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Elise Bohan, transumanista convinta: oltre i nostri “sacchi di carne dal cervello di scimmia”

Scritto da Cristina Bassi

L’articolo che traduco e sintetizzo nel seguito, dal The Guardian, a firma di Celina Ribeiro è tra quelli che scelgo di rendere noti non per sintonia e risonanza, ma per divulgare l’orrore che sta avvolgendo il pianeta, almeno la sua parte “occidentale”.

E’ un articolo che descrive inoltre la distopia che galoppa tra le maglie delle giovani generazioni accademiche dell’ occidente attuale.

La protagonista della intervista è Elise Bohan, 31 anni, transumanista dell’Università di Oxford, autrice di un libro: “Future Superhuman”. Fa parte del Future of Humanity Institute della Unversità di Oxford.

Evoluzione non Autorizzata — Libro

Sacchi di carne dal cervello di scimmia” …

“il XXI secolo sarà un momento di svolta per l’umanità. L’invecchiamento verrà curato. La morte vinta. Il lavoro sarà finito. Il cervello umano sarà ribaltato dall’intelligenza artificiale. I bambini nasceranno fuori dall’utero. I figli saranno virtuali, i partner non umani. Il futuro dell’umanità potrebbe essere virtualmente irriconoscibile entro la fine del XXI secolo, e questo se la transizione sarà corretta. Se la sbagliamo, beh…”

“Tra dieci anni sarà tutto molto diverso, e tra altri dieci anni per me sarà un vero e proprio orizzonte degli eventi… Penso che a quel punto sia assolutamente plausibile che il gioco sia cambiato in modo fondamentale, sia in bene che in male”.

Il transumanesimo per la Bohan è un movimento che mira ad affrontare, a porre fine – a quelle che chiama le “tragedie della realtà”: invecchiamento, malattia e morte involontaria. È, scrive, “una filosofia e un progetto che mira a renderci più che umani.”.

(Apoteosi della inversione, dico io, la maestria degli Arconti, gli usurpatori del genere umano. Amiconi della ragazza? )

“…questo progetto è già iniziato e trasformerà il nostro mondo – e le nostre menti e i nostri corpi – nell’arco della nostra vita. Non solo sta accadendo, ma questa transizione è necessaria se vogliamo che l’umanità sopravviva in perpetuo”.

“ Non è una grande forzatura pensare che l’intelligenza artificiale diventerà la forza intellettuale più potente del secolo. Che la coscienza umana potrebbe essere trasferita dai nostri “sacchi di carne” (cosi ci chiama) in una sfera tecnologica. Che l’ascesa dell’IA e dell’automazione potrebbero rendere superflua una grande quantità di lavoro umano e che forse – se ci riusciamo – questo potrebbe lasciare più tempo per il tempo libero, il grande pensiero, la meditazione, la connessione”.

La Bohan si dice sicura che, quando sarà possibile, “ le donne chiederanno a gran voce di essere liberate dalle catene della gravidanza, del parto e dell’allattamento”.

(Come non trovare un fil rouge con i vari movimenti per il fluido gender…. Che con gli interventi ormonali invasivi e irreversibili garantiscono la fine della procreazione?)

Ma lo sconcerto non è finito. Il suo libro, apprendiamo dall’articolo, “è una “lettera d’amore all’umanità”, ma certo è un “amore duro”. Quello che vede si un futuro per l’umanità, “ma non necessariamente per gli esseri umani come li conosciamo”.

La Bohan dice di aver incontrato per la prima volta il transumanesimo all’età di 21 anni e la sua prima reazione fu: “È una follia. È fantascienza. È così lontano. È strano”, dice. “Ma anche interessante”.

Col fratello guardò il documentario Transcendent Man, sul padrino del transumanesimo: Ray Kurzweil. Questo film la “introdusse all’idea di una rapida accelerazione della crescita della tecnologia informatica, alla singolarità tecnologica (il punto teorico in cui la forza del cambiamento tecnologico sfugge al controllo umano e può plasmare la civiltà umana) e all’idea che ci fosse un futuro per l’umanità al di là di quelli che lei chiama i nostri “sacchi di carne dal cervello di scimmia”.

