Siamo in una società sempre piu lanciata nella distopia e nella distruzione della salute dell’umano biologico: è quel che viene in mente leggendo queste ultime notizie, che traduco dal blog austriaco TKP. Una azienda israeliana di food-tech ha lanciato sul mercato americano carne su base vegetale, ma prodotta da ugelli di stampante 3D e il consumatore non lo sa perché non è specificato in etichetta. Fintanto che la soviet Europe ci consentirà trasparenza in etichetta, leggerle attentamente …
(Qui gli altri articoli tradotti da TKP)
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L’azienda israeliana di food-tech Steakholder Foods sta lanciando cinque prodotti nella grande distribuzione del nord-est degli Stati Uniti con il marchio Perfecta™; si tratta, secondo quanto dichiarato dall’azienda, del primo inserimento commerciale in assoluto, sugli scaffali dei negozi statunitensi. I prodotti sono commercializzati come “carne a base vegetale di alta gamma” (premium plant-based meat), senza menzionare il processo di stampa 3D sulla confezione.
A riportarlo è, tra gli altri, Nicolas Hulscher su The Focal Points. L’annuncio ufficiale dell’azienda conferma il debutto commerciale sugli scaffali USA, realizzato con il supporto del distributore KeHE Distributors. I cinque prodotti sono: Plant-Based Marbled Steak, Filet Mignon, Chicken Breast, Salmon Patties e White Fish Patties.
Non si tratta di carne coltivata in laboratorio a partire da cellule animali, bensì di impasti vegetali a base di proteine di soia e frumento, oli e leganti, stampati a strati per replicarne la struttura e la “marmorizzatura”. Le verifiche confermano il lancio nei punti vendita del nord-est degli Stati Uniti e ne sottolineano la natura vegetale. L’aspetto cruciale è che, nel comunicato stampa, non si fa mai menzione della “stampa 3D” sulla confezione.
Il prodotto viene commercializzato con lo slogan “Plant-Based Meat, Perfected!” (Carne a base vegetale, perfezionata!) e definito una “piattaforma di proteine vegetali di nuova generazione”. Il consumatore che si trova davanti allo scaffale del supermercato non sa che il suo “Filet Mignon” è uscito da un ugello. Secondo gli elenchi degli ingredienti disponibili (ad es. per la “Marbled Steak”), tra gli ingredienti principali figurano: acqua, farina di soia, olio di colza (rapeseed/canola), olio di cocco, metilcellulosa, aromi naturali, sale, polvere di barbabietola, amido di mais modificato, coloranti alimentari, caramello, gomma di xanthan, farina di semi di carrube e lecitina di girasole.
La metilcellulosa (E461) è un derivato della cellulosa chimicamente modificato che funge da legante e stabilizzante. Viene impiegata anche come principio attivo in lassativi come il Citrucel, poiché è in grado di trattenere l’acqua e non è digeribile. La Fondazione Warentest ha già segnalato il suo utilizzo nei sostituti della carne, paragonandolo alla colla per carta da parati: un confronto che non implica un rischio acuto per la salute alle normali dosi di consumo, ma che evidenzia l’elevato grado di trasformazione del prodotto.
Questi prodotti sono classificati come ultra-trasformati (gruppo 4 della classificazione NOVA). Contengono soia e frumento (allergeni) e oli di semi. Uno studio sugli hamburger a base vegetale realizzati tramite stampa 3D ha rilevato livelli più elevati di perossidi e TBARS (indicatori di ossidazione) rispetto a quelli prodotti con metodi convenzionali; ciò potrebbe essere correlato alla porosità che si genera durante il processo di stampa.
Valutazione degli aspetti salutistici e letteratura scientifica
Non esistono studi specifici a lungo termine su questi prodotti a marchio Perfecta. In generale, gli studi di coorte indicano che il grado di trasformazione è un fattore più rilevante dell’etichetta “a base vegetale”. Lo studio NutriNet-Santé, condotto da Prioux et al. (The Lancet Regional Health – Europe, 2025) su oltre 63.000 partecipanti, ha rilevato che gli alimenti a base vegetale sani e minimamente trasformati, riducono significativamente il rischio cardiovascolare (con una diminuzione di circa il 40% dell’incidenza di cardiopatia coronarica nei soggetti che ne fanno un consumo più elevato).
I prodotti di origine vegetale ultra-trasformati – anche quando presentano una qualità nutrizionale migliore – non offrono questo vantaggio e possono anzi aumentare il rischio (fino a un 46% di rischio in più ) di sviluppare cardiopatie coronariche nel caso di diete a base vegetale ricche di alimenti ultra-trasformati poco salutari.
