Risvegli Una nuova cultura

Alan Watts su coraggio, preoccupazione e paura

Scritto da Cristina Bassi

Traduco e sintetizzo nel seguito una “ispirazione” da Alan Watts, su temi decisamente attuali: coraggio, preoccupazione, paura.
Alan Watts (1915-1973) fu un celebre autore, filosofo e docente nato in Kent (UK) e trasferitosi poi in America. Negli anni ’60 in USA Alan Watts tenne vari seminari e lezioni sulle culture orientali ed ebbe molto successo. Fu anche un grande studioso di psicologia e psicanalisi e in Europa ebbe modo di conoscere Carl Gustav Jung. QUI altri articoli che tradotto su questo sito, da sue lezioni-audio
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C’è un poema che dice: “sotto la spada alzata, c’è l’inferno che ti fa tremare, ma prosegui, perchè  c’è la terra della beatitudine”

Non esitare, non essere bloccato, non essere stordito dalla illusione. Ora puoi dire che tutto ciò è ottima cosa, ma che non riesci a portarti a quel punto. “Quando sono veramente spaventato, comincio a tremare e non posso fermarmi, non è nulla che ha a che fare con la mia volontà. Non ha importanza quanto stringo i denti o strizzo i muscoli o esercito la mia volontà, i tremori non se ne vanno.”

Tutto questo è vero. Ma devi ricordare che il segreto di tutto questo, è non aver paura della paura. Quando veramente ti puoi permettere di avere paura, senza fare resistenza alla esperienza della paura, allora cominci veramente a padroneggiare la paura.

Ma quando ti rifiuti di avere paura, le stai resistendo. E questo semplicemente attiva un circolo vizioso, di avere paura e di avere paura della paura. Questo è ciò che chiamiamo PREOCCUPAZIONE, che è una condizione cronica.

Le persone che si preoccupano, si preoccuperanno indipendentemente da ciò che accade. Quando c’è una improbabile minaccia esterna, ne scopriranno immediatamente un’altra.

Il Libro sui Tabù che ci Vietano la Conoscenza di ciò che Veramente Siamo — Libro

La preoccupazione è come una cipolla con infiniti strati. E quando vedi ridursi la grandezza della cipolla, cambia tutto il senso della distanza e della misura, ma siccome guardi con cosi grande intento la piccola cipolla, essa diventa di nuovo grande perchè riempie tutto il tuo campo visivo… cosi ricominci a pelarla.

Ma non appena ne hai un’altra più o meno di questa misura, allora si ingrandisce nel tuo giudizio, nel tuo senso dei valori, e ancora una volta diventa qualcosa di colossale.  Quindi se sei disposto a preoccuparti... c’è sempre tanto di cui preoccuparsi.

Fai un sacco di soldi senza problemi e cominci a chiederti [che succede] se ti ammali…ma il medico dice no…tutto a posto, niente di problematico per lei E allora cominci a pensare se non finirai con l’avere un incidente. Quindi prendi le tue precauzioni e ti chiedi se non ci sarà un rivoluzione politica o se ti ruberanno in casa. C’è sempre qualcosa…

Questo tipo di preoccupazione è una inutile persecuzione. Eppure ci sentiamo un po’ in colpa se non lo facciamo. In qualche modo è instillato in noi che una adeguata preoccupazione è un buon senso di responsabilità. Quindi ci si preoccupa.

Paul Tillich usa al parola concern” (preoccupazione) in un modo speciale ed anche i Quaccheri; anche per quei gruppi che definiremmo “consapevoli socialmente”, si dice che “si preoccupano”. Quindi quando dice “sono preoccupato”, significa che sei accigliato in volto… sono preoccupato per te, per la nazione, per la guerra…

Alla fine anche la religione è la preoccupazione finale. Sono preoccupato per l’universo, e lui usa questa meravigliosa parola decontaminata per “Dio”, che ha assunto da [Meister] Eckart: il terreno dell’essere. Quindi alla fine la preoccupazone ultima, è quella del terreno dell’essere.

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Dunque, lo conoscevo, ed era un uomo merviglioso,  ciò che io chiamo preoccupazione, tuttavia, nei termini in cui desidero interpretarla, anzichè questa sorta di essere accigliati, è piuttosto come uno stupore.

In altre parole… l’esistenza è piuttosto peculiare, non posso spiegare esattamente questa sensazione, perchè non so come fare la domanda sulla esistenza cosi che mi si possa dire che sto interrogandomi in modo chiaro.

E’ una bella cosa da considerare con se stessi: se dovessi avere una intervista con il Signore Dio e avessi solo 5 minuti in cui poter fare solo una domanda, che chiederesti?

E hai molto tempo per pensarci su in anticipo. E domanda dopo domanda, ti rendi conto che non è proprio questa la cosa che vorresti chiedere… piuttosto…”ma tu esisti?” Ma certo, non possiamo che dire di si.

Ho delle allucinazioni…. NO? ma come posso essere sicuro che non è una allucinazione? Ma poi invece rifiuti questo tipo di domande. E quando alla fine ti trovi che non sai cosa chiedere… c’è un tipo di domanda nella tua mente...non tanto una domanda ma un interrogarsi, un senso che tutto sia incredibile.

E’come quel mio amico che andò da un maestro Zen e ottenne una intervista, dopo un po’ di problemi, con una interprete. Si sedette e disse: sa, ora che sono qui non so che chiederle. Mi viene solo voglia di ridere. E il Maestro Zen disse. beh, ridiamo!

Ma, vedete, quel sentimento di meraviglia dell’essere, è ciò che definisco o vorrei significare “preoccupazione ultima”, usando la frase di Tillich.

Attaccare la paura è rafforzarla. Perchè vi sentirete subito in colpa, o inadeguati, se non avete successo. Ma la paura è qualcosa che sorge naturalmente e spontaneamente in certe circostanze, proprio come se sentiste caldo vicino al fuoco.

E’ molto naturale avere paura e quindi se non cerchi di abbatterla, partendo da un’idea preconcetta di ciò che dovresti essere, allora sei sulla buona strada

fonte: https://www.youtube.com/watch?v=J0lfjVB5KhM  

traduzione e sintesi: M.Cristina Bassi, per www.thelivingspirits.net