“Lavoriamo, impariamo, amiamo, perdiamo, moriamo”, scrive. Mentre il transumanesimo “offriva qualcosa di meglio”.

“Stiamo costruendo Dio, capisci?”

Nel transumanesimo è insita l’idea di raggiungere l’immortalità umana. Ma a proposito della assenza di morte, le chiede la giornalista”… il fatto che nostro tempo sulla terra sia finito non dà forse a quel tempo il suo valore? Cosa c’è di tragico nella morte?”

“Per me è la perdita di tutto ciò che conta. È una perdita di tutte le cose di valore”, dice Bohan.

“Se gli esseri umani potessero continuare a vivere in uno stato di buona salute, potessero continuare a imparare,….quante cose potrebbe fare la nostra specie! I misteri dell’universo che potremmo svelare. I problemi che potremmo risolvere. E le profondità delle nostre anime che potremmo esplorare”.

“Il transumanesimo sta invadendo i domini tradizionalmente occupati dalla religione? Penso di sì”.

Quando Bohan era una dottoranda, presentò la sua prima relazione importante a una conferenza. Al termine, un biologo le si avvicinò e si congratulò per il suo lavoro.

“Poi mi guardò negli occhi e mi sussurrò: “Stiamo costruendo Dio, sai””, dice ridacchiando. “Io l’ho guardato e ho detto: “Sì, lo so””.

Sapevano che non lo intendevano come religione, dice. “Ma molto di ciò di cui si parla nella religione – onniscienza, onnipotenza, speriamo onni-benevolenza – ci stiamo almeno avvicinando a quella forza che tutto vede, tutto conosce, tutto esplora”.

Chi controlla quella forza o quelle forze, considera la giornalista… è, “ovviamente, una questione critica”.

Cyberuomo — Libro

Gli esperti di tecnologia al comando

Regolamentare la tecnologia durante questa transizione transumana, sostiene Bohan, non è una buona idea.

“A parità di condizioni, preferirei un politico o un gruppo di politici che governano le potenze nucleari degli Stati nazionali, o preferirei qualcuno con un dottorato di ricerca al MIT che è davvero molto intelligente e capisce i sistemi tecnologici meglio di quanto possa fare un essere umano?”, si chiede. “Preferirei un esperto di tecnologia”.

(Altra casuale coincidenza… sono anni che ci hanno abitato a “tecnici ed esperti mai votati per “guidare” alla catastrofe la nostra società umana… )

“Ma detto questo, preferirei che non fosse affatto un essere umano”. Una soluzione tecnologica alla regolamentazione libererebbe il processo decisionale dai pregiudizi umani, dal meccanismo del breve termine e dal tribalismo – se fatta bene, dice. “Potrebbe non essere così”.

Tecnoschiavi — Libro

Nel migliore dei casi, o nel peggiore…

Quale lo scenario migliore per la fine del secolo? La Bohan si aspetta di essere ancora viva (avrebbe 110 anni).
“La mia risposta onesta è che penso che lo scenario migliore sia che alla fine del secolo… gli esseri umani siano finiti. Ma l’umanità non è finita, giusto? Quindi l’intelligenza va avanti”, dice.

“C’è un’utopia associata all’ideale di essere incredibilmente intelligenti, in grado di vedere più lontano di quanto qualsiasi essere umano intelligente abbia mai visto, di sapere di più, di sperimentare di più, di sentire di più, di scoprire di più”.

Ma questa visione, è convinta che sia al di là delle capacità della maggior parte dei mortali:

“Credo che la versione più comoda [per loro] sia: abbiamo un’ottima assistenza sanitaria e tutti sono ricchi. E c’è molta uguaglianza”, dice ridendo.

“Ma nel 2100 non credo che saremo lì. Penso che saremo molto più avanti nel gioco”.

Fonte: https://www.theguardian.com/books/2022/jun/04/beyond-our-ape-brained-meat-sacks-can-transhumanism-save-our-species

sintesi e traduzione: M. Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net