Nel 1982 l’avvocato americano John W. Whitehead (QUI altri articoli su questo sito), fondò il Rutherford Institute , che “ è diventato uno dei principali difensori delle libertà civili e dei diritti umani a livello nazionale (USA) “.
Ed è proprio sul tema dello stato di diritto, della libertà individuale, di una elite oligarchica ora nell’era Trump/Musk, che tratta il suo articolo che traduco nel seguito
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Il modo in cui si fa una cosa è importante quanto il motivo per cui la si fa. Suggerire che il fine giustifichi i mezzi, significa lanciarsi in una tana del coniglio morale, etica e legale che ci lascia in un vicolo cieco totalitario.
Siamo già a metà strada
Qualunque siano le giustificazioni per scartare, anche solo temporaneamente, il quadro costituzionale e i protocolli che sono stati a lungo le fondamenta della nostra repubblica (sicurezza nazionale, crisi economica, terroristi al confine, pandemia globale, ecc.), nessuna di esse vale il prezzo che ci viene chiesto di pagare, ovvero lo stato di diritto, per quella che sta diventando una presa di potere ostile del governo degli Stati Uniti da parte di un’élite oligarchica
Non si tratta più di una conversazione su elezioni rubate, insurrezioni o persino sullo Stato profondo (deep state). È diventata una lezione su quanto velocemente le cose possano andare a rotoli.
Questo è il risultato di tutti questi anni di doppiopesismo partigiano, di indebolimento costituzionale, di svendite legislative e di tradimenti giudiziari: un colpo di stato da parte di forze oligarchiche, intenzionate a prendere il potere in modo ostile.
Gli sforzi compiuti in passato dal governo per aggirare lo Stato di diritto, impallidiscono di fronte a ciò che sta accadendo ora, che non è altro che il completo smantellamento di ogni principio fondamentale di un governo rappresentativo che risponde a “noi, il popolo”.

Questa campagna di sequestri e incursioni quotidiane e di ordini esecutivi eccessivi è un tentativo deliberato di distrarci e distoglierci mentre il governo viene rifatto a immagine e somiglianza di un’autocrazia, in cui la privacy, il giusto processo, lo stato di diritto, la libertà di parola e l’uguaglianza dipenderanno dal fatto che siate degni del privilegio dei diritti.
Da tempo insisto sulla necessità di ricalibrare il governo, ma non è così che si procede. La questione non è se le azioni intraprese dall’amministrazione Trump siano giuste o sbagliate – anche se ce ne sono molte che sono clamorosamente sbagliate e alcune che sono già in ritardo – ma se il ramo esecutivo abbia il potere di scavalcare unilateralmente la Costituzione.
Se permettiamo a questo colpo di Stato imperiale di procedere senza reagire o protestare, saremo altrettanto colpevoli quanto coloro che firmano la condanna a morte delle nostre libertà. Il potere corrompe. E il potere assoluto corrompe in modo assoluto.
Tuttavia per creare le basi della tirannia, ci vuole una cultura di supponenza e una nazione di cittadini compiacenti, volontariamente ignoranti e politicamente divisi. Per troppo tempo l’America ha fatto politica con i suoi principi e ha permesso al Presidente e ai suoi colleghi di agire in violazione dello stato di diritto.
Noi, il popolo, ora ne stiamo pagando il prezzo
Fin dai primi giorni della nostra Repubblica, abbiamo operato secondo il principio che nessuno è al di sopra della legge. Come osservò Thomas Paine in Common Sense, “in America la legge è il re. Perché come nei governi assoluti il re è la legge, così nei Paesi liberi la legge dovrebbe essere il re, e non dovrebbero essercene altri”.
Alcuni anni dopo, John Adams, cercando di rafforzare questo importante principio, dichiarò nella Costituzione del Massachusetts che stavano cercando di stabilire “un governo di leggi e non di uomini”.
