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Michael Tsarion: Jung, l’Inconscio Collettivo e gli Archetipi: il DNA della Psiche

Scritto da Cristina Bassi

Nel seguito la mia traduzione e sintesi del lunghissimo articolo di Michael Tsarion (di cui nel seguito indico le immagini degli articoli qui tradotti), dai contributi sempre fuori dal coro ed interessanti. Divido l’articolo (Jung and the Psyche) in varie puntate. Quelle che seguiranno tratteranno i singoli archetipi di cui parla in questo articolo.

Dalla biografia sul suo sito:
” Cresciuto a Belfast, Irlanda del Nord, durante il culmine dei “Troubles”, Michael inizia i suoi studi revisionisti analizzando le immagini subliminali nei video pop, nei cartelloni pubblicitari e nelle pubblicità delle riviste. Inizia anche a studiare criminologia e culti satanici dopo un’ondata di bizzarri omicidi rituali avvenuti a Belfast a metà degli anni 70. 

(…) Cresciuto da genitori fermamente marxisti, Michael divenne intimamente consapevole della frode del socialismo fin dalla tenera età. Era anche convinto che la storia della prima e della seconda guerra mondiale fosse stata completamente travisata dai media. La distruzione calcolata della cultura celtica, germanica e nordica rimane un interesse centrale.
Attraverso la sua associazione con la Fondazione Paul Solomon e il suo stesso nonno di fama mondiale, Tara Singh, Michael ha assistito da vicino alle figure chiave e alle organizzazioni del “Movimento New Age”, ed è stato in grado di vedere non solo i fondamenti occulti del movimento, ma la sua capacità di creare forme specifiche di illusione e di sindrome del bambino magico, in coloro che seguono ciecamente la maggior parte dei precetti e delle personalità orientali e New Age.
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Non c’è dubbio che lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung sia stato uno dei più grandi pensatori del mondo. La maggior parte dei professionisti nel campo della psicologia riconosce che il suo genio risiedeva principalmente nelle sue perspicaci revisioni delle teorie di base di Sigmund Freud, sull’origine e la funzione della psiche. Questo presuppone che Jung avesse, sull’argomento, una profonda comprensione degli insegnamenti del suo mentore .

Non mi preoccuperò di ripercorrere l’intera storia della relazione e degli eventuali disaccordi tra Freud e Jung, né alluderò alla genesi e all’evoluzione della scuola di Psicologia Analitica di Jung, poiché questi dettagli sono disponibili su molti siti online ed enciclopedie. Né mi addentrerò qui nella sua complessa teoria della Tipologia della Personalità.

Quello che vorrei ricordare ai lettori moderni sono le quattro grandi scoperte che Jung ha dettagliato nei suoi capolavori, cioè l’Inconscio Collettivo, gli Archetipi, il processo di Individuazione e la Psiche Oggettiva. Separatamente e insieme sono rilevanti per tutto ciò che accade nel mondo di oggi, a livello personale e sociale.

In effetti, non si è fuori strada quando si afferma che ogni aspetto degli insegnamenti di Freud e di Jung contiene le risposte e le soluzioni – in totale – ai problemi del nostro caotico mondo. Dovrebbe riempirci il cuore di terrore il fatto che le loro superlative scoperte si scontrino con la nostra propensione all’amnesia storica.

Dovrebbe anche riempirci di timore il fatto che il loro lavoro sia stato sistematicamente deturpato e minato da astuti postmodernisti disperati, che hanno travisato le loro idee.

Non è una speculazione selvaggia dire che, se gli accademici si faranno strada, non avremo alcun interesse nel profondo lavoro del grande uomo. Né saremo in grado di comprendere mentalmente o applicare fisicamente le soluzioni che egli ha offerto per la nostra sopravvivenza e il nostro benessere.

Non certo dopo che i Marcusani-Fabiani avranno finito di inquinare la sua opera. Mentre Freud e Jung erano interessati solo alla guarigione, i loro nemici – i nemici dell’umanità – sono interessati solo a diffondere il contagio che compromette la nostra esistenza a tutti i livelli.

Il problema non finisce qui. Purtroppo, gli “junghiani” degli ultimi tempi sono per la maggior parte senza speranza. Pochi rendono giustizia al lavoro di Jung. Le principali eccezioni furono i suoi contemporanei Erich Neumann, James Hillman e Edward Edinger. Questi scrittori, e pochi altri, hanno doverosamente onorato il lavoro del loro maestro. Ma sono l’eccezione piuttosto che la regola. Con il passare del tempo, le cose sono peggiorate.

L’uomo ha sviluppato la coscienza lentamente e faticosamente, in un processo che ha richiesto epoche incalcolabili per raggiungere lo stato civilizzato… E questa evoluzione è lungi dall’essere completa, perché ampie aree della mente umana sono ancora avvolte nell’oscurità – Carl Jung

Il Mito di Jung — Libro

Ognuna delle quattro scoperte di Jung ha un enorme impatto non solo sul pensiero e le pratiche degli specialisti nei campi della psicologia, sociologia e filosofia, ma su ogni altro campo immaginabile. Hanno effetto sulla neurologia, psichiatria, antropologia, storia, ecologia, etica, politica, estetica, teatro e letteratura.