Risultati analoghi erano già emersi in precedenza, in merito a cibi vegetali ultraprocessati e malattie cardiovascolari. Un’alimentazione a base vegetale è salutare quando gli alimenti sono il meno trasformati possibile. I sostituti della carne altamente lavorati e i piatti pronti aumentano invece il rischio. In alcune analisi, la proteina animale autentica mostra addirittura un effetto protettivo, mentre i cosiddetti “alimenti progettati” (designer food) e le alternative altamente trasformate vengono valutati in modo molto critico. La vera carne protegge dal cancro, mentre gli alimenti “designer food” lo favoriscono, secondo uno studio.
La stessa metilcellulosa è classificata dalle autorità (FDA, EFSA) come GRAS (generalmente riconosciuta come sicura), poiché non viene digerita e non provoca effetti negativi se assunta in quantità normali; a dosi elevate, tuttavia, esercita un effetto lassativo. Le critiche riguardano l’insieme del prodotto: oli di semi, soia, elevato grado di lavorazione, aromi, coloranti e la mancanza dei nutrienti presenti nei prodotti ittici e carnei autentici (come gli omega-3 nei sostituti del pesce).
Etichettatura e trasparenza
Negli Stati Uniti non esiste una normativa generale che imponga di indicare sulla confezione la dicitura “stampato in 3D” o il processo di produzione utilizzato. Tale processo è considerato un metodo di formatura, paragonabile all’estrusione o alle forme.
Le confezioni devono riportare l’indicazione “plant-based” (su base vegetale) e l’elenco degli ingredienti. Allrecipes e altri rapporti confermano che le confezioni di Perfecta non menzionano il processo di stampa. Per la carne coltivata in laboratorio a partire da cellule animali, vigono invece norme di etichettatura più rigorose stabilite da FDA e USDA.
Il contesto
Steakholder Foods (Nasdaq: STKH) si posiziona come fornitore di tecnologia di stampa 3D per tagli interi a base vegetale (*whole-cuts*). L’azienda sviluppa anche pre-miscele e ha già introdotto prodotti in Israele. Questo lancio si inserisce nella più ampia tendenza delle alternative ultra-processate, che vengono promosse con argomentazioni legate al clima e alla protezione animale, nonostante gli studi scientifici privilegino gli alimenti minimamente trasformati.
Prodotti analoghi (come quelli di Beyond, Impossible, ecc.) sono già stati valutati in modo critico
in quanto alimenti altamente trasformati. Chi predilige alimenti autentici, presta attenzione una breve lista di ingredienti, a prodotti minimamente trasformati e ad una etichettatura chiara.
I prodotti Perfecta sono tecnicamente vegetali e soggetti alle stesse normative degli altri alimenti confezionati, ma sono “cibi progettati”(designer food) realizzati tramite stampante, con tutti i limiti noti dei prodotti ultra-processati.
Il modello di business sottostante
Di fronte a notizie del genere, sorge sempre la stessa domanda: cui bono? A chi giova?
– Chi ne trae vantaggio? Non il consumatore. A trarne beneficio è l’azienda che intende monetizzare il proprio brevetto per la stampa 3D, insieme agli investitori che hanno scommesso sulle «proteine alternative». Nel comunicato, l’amministratore delegato Arik Kaufman parla, con una franchezza sorprendente, di un «percorso commerciale» (commercial journey) e afferma che «il Nord-est è solo l’inizio». Questo è il linguaggio degli investitori, non quello volto a informare i consumatori.
– Chi paga? L’acquirente al supermercato: paga con il proprio denaro e con la fiducia che ripone in uno scaffale che considera neutrale.
– Chi tace? Le autorità di vigilanza, che approvano le etichettature senza battere ciglio, e i media, che celebrano il tutto come un’«innovazione» anziché riconoscere ciò che è realmente: un problema di trasparenza.
E’ la classica “porta girevole”: i regolatori che avallano l’etichettatura, provengono dalla stessa industria a cui, in seguito, faranno ritorno.
Il noto procedere…
Lo schema si ripete. Nuova tecnologia ma vecchia domanda: a chi giova la non trasparenza? Nel caso dei vaccini, la questione riguardava la comunicazione del rischio; per il 5G, la verifica della sicurezza; per l’agricoltura industriale, il suolo e la questione dei nutrienti; per gli alimenti ultra-trasformati, ora è il metodo di produzione.
Il copione è sempre lo stesso:
– Introdurre il prodotto nel mercato, associandolo a una narrazione positiva («sostenibile», «pulito», «premium»).
– Delegittimare le domande critiche etichettandole come «anti-scientifiche» o «retrograde».
– Minimizzare l’etichettatura, perchè il consumatore non si renda conto di cosa stia effettivamente acquistando.
Un copione che amano ripetere
fonte: https://tkp.at/2026/10/15/3d-gedrucktes-fake-fleisch-und-fisch-in-us-supermaerkten/
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net
immagine di apertura da Grok.com