La storia della nostra nazione negli ultimi 200 anni è stata la storia di un popolo impegnato in una lotta costante per mantenere il tenue equilibrio tra lo Stato di diritto – nel nostro caso, la Costituzione degli Stati Uniti – e i leader governativi incaricati di proteggerlo, sostenerlo e rispettarlo.

In varie congiunture, quando questo necessario equilibrio è stato fatto saltare da organi di governo che si sono spinti troppo oltre o da individui troppo ambiziosi, ci siamo trovati di fronte a una crisi di proporzioni costituzionali. Ogni volta abbiamo compiuto i dolorosi passi necessari per ripristinare il nostro equilibrio costituzionale.
Fu cosi allora, è così oggi e per troppo tempo, ora, non abbiamo riconosciuto e corretto il pericolo di permettere a un singolo individuo di dichiararsi l’eccezione allo stato di diritto e di assumere il ruolo di giudice, giuria e boia.
A tutti gli effetti, siamo diventati una nazione governata non da leggi ma da uomini, e per di più fallibili e imperfetti. Abbiamo permesso a Bush di oltrepassare i limiti. Abbiamo permesso a Obama di oltrepassare i limiti. Abbiamo permesso a Trump di oltrepassare i limiti. Abbiamo permesso a Biden di oltrepassare i limiti.
Tuttavia, queste prese di potere da parte dell’amministrazione Trump, aiutata e sostenuta da Elon Musk, sono più di un passo falso. Tutti noi siamo in pericolo.
Coloro che esultano per erigere campi per migranti a Guantanamo, facciano attenzione: potreste essere i prossimi. Non è più una questione relativa al fatto se il governo rinchiuderà gli americani per aver sfidato i suoi ordini, ma relativa a quando ciò accadrà.
La partigianeria non ha spazio in ciò che sta accadendo ora. Questo è ciò che sappiamo: il governo ha i mezzi, i muscoli e le motivazioni per detenere gli individui che si oppongono ai suoi ordini e non li rispettano, e questo in una vasta gamma di prigioni, centri di detenzione e campi di concentramento pagati con i soldi dei contribuenti.

J.W.Whitehead: il tecnoautoritarismo è qui per restare. La Cina e il Deep State hanno unito le forze
È solo una questione di tempo
Non importa più quale sia la questione più scottante (obbligo vaccinale, immigrazione, diritto alle armi, aborto, matrimonio omosessuale, assistenza sanitaria, critica al governo, protesta contro i risultati delle elezioni, ecc. Il lavoro preliminare è già stato fatto.
In base alle disposizioni sulla detenzione a tempo indeterminato del National Defense Authorization Act (NDAA) e nel caso in cui il governo li ritenga terroristi, il Presidente e le forze armate possono detenere e imprigionare i cittadini americani senza che abbiano a loro accesso amici, familiari o tribunali.
Non dovrebbe quindi sorprendere che il solo fatto di criticare il governo, possa farvi etichettare come terroristi. Dopotutto, non ci vuole molto per essere considerati terroristi, soprattutto se si considera che il governo ama usare le parole “antigovernativo”, “estremista” e “terrorista” in modo intercambiabile.
Questo è ciò che accade quando nelle mani delle agenzie governative, dei tribunali e della polizia, non solo si mette il potere di determinare chi è un potenziale pericolo, ma si dà anche a queste agenzie l’autorità liberale di rinchiudere individui per torti percepiti.

È un sistema che non aspetta altro che essere abusato da burocrati assetati di potere e desiderosi di mantenere il proprio potere a tutti i costi. È già successo in passato. Come dimostra la storia, il governo degli Stati Uniti non disdegna di rinchiudere i propri cittadini per i propri scopi.
Basta tornare agli anni ’40, quando il governo federale proclamò che i nippo-americani, etichettati come potenziali dissidenti, potevano essere rinchiusi in campi di concentramento (anche detti di internamento) solo in base alla loro origine etnica, per vedere fino a che punto il governo federale è disposto a spingersi per mantenere l’“ordine” in patria.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha convalidato il programma di detenzione nel caso Korematsu v. USA (1944), concludendo che la necessità del governo di garantire la sicurezza del Paese prevaleva sulle libertà personali.
