Il dott. Gerd Reuther, è docente universitario a Vienna, nonchè radiologo, divulgatore medico e storico della medicina ed autore di 8 libri (in tedesco). Suo è l’articolo molto illuminante che traduco nel seguito, che sfata falsi miti sull’accademia medica d’occidente, dalle influenze del potere ecclesiale di ieri, alla definitiva ingerenza odierna di Big Pharma. L’articolo è stato pubblicato sul blog austriaco TKP da cui QUI trovate altre mie traduzioni su temi di salute e attualità
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Le carenze dell’odierna medicina accademica erano già presenti al momento della fondazione delle facoltà. Gli studi di medicina non hanno preso una strada sbagliata nel corso della storia, ma erano già partiti con il piede sbagliato. Per questo la Chiesa ha abbandonato il suo concetto di guarigione attraverso la sacralità.
Alla fine del Medioevo, il complesso ecclesiastico aveva bisogno di medici accademici come fornitori di servizi, al fine di monopolizzare tutto ciò che riguardava la nascita, la malattia e la morte. Solo a metà del XVIII secolo le autopsie aprirono la strada all’individuazione delle malattie.
Il concetto “medicina accademica” fu coniato per la prima volta da Samuel Hahnemann (1755-1843), il fondatore dell’omeopatia, sebbene un insegnamento teorico iniziò già all’inizio del XIII secolo con le scuole bibliche. La medicina veniva insegnata in modo astratto, come la logica, la retorica e il latino.
Solo per le scuole di medicina di Salerno e Montpellier si trovano insegnamenti pratici. Come base valeva una elaborazione piuttosto libera di un manuale di medicina persiano, il cosiddetto Qanun del medico Ibn Sina, che per l’occasione fu ribattezzato “Avicenna”.
Il miraggio di una antica tradizione medica
Le leggende dei guaritori Ippocrate e Galeno servirono solo come copertura per una medicina debilitante e punitiva, che puntava sulla rimozione dei liquidi corporei. Le erbe medicinali, la chirurgia e l’empatia avevano poco spazio nella loro nuova medicina accademica, così come le donne.
I vertici della Chiesa non nascondevano che la loro medicina era dannosa. Nel libro di Gesù figlio di Sira dell’Antico Testamento si legge: “Chi pecca deve cadere nelle mani del medico”. Per i signori spirituali, i medici dovevano limitare il controllo delle nascite, comunicare per tempo il decesso di persone importanti e impedire l’eutanasia al di fuori della Chiesa.
Per questo non erano necessarie né diagnosi accurate né cure efficaci. Poiché le malattie rappresentavano una punizione divina per comportamenti sbagliati dei singoli o della comunità, anche le cure assumevano un carattere punitivo: salassi frequenti come non mai e sconosciuti prima di quel tempo, emetici [che provocano vomito] e lassativi tossici.
Il salasso come panacea è spiegabile con la fissazione per il sangue e l’esorcismo della Chiesa latina occidentale. Erano parte integrante della vita monastica. È noto che alcuni ordini religiosi (ad esempio i Cistercensi) non vedevano alcun motivo per alleviare le malattie volute da Dio o per rendere più dolce la morte.
Una medicina che avesse l’obiettivo di alleviare e curare, avrebbe dovuto abbandonare le misure dannose al più tardi dopo pochi decenni. Medici critici come Samuel Hahnemann classificavano il salasso come “metodo privilegiato” per “uccidere segretamente in massa le persone ”.i
Il canonico agostiniano Abraham a Santa Clara, alias Johann Ulrich Megerle (1644-1709), parlava senza mezzi termini del “privilegio dell’uccisione impunita” per i medici ii.

Il medico e chirurgo olandese Antonius de Heide (1646-1702) equiparava la medicina all’omicidio.iii Un rigido codice deontologico che prevedeva la revoca della licenza in caso di violazione delle norme sanitarie, rese i dissidenti un’eccezione per secoli.
Il danno per la popolazione rimase inizialmente limitato, poiché la stragrande maggioranza non voleva o non poteva permettersi le cure dei nuovi medici. Fino a gran parte del XVI secolo, le nascite erano assistite principalmente dalle levatrici.
Operatori sanitari non accademici si occupavano degli interventi chirurgici e della medicina erboristica. Lo stesso clero ad alti livelli continuava ad affidarsi ai guaritori ebrei. Ignorava saggiamente la prescrizione secondo cui era meglio morire piuttosto che farsi curare da un miscredente.
La fine degli Stati feudali non portò alcun cambiamento
Solo dopo la Rivoluzione francese sempre più medici cominciarono a ribellarsi contro il rigido schema diagnostico e terapeutico. Tuttavia, anche aumentando la frequenza delle autopsie e rinunciando sempre più al salasso, non ci fu garanzia di trattamenti innocui.
Nelle università non si faceva nessuna ricerca sui processi patologici. Le terapie che mirassero alle cause, dovevano restare escluse. Come ancora di salvezza si ricorse all’oppio, noto da tempo, e a partire dal 1830 alla morfina estratta sinteticamente da esso in combinazione con alcol.
I pazienti non morivano più per insufficienza circolatoria, causata dal salasso e per l’arsenico spesso usato a scopo terapeutico, ma per insufficienza circolatoria causata dall’oppio e da alcol in combinazione con il divieto di bere. Il mercurio e i sali di piombo continuavano a causare avvelenamenti, che ancora oggi vengono insabbiati.
A ciò si aggiunse, dopo l’integrazione della chirurgia intorno al 1800, un disastro operatorio nelle nuove cliniche, poiché ai medici accademici mancava esperienza nella pratica chirurgica. Mancò asepsi e antisepsi e si aumentò la frequenza degli interventi chirurgici, con possibilità limitate di arrestare le emorragie.
Un paziente operato su due, moriva di “febbre ospedaliera” o complicazioni emorragiche. Con la diagnosi di “febbre puerperale” si mise a tacere la morte di milioni di madri e bambini, che era stata causata dai medici. Intorno al 1850, in molti luoghi si chiese la chiusura delle cliniche.
Tuttavia, la medicina accademica non voleva arrendersi così facilmente. Mentre la Chiesa si ritirava nella sua attività di guarigione nei luoghi di pellegrinaggio, l’industria farmaceutica iniziò a dettare le regole terapeutiche con la chimica del catrame.
Fu l’inizio di farmaci sintetici contro il dolore e per offuscare la coscienza. Nelle sale operatorie fu reintrodotta come narcosi l’alienazione dal dolore, già nota ai chirurghi artigiani nel Medioevo, e le nebulizzazioni di fenolo dimezzarono le infezioni ospedaliere.
Nel frattempo, però, si era affermata una medicina naturale non accademica con cure a base di acqua, aria e alimentazione, oltre all’omeopatia. I suoi “sanatori” (= centri di cura) puntavano chiaramente alla guarigione e non alla conservazione come le “cliniche” (= camerate).
La scoperta successiva dei microrganismi come agenti patogeni nella seconda metà del XIX secolo non portò a una medicina più efficace. La penicillina utilizzabile, fu disponibile solo alla fine della seconda guerra mondiale.
L’ideologia vaccinale forzata, promossa in modo unilaterale a partire dal 1870, fallì in tutti i quadri clinici. