Societa’ orwelliana • Manipolazione- controllo mentale

Dr Kheriaty su Transumanesimo e I.A., abbracciarle porta ad un incubo di stupidità, debolezza e morte. Quarta e ultima parte

Scritto da Cristina Bassi

Ciò che segue è la mia traduzione dell’ultima parte della conferenza del dr Aaron Kheriaty (qui la prima parte, qui la seconda, qui la terza). Il dr Kheriaty è un consulente senior del Brownstone Institute, da cui ho tratto la trascrizione inglese ed è anche medico psichiatra e direttore del Programma Bioetica e Democrazia Americana presso il Centro di Etica e Politiche Pubbliche. La conferenza che segue è tratta dal suo libro The New Abnormal: The Rise of the Biomedical Security State (Regnery, 2022).

In questa ultima parte, il dr Kheriaty fa una brillantissima correlazione tra il progetto transumanista ed un romanzo dello scrittore irlandese C.S.Lewis (1898-1963), tra le cui opere appunto si ricorda  “Quell’orribile forza”, che viene qui citata dal dr Kheriaty per incredibili toni “profetici” col nostro presente.

Il Transumanesimo, conclude Kheriaty “si basa su una nozione completamente errata di ciò che significa essere umani”, e lancia il suo monito: “se abbracciamo incautamente il sogno transumanista, ci ritroveremo invece in una distopia da incubo di stupidità, debolezza e morte”.

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Quell'orribile Forza Una Favola Moderna Per Adulti
Quell’orribile forza

Non sottolineerò mai abbastanza l’importanza per il nostro tempo del libro di C.S. Lewis, “L’abolizione dell’uomo” (The Abolition of Man ). Una volta Lewis osservò che il suo romanzo distopico, Quell’Orribile Forza, terzo volume della sua “trilogia spaziale”, era “L’abolizione dell’uomo”, in forma romanzata.

Coloro che hanno imparato da Brave New World (Il Mondo Nuovo) di Huxley e da 1984 di Orwell farebbero bene a leggere anche Quell’Orribile Forza, una voce poco apprezzata, nel genere della narrativa distopica.

Già nel 1945, Lewis aveva previsto l’arrivo di Yuval Harari e della sua schiera di transumanisti. Egli satireggiò brillantemente la loro ideologia nel personaggio di Filostrato, uno scienziato italiano serio ma profondamente fuorviato.

1984

Nella storia, una cabala di tecnocrati si impadronisce di una bucolica città universitaria inglese – pensiamo a Oxford o Cambridge – e si mette subito al lavoro per trasformare le cose secondo la loro visione del futuro.

Il protagonista del romanzo, Mark Studdock, viene reclutato dall’università nel nuovo istituto dei tecnocrati. Mark desidera soprattutto far parte dell’insieme dei progressisti, l’“anello interno” che sta guidando la prossima grande cosa.

Trascorre i primi giorni al N.I.C.E. (National Institute for Coordinated Experiments) cercando invano di capire cosa comporti esattamente il suo nuovo lavoro. Alla fine scopre di essere stato assunto principalmente per scrivere propaganda, che spieghi al pubblico le attività dell’Istituto.

Un po’ scoraggiato – dopotutto è uno studioso di scienze sociali e non un giornalista – un giorno siede a pranzo con Filostrato, un membro della cerchia ristretta del N.I.C.E., e impara qualcosa sulla visione del mondo di questo scienziato.

Si dà il caso che Filostrato abbia appena dato ordine di abbattere alcuni faggi, presenti nella proprietà dell’Istituto e di sostituirli con alberi di alluminio. Qualcuno al tavolo chiede naturalmente perché, facendo notare che i faggi gli piacevano molto.

“Oh, sì, sì”, risponde Filostrato. “Gli alberi belli, gli alberi da giardino. Ma non i selvatici. Nel mio giardino metto la rosa, ma non il rovo. L’albero della foresta è un’erbaccia”.

Filostrato spiega di aver visto una volta in Persia un albero di metallo, “così naturale da ingannare”, che secondo lui potrebbe essere perfezionato. Il suo interlocutore obietta che un albero fatto di metallo difficilmente sarebbe uguale a un albero vero. Ma lo scienziato non si lascia scoraggiare e spiega perché l’albero artificiale è superiore:

“Ma considera i vantaggi! Se vi stancate di averlo in un posto, due operai lo portano da un’altra parte: dove volete. Non muore mai. Niente foglie che cadono, niente ramoscelli, niente uccelli che costruiscono nidi, niente sporcizia e disordine”.
“Immagino che uno o due, come curiosità, potrebbero essere piuttosto divertenti”.

“Perché uno o due? Al momento, lo ammetto, dobbiamo avere le foreste, per l’atmosfera. Presto troveremo un sostituto chimico. E poi, perché nessun albero naturale? Non prevedo altro che l’albero dell’arte su tutta la terra. Di fatto, puliamo il pianeta”.

Quando gli viene chiesto se intende dire che non ci sarà più vegetazione, Filostrato risponde:

“Esattamente. Ci si rade il viso: addirittura, alla maniera inglese, lo si rade ogni giorno. Un giorno ci raderemo il pianeta”. Qualcuno si chiede cosa ne faranno gli uccelli, ma Filostrato ha un piano anche per loro: “Io non avrei nemmeno gli uccelli. Sull’albero dell’arte vorrei che gli uccelli dell’arte cantassero tutti quando si preme un interruttore all’interno della casa. Quando ci si stanca del canto, li si spegne. Considerate ancora una volta il miglioramento. Niente piume cadute in giro, niente nidi, niente uova, niente sporcizia”.

