Societa’ orwelliana • Inganni

Kevork Almassian: l’Impero al di sopra di Epstein. Le email che cambiano il modo di percepire il mondo

Scritto da Cristina Bassi

Kevork Almassian, è un analista geopolitico siriano e fondatore di Syriana Analysis; ci dice di pubblicare in modo indipendente, “per rimanere libero da pressioni istituzionali e cooptazioni editorial”. Sul blog svizzero tedesco Uncutnews.ch , ho letto il suo articolo di cui traduco alcune parti nel seguito.
Qui si osserva la “faccenda” Epstein non dal punto di vista degli orrori, della depravazione, del satanismo e pedofilia, ma facendo collegamenti e riflessioni, come conseguenza, sulla società/civiltà in cui siamo e in cui invece credevamo di essere.
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Mentre leggevo l’ultima serie di e-mail di Epstein, ho avuto la strana sensazione che la storia fosse ben più grande – seriamente- e che spingesse verso domande, che normalmente sono considerate troppo difficili per una conversazione educata: chi comanda davvero, a chi appartiene il denaro, chi stabilisce i limiti del possibile e perché spesso sembra che il mondo sia controllato dall’alto, mentre il resto di noi reagisce dal basso.

Ho sempre detto, ben prima che questi documenti venissero alla luce, che le persone che dettano la politica estera, che iniziano le guerre, che impongono sanzioni che causano la fame … devono avere un preciso profilo psicologico, perché le persone normali non distruggono casualmente intere società e poi dormono sonni tranquilli.

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E se pensate che sia un’esagerazione, guardate come funzionano le sanzioni come arma. Negli Stati Uniti, la maggior parte delle persone ha cibo sulla tavola. E sì, ci sono povertà e ingiustizia in America, ma ci sono famiglie al di fuori dell’America che non possono permettersi il pane per i propri figli o il latte per un neonato.

L’opinione pubblica occidentale è stata educata a credere che ciò sia sempre il risultato di corruzione locale o cattiva amministrazione. Ma sappiamo che le misure coercitive unilaterali condotte dagli Stati Uniti – sanzioni economiche illegali – vengono utilizzate come strumento di guerra per distruggere le società fino a quando non si sottomettono.

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La Siria è l’esempio più chiaro, perché i fatti non sono nemmeno contestati: in seguito alle sanzioni imposte da Donald Trump, in particolare il Caesar Act, i siriani sono stati spinti in massa al di sotto della soglia di povertà, e stiamo parlando di milioni di persone nel paese che hanno dovuto assistere al crollo della loro valuta, all’evaporazione del loro potere d’acquisto e all’asfissia economica della loro società, anche dopo la fine delle principali battaglie.

Le email di Eppstein: cambiano il modo in cui percepiamo il mondo 

Con le le email di Epstein iniziano a cambiare il modo in cui percepiamo il mondo, perché per anni abbiamo dato per scontato che le persone che prendono queste decisioni siano
istituzioni visibili: la Casa Bianca, il Congresso, il Senato, il Dipartimento della Difesa, il Dipartimento di Giustizia, i Servizi Segreti.

Abbiamo dato per scontato che fossero questi gli ambiti in cui viene fatta la politica e forse lo sono – in parte – ma ciò che queste fughe di notizie suggeriscono è che persino queste istituzioni potrebbero non essere il vertice della piramide, che oltre i presidenti, oltre i politici, oltre i volti che si vedono in televisione, potrebbero esistere forze più potenti che finanziano le decisioni, creano incentivi e le dirigono, e che i leader visibili a volte sono più simili a esecutori che a pianificatori.

Il Segreto più Nascosto
Non appena si leggono le relazioni che circondano Epstein… si inizia a riconoscere qualcosa di simile a un network, un intreccio interconnesso di denaro, ideologia e burocrazia, in cui gli stessi nomi compaiono nella finanza, nella tecnologia, nella scienza e nella politica. Così si inizia a sospettare che ciò che chiamiamo democrazia, sia più simile a un palcoscenico: un circo di politici in competizione che agiscono come leader ma, in realtà, sono dipendenti di un sistema che non controllano.

Se il potere opera attraverso dei network che non possiamo vedere direttamente, che senso hanno elezioni, parlamenti, promesse elettorali, dibattiti televisivi e messe in scena morali? Scegliamo veramente il nostro futuro o ci viene offerto un menu in cui il vero chef rimane nascosto e il nostro unico ruolo è scegliere quale piatto ci viene servito in questa stagione?