Sebbene quella decisione Korematsu non fu mai formalmente revocata, il Presidente della Corte Suprema, Roberts così si espresse nel caso Trump v. Hawaii (2018) : “il trasferimento forzato dì i cittadini statunitensi in campi di concentramento, esclusivamente ed esplicitamente sulla base della razza, è oggettivamente illegale e al di fuori dell’ambito dell’autorità presidenziale”.
Le dichiarazioni di Roberts forniscono poche garanzie di sicurezza alla luce della tendenza del governo a eludere lo stato di diritto quando fa comodo ai suoi scopi. Facendo notare che detenzioni così palesemente illegali potrebbero ripetersi – con la benedizione dei tribunali – il giudice Scalia una volta ha ammonito: “In tempo di guerra, le leggi tacciono”.
Sembra che stiamo chiudendo il cerchio su molti fronti
Si consideri che due decenni fa stavamo discutendo se i non cittadini – ad esempio i cosiddetti combattenti nemici detenuti a Guantanamo e i musulmani americani radunati dopo l’11 settembre – avessero diritto alle tutele previste dalla Costituzione, in particolare per quanto riguarda la detenzione a tempo indeterminato.
Allora gli americani non erano troppo preoccupati dei diritti dei non cittadini, né sembrano esserlo adesso. Eppure, in un futuro prossimo, potremmo essere noi a trovarci nella poco invidiabile posizione di essere presi di mira dal nostro stesso governo, per la detenzione a tempo indeterminato
Allo stesso modo, la maggior parte degli americani non si è preoccupata più di tanto quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato agli agenti di polizia dell’Arizona il via libera per fermare, perquisire e interrogare chiunque – presumibilmente coloro che corrispondono a un particolare profilo razziale – sospettino possa essere un immigrato illegale.
Più di dieci anni dopo, i poliziotti hanno in gran parte carta bianca per fermare qualsiasi individuo, cittadino o non cittadino, che sospettino possa fare qualcosa di illegale.
Come ho sottolineato nel mio libro Battlefield America: The War on the American People e nella sua controparte narrativa The Erik Blair Diaries, sarà solo questione di tempo prima che coloro a cui è stato fatto il lavaggio del cervello e che credono di non avere nulla di cui preoccuparsi, imparino a loro spese che in uno stato di polizia non importa chi sei o quanto dici di essere giusto, perché alla fine sarai messo insieme a tutti gli altri e tutto ciò che fai sarà “sbagliato” e sospetto.
L’ufficiale tedesco Martin Niemöller imparò duramente la lezione
Niemöller, ufficiale militare tedesco diventato teologo, fu uno tra i primi sostenitori dell’ascesa al potere di Hitler. Solo quando Hitler minacciò di attaccare le chiese, Niemöller si oppose apertamente al regime.
Per i suoi sforzi, Niemöller fu arrestato, accusato di attività contro il governo, multato, detenuto e infine internato nei campi di concentramento di Sachsenhausen e Dachau dal 1938 al 1945.
Secondo quanto riferito da Niemöller, quando il suo compagno di cella gli chiese perché avesse mai sostenuto il partito nazista, rispose:
“Anch’io me lo chiedo. Me lo chiedo tanto quanto me ne pento”. È comunque vero che Hitler mi ha tradito… Hitler mi ha promesso sulla sua parola d’onore di proteggere la Chiesa e di non emanare alcuna legge anti-Chiesa. Aveva anche accettato di non permettere pogrom contro gli ebrei… La garanzia di Hitler mi soddisfaceva all’epoca… Ora sto pagando per quell’errore; e non solo io, ma migliaia di altre persone come me”.
Fonte: https://www.rutherford.org/publications_resources/john_whiteheads_commentary/sleepwalking_into_tyranny_how_power_is_silently_being_seized
traduzione: M. Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net








