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Dr Mercola: il butirrato, prodotto da batteri intestinali, riduce infiammazioni cerebrali, favorisce la funzione cognitiva e molto altro

Scritto da Cristina Bassi

Dall’articolo del dr Mercola traduco e sintetizzo quanto segue sul butirrato, prodotto dai batteri intestinali quando fermentano le fibre alimentari. Il butirrato riduce le infiammazioni cerebrali, protegge da patologie neurovegetative (Alzheimer e Parkinson), favorisce la crescita neuronale, la funzione cognitiva e promuove la salute del cervello.
(Dato dove siamo… paiono utilissime informazioni).
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Il butirrato, un acido grasso a catena corta (SCFA) prodotto nel colon attraverso la fermentazione batterica delle fibre alimentari, è un metabolita secondario che nutre i colonociti (cioè le cellule che rivestono il colon).

È anche un’importante molecola di segnalazione all’interno della complessa rete di comunicazione tra l’intestino e il cervello, nota come asse intestino-cervello.

Come spiegato in un articolo pubblicato su Nutrients , l’asse intestino-cervello è un sistema di comunicazione bidirezionale che coinvolge un’interazione dinamica di vie neurali, ormonali, immunitarie e metaboliche, consentendo un costante scambio di informazioni tra il tratto gastrointestinale e il sistema nervoso centrale.  

Cervello Intestino - Un Legame Indissolubile
Lo scambio di informazioni tra l’intestino e il cervello influisce su una moltitudine di funzioni, dalla tolleranza allo stress e al dolore, all’immunità, alla funzione cerebrale e persino all’umore.

Il ruolo del butirrato nel combattere l’infiammazione cerebrale

Quando l’infiammazione cerebrale (neuroinfiammazione) diventa cronica, crea danni ai neuroni, disfunzioni sinaptiche e, infine, declino cognitivo.

La neuroinfiammazione è ampiamente riconosciuta come un fattore chiave nello sviluppo e nella progressione di un’ampia gamma di malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la sclerosi multipla.

E’ in tale contesto, che i ricercatori hanno cercato di capire come il butirrato, che proviene dall’intestino, promuova la salute del cervello.

L'Intestino, Secondo Cervello

  • Il butirrato potenzia la funzione mitocondriale nelle cellule cerebrali . In una meta-analisi pubblicata su Neuroscience Letters , i ricercatori hanno ipotizzato che il butirrato sia in grado di promuovere la salute del cervello grazie alle sue diverse modalità d’azione che influenzano l’asse intestino-cervello.

    “Sebbene gli eventi metabolici del colon possano sembrare scollegati da quelli del cervello, è importante considerare l’immenso fabbisogno energetico del cervello e la disomeostasi energetica che si verifica nel cervello in molte malattie neurologiche. Forse l’esempio più citato è il ridotto utilizzo del glucosio nel cervello di chi è affetto da Alzheimer, che si verifica nelle prime fasi della malattia e ben prima della perdita di memoria…

    Tuttavia, ipotizziamo che se si raggiungessero livelli sufficienti di butirrato nel cervello, il butirrato potrebbe fungere da substrato energetico, come nel colon, e ripristinare l’omeostasi energetica”, hanno detto i ricercatori.

  • I pericoli di una ridotta disponibilità di glucosio nel cervello. Gli autori dello studio hanno evidenziato questo problema, che “si ritiene contribuisca alla disfunzione mitocondriale nelle malattie neurologiche acute e croniche”. 5)
    Questi risultati rafforzano ciò che ho già scritto in precedenza, ovvero i pericoli per la salute nel seguire una dieta povera di carboidrati, poiché il corpo ha effettivamente bisogno di carboidrati per funzionare in uno stato ottimale.

  • Il butirrato riduce il rischio di cancro al colon. In base alle prove esaminate dai ricercatori, il butirrato attiva il GPR109a (un recettore accoppiato alla proteina G presente sulla superficie delle cellule), che appartiene alla più ampia famiglia dei recettori accoppiati a proteine G (GPCR).
    Questo recettore è presente nei colonociti (cellule che rivestono il colon) e nei linfociti T (cellule immunitarie) e, quando questa particolare proteina viene espressa, innesca la morte cellulare programmata (apoptosi) nelle cellule umane del cancro del colon.

La capacità del butirrato di inibire la neuroinfiammazione

Il butirrato inibisce anche le vie di segnalazione proinfiammatorie, come la via del fattore nucleare kappa-light-chain-enhancer of activated B cells (NF-κB), un regolatore principale dell’infiammazione. Come spiegato nell’articolo di Neuroscience Letter: 6)
Inibendo l’attivazione di NF-κB, il butirrato riduce la produzione di mediatori infiammatori come le citochine,7) che promuovono la disfunzione sinaptica che contribuisce al peggioramento della salute del cervello. 8)