La prima grande scoperta di Jung fu quella dell’Inconscio Collettivo. È più esatto dire il contenuto dell’Inconscio Collettivo, dato che è questo contenuto misterioso che modella la coscienza dell’ego.

Non è questo il luogo per un’indagine dettagliata su questo argomento, e lo spazio non permette un elenco definitivo dei predecessori intellettuali di Jung dai quali ha acquisito molte idee relative al tema della psiche ancestrale. Non c’è dubbio che si sia ispirato principalmente a Friedrich Schelling, Johann von Goethe, Soren Kierkegaard, Arthur Schopenhauer, Friedrich Nietzsche. Martin Buber, Ernst Cassirer, Jacob Burckhardt, Mircea Eliade, Heinrich Zimmer, Rudolf Otto e Eduard von Hartmann.

Jung cita occasionalmente questi uomini, e tracce del loro pensiero appaiono abbastanza vistosamente nei suoi scritti e nelle sue teorie. Non possiamo dubitare che il suo pensiero sia stato anche massicciamente influenzato dal grande Otto Rank, segretario personale di Sigmund Freud ed eminente psicologo a pieno titolo.

Poiché psiche e materia sono contenute in uno stesso mondo, e inoltre sono in continuo contatto l’una con l’altra e alla fine riposano su fattori irrappresentabili e trascendentali, è non solo possibile ma anche abbastanza probabile che la psiche e la materia siano due aspetti diversi di una stessa cosa – Carl Jung

La prima grande scoperta di Jung: l’Inconscio Collettivo

Per capire la prima grande scoperta di Jung, l’Inconscio Collettivo, dobbiamo prima distinguerla dal racconto di Freud sull’inconscio.  Per Freud, l'”inconscio” era relativamente facile da descrivere e comprendere. Il suo contenuto ha origine dall’esperienza del mondo.

Le nostre attività quotidiane, gli incontri, gli scambi, i gusti, le antipatie, i piaceri e i dolori contribuiscono a questo contenuto. Quando certe esperienze sono ritenute penose per l’ego, vengono semplicemente bandite dall’attenzione e dimenticate. Poi ci dimentichiamo di averle dimenticate. Questo meccanismo di “coping” (strategia di adattamento)  descrive ciò che gli psicologi chiamano “repressione”.

Anche se queste esperienze sono coscientemente dimenticate, non sono affatto sparite del tutto. Rimangono nascoste nella nostra mente, diventando il contenuto del cosiddetto “inconscio”. Lì, si infettano, disturbando la sanità mentale, fino a quando, con l’aiuto della terapia, vengono recuperate e riportate alla luce della consapevolezza cosciente. Se questo recupero viene eseguito correttamente, l’igiene psichica è garantita, cosi credeva Freud.

La repressione avviene costantemente, e non ci può essere coscienza dell’Io senza continui atti non coscienti di repressione. Finché ci sono cose che non piacciono del mondo e di noi stessi come attori in esso, ci sarà repressione. Gli psicologi hanno molto da dire su questo e altri meccanismi difensivi della psiche. Ma per i freudiani la repressione è l’unica causa dell’inconscio.

Freud ha ideato le sue tecniche terapeutiche per svuotare l’inconscio, per così dire, di tutto il suo contenuto problematico, portando così la guarigione alla mente. Per Freud l’inconscio non è altro che una specie di odioso cassonetto in disordine che deve essere svuotato.

Freud tentò di accedere al contenuto inconscio in diversi modi. Applicò la cura della parola, che consisteva nell’incoraggiare un cliente a parlare candidamente della sua vita, del suo stile di vita e dei suoi problemi. Impiegò la libera associazione, l’ipnosi e infine l’analisi dei sogni. Quest’ultima tecnica fu considerata la migliore e di conseguenza divenne un punto fermo per la maggior parte degli psicoanalisti.

L'Uomo e i Suoi Simboli — Libro

La pratica di Jung si basava molto sull’analisi dei sogni del cliente e alla fine ampliò le idee di base di Freud sull’origine e la funzione dell’inconscio. Mise in discussione il fatto che esso sia costituito unicamente dalle esperienze quotidiane.

Aveva ragione Freud a pensare all’inconscio come ad un sistema chiuso; una specie di spazzatura che alla fine può essere svuotata? Se il suo approccio era sbagliato, come può un cliente essere veramente guarito? Jung decise che la nozione di Freud non era del tutto corretta. Aveva elementi di verità, ma aveva bisogno di una revisione radicale.

Jung sostenne l’opportunità di dividere la psiche in tre livelli: il livello superiore cosciente, il livello inconscio personale e la sottostante psiche collettiva. Quest’ultima divenne l’interesse centrale di Jung. Sebbene questo livello arcaico inferiore sia certamente collegato ai livelli superiori, e sebbene interagisca con essi, agisce anche autonomamente. Inoltre, è così vasto che non c’è modo di prosciugarlo con la terapia o altro.

