In queste ultime ore abbiamo letto notizie preoccupanti su una votazione a breve al Parlamento EU, che potrebbe cambiare il livello di sicurezza del cibo che mettiamo sulle nostre tavole e quindi ridurre la nostra libertà di scelta. Nel seguito traduco l’articolo che l’austriaco TKP (QUI altri articoli da questa fonte) ha fatto per chiarire e introdurre il tema. Il voto è atteso probabilmente per il 18/19 maggio
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Dietro le quinte, la Commissione Europea sta preparando la prossima fase di controllo industriale sugli alimenti. Il Parlamento europeo dovrebbe votare nei prossimi giorni un nuovo regolamento sulle «nuove tecniche genomiche» (NGT), che introduce un sistema a due livelli per le piante geneticamente modificate.
Il regolamento EU previsto sulle nuove tecniche genomiche (NGT) introduce un sistema a due categorie per le piante prodotte con nuovi metodi di ingegneria genetica (come CRISPR). L’obiettivo è quello di allentare le rigide norme sugli OGM per le modifiche “simili a quelle convenzionali”.
In futuro, i prodotti NGT-1 non dovranno più essere etichettati come geneticamente modificati, con la motivazione esplicita che l’etichettatura OGM viene «percepita negativamente» e porta a una «scarsa accettazione da parte dei consumatori».
Tradotto: i cittadini non devono sapere cosa mangiano, in modo che non lo rifiutino.
Due categorie per la stessa ingegneria genetica
La nuova normativa differenzia tra NGT-1 (modifiche semplici che, secondo quanto affermato, potrebbero verificarsi anche in natura o tramite selezione convenzionale) e NGT-2 (interventi più complessi).
Le piante NGT-1 e gli alimenti da esse derivati dovrebbero essere in gran parte esentati dalle rigide norme sugli OGM: nessuna valutazione obbligatoria dei rischi, nessuna tracciabilità nel prodotto finale e, soprattutto, nessuna etichettatura per il consumatore. Solo le sementi devono essere etichettate.
L’NGT-2 rimane soggetto al vecchio regime sugli OGM con autorizzazione, etichettatura e tracciabilità. I critici vedono in questo soprattutto un regalo all’industria biotecnologica: un’introduzione sul mercato più rapida, meno controlli e la possibilità di introdurre in modo discreto nelle catene alimentari, i prodotti geneticamente modificati
Criteri di classificazione:
- NGT-1 (Categoria 1): piante considerate equivalenti alle varietà ottenute con metodi convenzionali o a quelle presenti in natura.
Massimo 20 modificazioni genetiche (ad es. piccole delezioni, sostituzioni o inserzioni di un massimo di 20 coppie di basi).
Le modifiche potrebbero teoricamente verificarsi anche attraverso la selezione convenzionale o mutazioni naturali.
Sono escluse determinate caratteristiche (ad es. tolleranza agli erbicidi o produzione di sostanze insetticide note) – queste vengono automaticamente classificate come NGT-2.
- NGT-2 (Categoria 2): Tutte le altre piante NGT con modificazioni genetiche più complesse o estese che superano i limiti dell’NGT-1.
Trattamento normativo:

Conseguenze pratiche
- NGT-1: immissione sul mercato più rapida, costi inferiori per l’industria, nessuna indicazione per il consumatore per il cibo che si mette nel piatto. L’industria sostiene che queste piante «non siano nuove». I critici parlano di ingegneria genetica nascosta e di perdita della libertà di scelta.
- NGT-2: rimane di fatto soggetto al vecchio regime sugli OGM – costoso, lungo e con l’obbligo di piena trasparenza.
- NGT-1 è la via «facile» per interventi minori e precisi, che saranno in gran parte esentati dalle norme sugli OGM. NGT-2 copre tutto ciò che va oltre e rimane soggetto alle rigide regole.
Il Parlamento dovrebbe votare a breve (probabilmente il 18/19 maggio 2026). Questa normativa è molto controversa:
– i sostenitori vedono in essa un’opportunità per ottenere piante resistenti ai cambiamenti climatici e più produttive, mentre
– gli oppositori mettono in guardia dalla progressiva esautorazione della tutela dei consumatori, contro una crescente dipendenza dalle multinazionali dei brevetti.
«L’accettazione da parte dei consumatori»: ammissione di fallimento
La vera motivazione dei sostenitori è particolarmente illuminante: si vuole evitare l’etichettatura perché i consumatori spesso rifiutano i prodotti geneticamente modificati. Anziché garantire trasparenza e libertà di scelta, l’UE sceglie la via dell’inganno per omissione.
Ciò ricorda fatalmente altri progetti “green” in cui i cittadini vengono controllati perché si ritiene siano presumibilmente troppo stupidi o troppo timorosi per prendere le decisioni “giuste”.
Allo stesso tempo, l’agricoltura viene attaccata con il pretesto della protezione del clima e della sostenibilità – si veda l’attuale isteria sul metano. Mentre gli agricoltori tradizionali sono gravati sempre più da nuovi vincoli e tasse, si spiana la strada a piante geneticamente modificate e “resistenti al clima”, che siano brevettabili e prodotte industrialmente.
Non è un caso. È la continuazione dell’agenda: controllo dei semi, controllo del cibo, controllo delle persone.
Rischi, brevetti e sovranità
Voci indipendenti mettono in guardia contro una insufficiente valutazione dei rischi, contro possibili conseguenze a lungo termine e contro una giungla di brevetti, che potrebbe rendere i coltivatori e gli agricoltori tradizionali dipendenti dalle grandi multinazionali.
La richiesta iniziale del Parlamento di un’etichettatura sistematica e di una maggiore tutela dei consumatori è stata in gran parte indebolita nei negoziati del trilogo. La votazione in plenaria del Parlamento europeo è prevista per metà maggio (probabilmente il 18 o il 19 maggio).
Se il regolamento dovesse essere approvato, entrerà in vigore dopo un periodo di transizione e cambierà in modo persistente l’agricoltura e la produzione alimentare europee – probabilmente non a vantaggio dei consumatori e degli agricoltori indipendenti.
Resta da vedere se un numero sufficiente di deputati avrà ancora il coraggio di votare a favore della trasparenza e dei veri diritti dei consumatori. Oppure se la lobby biotecnologica degli oligarchi come Gates, Rockefeller, Rothschild, Ford & Co.riuscirà a spuntarla anche questa volta.
La EU minaccia sempre di più la sovranità sul nostro cibo
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net