Mark risponde che questo suona come l’abolizione di quasi tutta la vita organica.

“E perché no?” Filostrato ribatte. “È semplice igiene”.

E poi, riecheggiando la retorica di Yuval Harari, sentiamo l’esaltazione di Filostrato, che sarebbe stata perfetta per la riunione annuale del World Economic Forum a Davos:

“Ascoltate, amici miei. Se raccogliete una cosa marcia e trovate questa vita organica che striscia su di essa, non dite: “Oh, che cosa orribile. È viva” e poi la lasciate cadere?… E voi, soprattutto voi inglesi, non siete forse ostili a qualsiasi vita organica che non sia la vostra sul vostro stesso corpo? Piuttosto che permetterlo avete inventato il bagno quotidiano…. E come chiamate la sporcizia? Non è forse proprio l’organico? I minerali sono sporco pulito. Ma la vera sporcizia è quella che proviene dagli organismi: sudore, sputi, escrezioni. La vostra idea di purezza non è forse un enorme esempio? L’impuro e l’organico sono concetti intercambiabili…. Dopo tutto, noi stessi siamo organismi.

“Lo concedo… In noi la vita organica ha prodotto la Mente. Ha fatto il suo lavoro. Dopo di che, non ne vogliamo più. Non vogliamo più che il mondo sia ricoperto di vita organica, come quella che voi chiamate muffa blu, che germoglia e germoglia, si riproduce e si decompone. Dobbiamo sbarazzarcene. A poco a poco, naturalmente. Lentamente impariamo come fare. Impariamo a far vivere i nostri cervelli con sempre meno corpo: impariamo a costruire i nostri corpi direttamente con le sostanze chimiche, senza più doverli riempire di bruti morti e di erbacce. Impariamo a riprodurci senza copulare“[vii].

Qualcuno interviene dicendo che quest’ultima parte non sembra molto divertente, ma Filostrato risponde:

“Amico mio, hai già separato il divertimento, come lo chiami tu, dalla fertilità. Il divertimento stesso comincia a passare oltre…. La natura stessa comincia a gettar via l’anacronismo. Quando l’avrà buttato via, allora la vera civiltà diventerà possibile”.

Tenete presente che questo testo è stato scritto decenni prima dell’invenzione della fecondazione in vitro e di altre tecnologie di riproduzione assistita, nonché della rivoluzione sessuale che ha portato all’accettazione diffusa della pillola contraccettiva orale.

Come Lewis rivela alla fine del romanzo, tuttavia, la N.I.C.E. (National Institute for Coordinated Experiments) non è controllata da brillanti uomini di scienza, ma è in definitiva sotto il controllo di forze demoniache.

Sia nel personaggio reale di Harari che in quello fittizio di Filostrato troviamo uomini che abbracciano, anzi celebrano, l’idea che gli esseri umani possano liberarsi della disordinata attività della vita organica e trasferire in qualche modo la nostra esistenza corporea nella sterile materia inorganica.

In entrambi i personaggi incontriamo il tipo di uomo che vorrebbe sbiancare l’intera terra con un disinfettante per le mani. Nel tempo covid, non siamo forse stati spinti, forse un po’ troppo, nella direzione del sogno di Filostrato, quando abbiamo cercato di disinfettare e igienizzare completamente i nostri ambienti di vita e di trasferire tutte le nostre comunicazioni nel regno digitale?

Non ci siamo forse mossi in questa direzione anche trascorrendo più ore da svegli incollati agli schermi in un mondo virtuale, piuttosto che interagire con le persone nel mondo reale, mentre da ogni nostro tocco di tastiera e click, vengono estratte risme di dati comportamentali per l’analisi predittiva da parte dell’IA?

La materia organica è viva, mentre quella inorganica è morta. Posso solo concludere che il sogno dei transumanisti è, in ultima analisi, una filosofia di morte. Ma dobbiamo ammettere che è diventata una filosofia influente tra molte delle élite di oggi.

In un modo o nell’altro, tutti noi siamo stati sedotti dall‘idea errata che, grazie a una vigilanza massicciamente coordinata e all’applicazione della tecnologia, potremmo liberare gli ambienti in cui viviamo dagli agenti patogeni e ripulire completamente il nostro mondo, forse anche impedendo la morte.

Filosofia Cristiana E Politica In Augusto Del Noce — Libro

Come sottolineò il filosofo italiano Augusto Del Noce, le filosofie che partono da premesse errate non solo non raggiungono il loro scopo, ma finiscono inevitabilmente per produrre l’esatto contrario dei loro obiettivi dichiarati.

Il transumanesimo mira a un’intelligenza superiore, a una forza sovrumana e a una vita infinita. Ma poiché si basa su una nozione completamente errata di ciò che significa essere umani, se abbracciamo incautamente il sogno transumanista, ci ritroveremo invece in una distopia da incubo di stupidità, debolezza e morte.

fonte: https://brownstone.org/articles/transhumanism-and-ai-an-ideology-of-death/ 
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net