La storia di come Jung si fosse imbattuto nelle prove dell’esistenza dell’Inconscio Collettivo è troppo complessa da esplorare qui. Si può dire che nel corso del trattamento di clienti di tutti i ceti sociali, e analizzando i loro sogni, fu in grado di isolare contenuti che non avrebbero potuto entrare nelle loro menti e nei loro sogni dall’esperienza quotidiana.

Questo contenuto bizzarro semplicemente non poteva avere origine da esperienze personali, esperienze infantili, memoria normale o percezioni attuali. Anche se la maggior parte del simbolismo dei sogni poteva effettivamente essere ricondotto all’esperienza personale, Jung credeva fermamente che altre manifestazioni della psiche fossero di un ordine diverso. Alcune immagini oniriche erano, secondo lui, di una qualità “numinosa”, con una marcata somiglianza a forme e motivi antichi. Erano, per così dire. “mitologiche” nel loro aspetto.

L’inconscio collettivo sembra consistere in motivi mitologici o immagini primordiali, per cui i miti di tutte le nazioni sono i suoi veri esponenti. In effetti tutta la mitologia potrebbe essere presa come una sorta di proiezione dell’inconscio collettivo – Carl Jung

Dietro ogni sentimento forte c’è l’Archetipo

Per conoscere gli Archetipi, la ragione non è sufficiente. Si tratta di capire la natura dell’emozione. Il mondo occidentale ha molta strada da fare, e Jung lo sapeva fin troppo bene. Almeno un passo importante era stato fatto, tuttavia: quello di obliterare le sciocchezze dette da John Locke e da altri filosofi materialisti riguardo alle nostre “menti vuote”.

Spiacente, dichiarò Jung, nessuna mente appena nata è tabula rasa, dopo tutto. Un’altra nozione fasulla consegnata alla pattumiera. Terapeuticamente, le influenze degli Archetipi erano sconcertanti sia per il terapeuta che per il cliente. Erano spesso inquietanti, e potevano in effetti causare un cliente a sviluppare tendenze nevrotiche.

Parlare delle cose, nel modo disinvolto di Freud, non aveva effetto sulla guarigione dei clienti sconvolti da tali contenuti inquietanti. Jung decise di far disegnare e dipingere a certi clienti – quelli con sogni mitologici ripetitivi – ciò che avevano visto o ciò che sentivano riguardo a ciò che avevano visto. Ciò che vide lo convinse della veridicità della sua teoria sull’Inconscio Collettivo e il suo contenuto.

Paradossalmente, come Jung confessò, la presenza di contenuti inconsci, che si intromettono nella vita dell’ego, è anche responsabile dell’ispirazione creativa. È, in gran parte, la ragione per cui abbiamo il fenomeno del genio. Senza l’inserzione di contenuti dagli strati più profondi della psiche, non avremmo Bach, Beethoven, Goethe, Shakespeare, Einstein o Heisenberg.

I migliori junghiani successivi presero a cuore questa nuova teoria. Permetteva loro di impegnarsi con i loro clienti in un modo più profondo. Erano d’accordo con il loro maestro che l’impronta della storia si trova all’interno della psiche. Le esperienze non solo di un singolo individuo, ma dell’intera razza, si trovano all’interno dell’essere.

Archetipi — Libro

Non è un contenuto dormiente che giace in un mucchio polveroso, come potremmo trovare in una cantina o in una soffitta abbandonata. Al contrario, vive ancora nei recessi delle nostre menti, costituendo ciò che erroneamente etichettiamo come “irrazionale”. Forma le fondamenta oscure e inquietanti delle strutture presumibilmente “razionali” di cui sopra.

Jung ammise anche che, data la situazione, il contenuto inconscio può rappresentare una tale minaccia per le strutture superiori della coscienza dell’Io, che quest’ultimo può esserne sopraffatto. Egli identificò questa inondazione dell’ego come una delle cause principali delle nevrosi di tutti i tipi.

Naturalmente, il mondo non amava sentire parlare di un’altra fonte di patologia, in gran parte incomprensibile. Il corpus di Freud era già abbastanza preoccupante senza questo. Di conseguenza, le controverse scoperte di Jung non furono accolte con gioia.

La seconda grande scoperta di Jung è intimamente connessa con l’Inconscio Collettivo. Riguarda ciò che egli chiamò gli “Archetipi dell’Inconscio Collettivo”.

Questi Archetipi costituiscono il contenuto dell’inconscio che è davvero nulla senza di loro. Jung si riferì ad essi in molti modi. Prendendo in prestito da Levy-Bruhl e Jacob Burckhardt, li chiamò “Immagini Primordiali“. Sosteneva che gli Archetipi erano, per così dire, il DNA della psiche.

Compresi i famosi Anima e Animus, ci sono circa altri undici Archetipi distinguibili:
l’Innocente (Bambino o Matto), l’Orfano, l’Altruista (o Martire), il Viandante, il Guerriero (o Eroe), il Mago, l’Uomo Selvaggio, l’Ombra, il Trickster (Sabatore o Diavolo), il Saggio (o Alchimista) e il Sé (o Spirito).

./. fine prima parte
fonte
traduzione e sintesi, M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net