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Da uno studio pubblicato su rivista scientifica: presenza di nanotecnologia nei prodotti iniettabili covid-19

Scritto da Cristina Bassi

Dall’International Journal of Vaccine Theory, Practice and Research, dai due autori dr.sa Young Mi Lee, MD e dr Daniel Broudy PhD, traduco quanto segue. Il titolo del lavoro recita:
Autoassemblaggio in tempo reale di costruzioni artificiali visibili allo stereomicroscopio in campioni incubati di prodotti a base di mRNA provenienti principalmente da Pfizer e Moderna: uno studio longitudinale completo”

Dunque non piu solo frange “cospirazioniste” che indicano che “dentro” i sieri iniettabili C-19 si osservano presenze autoassemblanti, non biologiche che creano “costruzioni artificiali”…

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Per la prima volta qui si documentano le lesioni osservabili in tempo reale a livello cellulare, presenti nei riceventi le “sicure ed efficaci” terapie iniettabili COVID-19, accompagnati dalla presentazione di una descrizione e un’analisi completa dei fenomeni osservati.

La somministrazione a livello mondiale di questi prodotti, spesso obbligatori, dalla fine del 2020, ha dato il via a una pletora di studi di ricerca indipendenti sulle terapie geniche iniettabili a RNA modificato, in particolare quelle prodotte da Pfizer e Moderna.

Le analisi qui riportate consistono in una precisa “bench science” (scienzia da banco: lo scienziato che fa esperimenti in un laboratorio), volta a comprendere perché sempre più spesso si sono verificate lesioni gravi, debilitanti e prolungate (e molti decessi), senza alcun effetto protettivo misurabile da parte dei prodotti aggressivamente commercializzati.

Il contenuto dei prodotti iniettabili COVID-19 è stato esaminato con uno stereomicroscopio con un ingrandimento fino a 400X. I campioni accuratamente conservati sono stati coltivati in una serie di terreni diversi per osservare le relazioni di causa-effetto immediate e a lungo termine tra i prodotti iniettabili e le cellule viventi in condizioni accuratamente controllate.

Da tale ricerca, si possono trarre ragionevoli deduzioni sulle lesioni osservate in tutto il mondo da quando sono stati applicati gli iniettabili a miliardi di individui.

Oltre alla tossicità cellulare, le nostre scoperte rivelano numerose – dell’ordine di 3~4 x 106 per millilitro di iniettabile – visibili entità artificiali auto-assemblanti, che vanno da circa 1 a 100 µm, o più, di molte forme diverse. C’erano entità animate simili a vermi, dischi, catene, spirali, tubi, strutture ad angolo retto contenenti altre entità artificiali al loro interno, e così via.

Tutti questi elementi vanno ben oltre i livelli di contaminazione previsti e accettabili dei prodotti iniettabili COVID-19 e gli studi di incubazione hanno rivelato il progressivo autoassemblaggio di molte strutture artefatte.

Con l’avanzare del tempo durante l’incubazione, semplici strutture mono e bidimensionali nell’arco di due o tre settimane, sono diventate più complesse per forma e dimensioni, sviluppandosi in entità stereoscopicamente visibili in tre dimensioni.

Assomigliavano a filamenti, nastri e nastrini di nanotubi di carbonio, alcuni apparivano come membrane trasparenti, sottili e piatte, altri come spirali tridimensionali e catene di perline.

Alcuni di questi sembrano apparire e poi scomparire nel tempo. Le nostre osservazioni suggeriscono la presenza di un qualche tipo di nanotecnologia nei prodotti iniettabili COVID-19.

Chi sono gli autori

La dr.sa Young Mi Lee, MD, Medico praticante, Hanna Women’s Clinic Doryeong-ro 7, KumgSung Building, 2nd Fl., Jeju, Jejudo, 63098, Repubblica di Corea (Corea del Sud)

Young Mi Lee, MD, è medico praticante specializzata in ostetricia e ginecologia ed è anche endocrinologa della riproduzione; grazie al lavoro svolto negli ultimi tre anni è diventata esperta di stereomicroscopia e di microbiologia dei prodotti iniettabili COVID-19 incubati, in particolare di Pfizer e Moderna.

Daniel Broudy, PhD, professore di linguistica applicata, Okinawa Christian University

Daniel Broudy ha conseguito un dottorato in psicolinguistica applicata presso la School of Communication and Creative Arts della Deakin University. È professore di linguistica applicata presso la Okinawa Christian University.

Le sue ricerche integrano la linguistica cognitiva, la psicologia sociale e dello sviluppo, la semiotica e la teoria della comunicazione nel tentativo di descrivere i modi in cui i centri di potere organizzano campagne di persuasione e creano consenso per politiche e azioni in tutte le culture.

I suoi lavori sono stati pubblicati da Palgrave, Macmillan, Westminster University Press, Opole University Press, University Press of Wrocław, Peter Lang, Media Theory, Ethical Space: The International Journal of Ethics, Peace News, Truthout, The Asia-Pacific Journal: Japan Focus, Fast Capitalism, Propaganda in Focus e System: An International Journal of Educational Technology and Applied Linguistics.

Sulla Rivista

Alla voce “cosa sottoporre” rivolgendosi agli autori, sottolinea:

“I contributi devono essere privi di “conflitti di interesse” non dichiarati. I conflitti meno comunemente riconosciuti, ma più importanti da rivelare, sono quelli derivanti da finanziamenti da parte di agenzie aziendali, farmaceutiche o governative impegnate a ottenere risultati favorevoli agli interessi acquisiti che esistevano prima della progettazione, dell’esecuzione e della presentazione del lavoro per la pubblicazione. I dipendenti, i consulenti e i beneficiari indiretti di tali finanziamenti passati, presenti o futuri devono rivelare qualsiasi relazione di questo tipo, anche se solo apparentemente assomigliasse a un potenziale conflitto di interessi”.

 

Fonte: https://ijvtpr.com/index.php/IJVTPR/article/view/102

traduzione: M.Cristina Bassi www.thelivingspirits.net

PS:. al link originale le citazioni delle molte fonti del lavoro. Tra queste, lavori del dr Blaylock , dr Bailey, dr Burkhardt, dr Campra