150 Hz, 200 Hz. Sebbene questa frequenza sia appena al di sopra della soglia degli infrasuoni, appartiene allo spettro delle basse frequenze, che innesca gli stessi meccanismi biologici ed anche questa è enormemente sottostimata dalle misurazioni di valutazione A.
La frode delle misurazioni: perché i dati ufficiali sono inattendibili
La valutazione generale e ufficiale del rumore si basa sulla valutazione A, una curva di ponderazione modellata sull’udito umano che attenua drasticamente le basse frequenze. Il risultato: tutto ciò che si trova al di sotto di circa 500 Hertz viene più o meno escluso dalle misurazioni ufficiali.
Come evidenziato dallo studio di Megan Rand Wheeler e colleghi, pubblicato nell’agosto 2026 su Clean Technologies (MDPI), la valutazione A applica già un’attenuazione di oltre 26 decibel a 63 Hertz e di oltre 50 decibel nella gamma degli infrasuoni.
Ciò significa che un livello di infrasuoni che in realtà è di 100 decibel, nelle misurazioni ufficiali appare come un rispettabile 50 dB(A). Il data center è improvvisamente “silenzioso”, perché la parte più pericolosa dello spettro è stata semplicemente esclusa dalla misurazione.
Lo studio, a cui hanno contribuito decine di autori, giunge a una conclusione sconvolgente: non esiste un singolo studio pubblicato che abbia effettivamente misurato lo spettro degli infrasuoni di un data center in funzione.
Tutta la pratica di autorizzazione a livello mondiale, si basa quindi su una metodologia di misurazione che ignora sistematicamente la gamma di frequenze rilevante. Gli autori chiedono esplicitamente una caratterizzazione della gamma di frequenze da 1 a 200 Hertz utilizzando la valutazione G e la misurazione lineare, proprio ciò che non è mai successo nei progetti di costruzione approvati o nei data center completati.
Effetti di queste frequenze sul corpo umano: lo stato attuale della ricerca
L’effetto degli infrasuoni sull’uomo è ben noto e scientificamente studiato. E’ stato documentato per anni nella ricerca sull’energia eolica e i data center generano lo stesso spettro di frequenze, solo 24 su 24.
Nel suo studio “Effetti del rumore delle emissioni di infrasuoni” (Testi 163/2020), l’Ente federale Tedesco per l’Ambiente ha esposto i soggetti del test a frequenze comprese tra 3 e 18 Hertz a livelli da 85 a 105 decibel, documentando disturbi psicovegetativi già con esposizioni di breve durata
Vertigini, affaticamento, stordimento, pressione sul timpano e sensazione di vibrazione ciò che è stato rilevato. Lo studio è disponibile per il download pubblico. .
Il fatto che le autorità minimizzino gli effetti, definendoli “fastidiosi” non cambia nulla nella fisiologia e non cambia il fatto che i data center emettano queste frequenze non per 30 minuti, ma in modo continuo.
La vera forza dirompente dal punto di vista medico è più profonda. L’articolo di Maryam Dastan & colleghi, su Medical Hypotheses, descrive uno specifico meccanismo cellulare: gli infrasuoni alterano i meccanotrasduttori PIEZO1, ovvero i canali proteici presenti nelle pareti dei vasi sanguigni che trasformano l’energia meccanica in segnali biologici.
L’ipotesi: le vibrazioni croniche a bassa frequenza “inondano” questi canali, mettendo l’endotelio in uno stato di tensione cronica, innescando risposte infiammatorie persistenti e alterando la microcircolazione. Il risultato si manifesta solo dopo anni, sotto forma di ipertensione, aritmie cardiache e affaticamento cronico. Questo, ammesso che venga ancora riconosciuto il nesso.
Inoltre, ci sono gli effetti più acuti :+150% di vertigini, triplicazione di nausea e irritazione oculare, +55% di ansia, +33% di nausea, misurati a livelli di infrasuoni che rappresentavano solo il 25-30% dell’ampiezza misurata in prossimità dei centri dati. In altre parole, anche una frazione dell’esposizione effettiva è sufficiente a scatenare sintomi misurabili.
Gli infrasuoni provenienti dalle turbine eoliche danneggiano il cuore umano in modo misurabile e significativo. Uno studio epidemiologico condotto dal Centro Medico Universitario di Magonza, presentato al 132° Congresso della Società Tedesca di Medicina Interna (DGIM) nell’aprile 2026, fornisce la più solida prova sul campo, fino ad oggi.
E chi abita in prossimità? Si lamenta già, ma nessuno ascolta.
Chi pensa che sia tutto solo teoria, dovrebbe guardare al Texas. A Granbury, decine di residenti vicino a un centro di mining di Bitcoin – che non è altro che un data center – lamentano vertigini, nausea, ipertensione, emicranie, perdite di liquido dalle orecchie e insonnia. A Greenbrier, in Arkansas, chi vive in prossimità di data center, segnala un ronzio costante che si sente a chilometri di distanza.
L’Istituto di studi ambientali ed energetici (Environmental and Energy Study Institute (EESI) ha documentato questi casi nel marzo 2026, rilevando tra l’altro che il rumore proveniente dai data center copre “diverse gamme di frequenza, in particolare quella delle basse frequenze” ed è quindi difficile da misurare con i fonometri convenzionali.
Anche la letteratura scientifica conferma questo schema. Il già citato studio di Wheeler et al. riassume quanto noto da studi sull’energia eolica, e di laboratorio: disturbi del sonno, risposte cardiovascolari allo stress, deficit cognitivi e sintomi audiovestibolari, tutti effetti che si verificano al di sotto della soglia uditiva e che sono “significativamente sottostimati” dal monitoraggio in dBA.
Un altro studio, pubblicato con il titolo “Esposizione al rumore infrasonico e a bassa frequenza da grandi data center“, Infrasonic and Low-Frequency Noise Exposure from Large Data Centers“, afferma categoricamente: gli infrasuoni si propagano su lunghe distanze con un’attenuazione atmosferica minima, penetrano le barriere strutturali e producono effetti fisiologici a livelli di frequenza impercettibili per chi ne è affetto.
Questo è precisamente il punto che le autorità preposte al rilascio dei permessi, non lo hanno mai riconosciuto.
Fonte: https://tkp.at/2026/09/04/wie-entsteht-gesundheitsschaedlicher-infraschall-in-rechenzentren/
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net
immagine di apertura creata con Grok.com