Guida alla Cospirazione Globale

I nomi che emergono in relazione a Epstein, sono più di semplici pettegolezzi. Non si tratta di venerare o demonizzare una singola famiglia o dinastia – e voglio essere chiaro su questo, perché Internet ama trasformare le analisi in attacchi tribali – ma di capire che dinastie bancarie, interessi militare-industriali e progetti tecnologici d’élite non sono universi separati, ma spesso interconnessi.

Quando si sente Epstein dire che lui rappresenta grandi interessi bancari, e quando si vede la vicinanza tra i miliardari della Silicon Valley e network come il suo, si inizia a pensare che molti dei progetti “visionari” venduti al pubblico – transumanesimo, chip cerebrali, governance dell’intelligenza artificiale, sistemi di valuta digitale – potrebbero non essere affatto innovazioni dal basso, ma progetti dall’alto verso il basso che mirano al controllo totale sull’ambiente umano.

Mettere in discussione la gerarchia del potere

E riflettendo, si inizia a mettere in discussione l’intera gerarchia del potere. Forse i parlamenti non sono il primo livello decisionale, ma il quarto o il quinto. Forse i primi ministri e i presidenti non sono leader sovrani, ma manager di terzo livello incaricati di proporre politiche al pubblico.

Forse nemmeno la classe di Musk e Thiel – coloro che gestiscono piattaforme, sviluppano sistemi di intelligenza artificiale e promuovono tecnologie neurali – è al vertice, ma sono piuttosto amministratori delegati, che implementano progetti concepiti altrove, per interessi più grandi dei propri.

E poi si arriva alla domanda più pericolosa di tutte, quella che nessuno vuole che i cittadini si pongano troppo a voce alta: se il vero potere risiede al di sopra del palcoscenico democratico, nell’oscurità, nei network che possono incanalare denaro, diffondere idee e mobilitare burocrazie per attuarle, viviamo davvero in democrazie o in democrazie gestite dove la libertà è principalmente un sentimento e il voto principalmente una messa in scena?

E la gente si chiederà: abbiamo scelta? Possiamo davvero dire “no” quando questi sistemi vengono costruiti indipendentemente da ciò che pensano gli elettori? Perché se questi progetti possono essere portati avanti anche contro lo scetticismo pubblico, allora la democrazia diventa un esercizio di marketing piuttosto che una realtà di governo.

Ciò che è cambiato per me da quest’ultima rivelazione su Epstein, non dipende dal fatto che abbia improvvisamente scoperto l’esistenza del male o che i potenti mentono; ciò che è cambiato è che il velo sembra più sottile, la gerarchia più chiara e l’idea che i politici siano “leader”, cosa più difficile da accettare.

Quando qualcuno come Tony Blair, che ha avuto un ruolo fondamentale nell’invasione dell’Iraq, torna anni dopo per convincere il pubblico della necessità delle identità digitali, lo vedo come un dipendente, un manager intermedio che implementa i progetti dei superiori i cui nomi raramente vediamo sullo schermo.

Cos’è la civiltà in cui viviamo?

E forse è questo il vero significato geopolitico delle email di Epstein, al di là della depravazione, dello scandalo, del sensazionalismo: ci costringono a confrontarci con la possibilità che il mondo sia governato da network, e che questi network siano più duraturi dei governi, più influenti delle elezioni e meglio protette di quanto qualsiasi istituzione ufficiale ammetterà mai.

Non vi chiedo di accettare una singola grande teoria. Vi chiedo di riconoscere lo schema e di chiedervi, se esso spieghi perché il mondo sempre più sembri meno libero, sempre più amministrato, sempre più costruito, proprio mentre ci viene solennemente detto, che viviamo nell’era più democratica della storia umana.

Se questa è la direzione in cui stiamo andando – verso un futuro di controllo digitale stratificato di esaurimento economico e crisi inscenate – allora l’unica domanda seria non è “Chi vincerà le prossime elezioni?”, ma se la gente comune riuscirà a ritrovare sufficiente chiarezza, unità e coraggio, per rivendicare una vita politica che non sia dettata dall’alto.

Perché se veniamo ridotti ad una reazione permanente – sempre reagendo alla prossima guerra, alla prossima crisi, al prossimo panico artificiale – allora rimarremo sudditi. E forse questa è la parte più sorprendente di tutto: che la storia di Epstein, iniziata come uno scandalo sordido, finisca per costringerci a chiederci se la civiltà in cui viviamo sia ancora ciò che afferma di essere.

Fonte: https://uncutnews.ch/das-imperium-ueber-epstein/  
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

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