– Il butirrato riduce il rischio di malattia di Alzheimer .Un altro studio, che ha utilizzato modelli animali relativi alla malattia di Alzheimer, ha dimostrato che il butirrato riduce l’accumulo di placche di amiloide-beta, un segno patologico della malattia, e contemporaneamente migliora la funzione cognitiva. Infatti, è stato in grado di ridurre le placche di amiloide-beta fino al 40%. 12)

aumenta l’autofagia, un processo di pulizia naturale della cellula che rimuove le proteine e i componenti cellulari danneggiati. Questo è particolarmente importante perché la malattia di Parkinson comporta l’accumulo di proteine mal ripiegate (soprattutto l’alfa-sinucleina).14),15)

Aumenta la funzione metabolica. Migliora la sensibilità all’insulina e il metabolismo energetico cellulare nel cervello, 16) che è spesso compromesso nella malattia di Parkinson. Un migliore metabolismo energetico aiuta i neuroni a funzionare in modo più efficace e a resistere ai danni.

Il butirrato nella funzione dei neurotrasmettitori e nell’umore

I neurotrasmettitori sono messaggeri chimici che trasmettono segnali tra le cellule nervose (neuroni) del cervello, orchestrando una vasta gamma di funzioni cerebrali, tra cui l’umore, il comportamento, la cognizione, il sonno e l’appetito.

In base alle evidenze pubblicate, il butirrato (così come altri SCFA – Short-chain fatty acids) influenza la produzione, il rilascio e la segnalazione di diversi neurotrasmettitori chiave, tra cui il GABA (acido gamma-aminobutirrico) e la dopamina.17)

– Il GABA è il principale neurotrasmettitore inibitorio del cervello – agisce come calmante naturale riducendo l’eccitabilità neuronale, favorendo il rilassamento e alleviando l’ansia. 18)
È stato dimostrato che il butirrato e altri SCFA aumentano la produzione di GABA nell’intestino e, in particolare, la ricerca ha dimostrato che il GABA aiuta a modulare il dolore addominale e i disturbi intestinali, evidenziando la relazione simbiotica dell’asse intestino-cervello.19)

– La dopamina controlla le risposte-ricompensa . E’ un neurotrasmettitore associato alla motivazione, al movimento e al piacere; anche la dopamina è modulata dal butirrato. Il butirrato attraversa la barriera emato-encefalica per aumentarne la produzione, nonché la funzione e lo sviluppo microgliale. 20)

Il ruolo del butirrato nella comunicazione con il nervo vago

Il nervo vago, spesso definito “nervo vagante” per la sua estesa rete in tutto il corpo, è il nervo cranico più lungo e funge da importante via di comunicazione tra l’intestino e il cervello30.

– Essenzialmente, il nervo vago funziona come autostrada di informazioni dell’asse intestino-cervello, influenzando un’ampia gamma di funzioni neurali/digestive, tra cui la regolazione dell’umore, la risposta allo stress, il controllo dell’appetito e la funzione immunitaria.

Il butirrato viaggia lungo il nervo vago. Le informazioni sensoriali provenienti dall’intestino, compresi i segnali relativi alla presenza e alla concentrazione di butirrato, viaggiano lungo il nervo vago per raggiungere varie regioni cerebrali, influenzandone l’attività e la funzione.

– Il butirrato stimola direttamente le terminazioni nervose situate nel rivestimento intestinale – Questo processo innesca la trasmissione di segnali elettrici e chimici al cervello attraverso il nervo vago. 31)

Integrare la salute dell’intestino e del cervello 

La fibra alimentare è il carburante responsabile della produzione di butirrato e di altri SCFA nell’intestino. Da lì, il butirrato compie la sua magia metabolica sull’asse intestino-cervello, contribuendo a promuovere le funzioni cognitive.

Ma come si fa ad aumentare efficacemente la produzione di butirrato? Sebbene la risposta più ovvia sia l’aumento dell’apporto di fibre, questo approccio presenta alcune controindicazioni.

– Iniziate con i carboidrati sani – Se avete solo problemi intestinali moderati, potrete iniziare subito con opzioni come il riso bianco e la frutta matura e intera.

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– I problemi intestinali gravi richiedono un approccio diverso: se la salute dell’intestino è gravemente compromessa, è importante ricostruirla dalle fondamenta. Consiglio di sorseggiare acqua con destrosio durante la giornata come soluzione transitoria fino a quando non sarete in grado di mangiare frutta e riso. A differenza dei carboidrati complessi, il destrosio viene metabolizzato nell’intestino tenue e non alimenta i batteri cattivi del colon.

– Quando l’intestino inizia a migliorare, si potrà passare a verdure e amidi più ricchi di fibre senza creare problemi digestivi. Ma le fibre alimentari non sono l’unico aspetto da sottolineare per ottimizzare la salute generale dell’intestino.

È anche saggio aggiungere alla propria dieta un maggior numero di alimenti fermentati. Questo approccio aiuta a ripristinare un microbioma intestinale equilibrato, ovvero i batteri buoni tengono sotto controllo i batteri patogeni.

Fonte: https://articles.mercola.com/sites/articles/archive/2025/03/24/butyrate-gut-brain-axis-connector.aspx
traduzione e sintesi: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

riferimenti e fonti  delle note all’articolo originale

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