Ogm + biotecnologie Societa’ orwelliana

Gli Xenobots 3.0. Robot viventi che possono riprodursi. Microorganismi da cellule di rana assemblano ‘bimbi’

Scritto da Cristina Bassi

Sorpresi? Personalmente no. Il titolo originale dell’articolo che traduco nel seguito e che proviene dal britannico Mail Online, recita:
“I primi ‘robot viventi’ che possono RIPRODURSI: organismi microscopici fatti da cellule di rana assemblano ‘bimbi’ nelle loro bocche a forma di Pac Man [nome da un videogame, ndt]: una svolta [scientifica…] che potrebbe un giorno essere usata per distruggere le cellule tumorali “ [ergo: ci salveranno!…ndt]

Ma “godiamoci” con piu dettaglio il progresso della scienzah moderna, nelle parole dell’articolo originale:

“In una potenziale svolta per la medicina rigenerativa, gli scienziati hanno creato i primi robot viventi che possono riprodursi. Le macchine viventi di dimensioni millimetriche, chiamate Xenobots 3.0, non sono né robot tradizionali, né una specie di animale, ma organismi viventi e programmabili.”

Ci dicono che sono stati realizzati da cellule di rana, organismi progettati al computer; sono stati “creati da un team statunitense e raccolgono singole cellule all’interno di una ‘bocca’ a forma di Pac-Man e rilasciano ‘bambini’ che hanno l’aspetto e si muovono come i loro genitori”.

Naturalmente per il nostro bene e salute… “i bio-robot viventi auto-replicanti potrebbero consentire un trattamento farmacologico più diretto e personalizzato per lesioni traumatiche, difetti di nascita, cancro, invecchiamento e altro”.

Dunque verrebbe da dire… è una pacchia per chi vive nel terrore della morte e vorrebbe stare in eterno nel corpo fisico, non importa in che modo, a quali condizioni.

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“Gli Xenobot sono il lavoro di biologi e informatici [in USA] della Tufts University e dell’Università del Vermont (UVM) (…) Gli Xenobot 3.0 seguono gli Xenobot originali, segnalati nel 2020 come i primi robot viventi, e gli Xenobot 2.0, che possono auto-spingersi usando ‘gambe’ simili a capelli chiamate cilia e hanno la capacità di conservare i ricordi.

Abbiamo trovato degli Xenobot che camminano. Abbiamo trovato Xenobot che nuotano. E ora, in questo studio, abbiamo trovato Xenobot che si replicano cinematicamente, ha detto l’autore dello studio Joshua Bongard, uno scienziato informatico ed esperto di robotica presso l’Università del Vermont.
Abbiamo scoperto che c’è questo spazio precedentemente sconosciuto all’interno degli organismi, o sistemi viventi, ed è uno spazio vasto”.

Mi  chiedo se “lo spazio vasto” di cui parlano sia “il campo” di cui parla da tempo David Icke e non solo lui. Poichè la realtà in ultima istanza è  vibrazione e frequenza,  NON c’è il vuoto tra un oggetto e l’altro, ci ricorda spesso Icke. Siamo noi che  percepiamo distinto un oggetto dall’altro, grazie (o a causa…) dei nostri 5 sensi, ma in realtà tutto è immerso in un campo “di mille possibilità”.

Secondo il team americano, “gli xenobot aiuteranno a sviluppare organismi progettati dal computer per la “delivery” (la consegna) intelligente dei farmaci.

“Se sapessimo come dire a gruppi di cellule di fare ciò che vogliamo che facciano, in definitiva, questa è la medicina rigenerativa, sarebbe la soluzione alle lesioni traumatiche, ai difetti di nascita, al cancro e all’invecchiamento”, ha detto Michael Levin della Tufts University.
“Tutti questi diversi problemi esistono, perché non sappiamo come prevedere e controllare quali gruppi di cellule stanno per costruire”. Gli xenobot sono una nuova piattaforma per insegnarcelo”.

Nel 2020, gli scienziati hanno rivelato di aver costruito a mano gli Xenobot originali progettati al computer, adattati da cellule staminali di Xenopus laevis, una specie di rana che si trova in alcune parti dell’Africa.

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Le cellule staminali, che possono trasformarsi in qualsiasi tessuto o organo, sono state raccolte dagli embrioni delle rane e lasciate in incubazione. Poi, con piccole pinze e un elettrodo ancora più piccolo, un microchirurgo ha tagliato e unito le singole cellule sotto un microscopio nelle forme specificate da un computer.

Assemblate in forme corporee mai viste in natura, le cellule hanno cominciato a lavorare insieme, alimentate da riserve di energia embrionale. All’epoca, hanno dimostrato che i bot erano programmati per eseguire una serie di compiti tra cui la “delivery” (consegna) di medicine direttamente in un punto del corpo.

Questa nuova generazione – Xenobots 3.0 – utilizza cellule staminali della stessa specie di rana. Gli Xenobot 3.0 possono raccogliere centinaia di singole cellule, comprimerle e assemblarle in “bambini” rilasciati dalle loro bocche a forma di Pac-Man.

Pochi giorni dopo, questi ‘bambini’ diventano nuovi Xenobot che sembrano e si muovono proprio come i loro ‘genitori’. E poi questi nuovi Xenobot possono uscire, trovare cellule e costruire copie di se stessi – e il processo si ripete ancora e ancora.

In una rana Xenopus laevis, queste cellule staminali embrionali di solito si sviluppano nella pelle. Starebbero all’esterno di un girino, per tenere fuori gli agenti patogeni e ridistribuire il muco”, ha detto Levin.”

Ma ci dicono che li stanno mettendo in un nuovo contesto:
“Stiamo dando loro la possibilità di reimmaginare la loro multicellularità. Queste cellule hanno il genoma di una rana, ma, liberate dal diventare girini, usano la loro intelligenza collettiva, una plasticità, per fare qualcosa di stupefacente.”

Già…all’insegna del nuovo dogma della globalizzazione: l’essere collettivo e la scomparsa dell’individuo...

“Da solo, il genitore Xenobot, composto da circa 3.000 cellule, forma una sfera, ma non può riprodursi efficacemente per diverse generazioni. Questi possono fare figli, ma poi il sistema normalmente si estingue”, ha detto Sam Kriegman al Tuft’s. E’ molto difficile, in realtà, far sì che il sistema continui a riprodursi”.

“Così, il team ha usato un computer – in particolare un algoritmo di intelligenza artificiale (AI) sul cluster di supercomputer Deep Green alla UVM.”

Riecco il “Green”, l’onnipresente green: sarà un caso trovarlo anche qui? Ed ora le note sulla ricerca della forma edi queste “creazioni”, perchè poi la sostanza ormai è preistoria…:

“Nella simulazione, l’algoritmo è stato in grado di testare miliardi di forme del corpo: triangoli, quadrati, piramidi, stelle marine, per trovare quelle che si replicano.

“Abbiamo chiesto al supercomputer dell’UVM di capire come regolare la forma dei genitori iniziali, e l’IA è venuta fuori con alcuni strani disegni dopo mesi di lavoro, compreso uno che assomigliava a Pac-Man”, ha detto Kriegman.

È molto non-intuitivo. Sembra molto semplice, ma non è qualcosa a cui un ingegnere umano sarebbe arrivato. Perché una bocca piccola? Perché non cinque? Abbiamo inviato i risultati a Doug e lui ha costruito questi Xenobot genitori a forma di Pac-Man”.

Sorge spontanea la domanda: il culto della nuova religione alias Intelligenza Artificiale, alias Arconti per altre precedenti culture, è ormai irrimediabilmente sdoganato?

Infine l’articolo mainstream non manca di rassicurarci eticamente…:

“In risposta a qualsiasi preoccupazione etica che il pubblico potrebbe avere, il team sottolinea che gli Xenobot sono interamente contenuti in un laboratorio, sono facilmente estinguibili, e sono controllati da esperti di etica federale, statale e istituzionale.”

Possiamo qundi dormire sonni tranquilli. Siamo in buone mani, soprattutto etiche e per nulla corruttibili. Abbiamo mai visto il contrario nei laboratori del mondo?

“Questo è un sistema ideale in cui studiare i sistemi auto-replicanti”, ha detto Bongard. Abbiamo un imperativo morale per capire le condizioni in cui possiamo controllarlo, dirigerlo, spegnerlo, esagerarlo. È importante, per la società nel suo insieme, studiare e capire come funziona”.

Lo studio del team è stato pubblicato nei Proceedings of the National Academy of Sciences.

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Fonte: https://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-10254773/Scientists-build-living-robots-reproduce.html

Traduzione e commenti. M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

Fonte della immagine di apertura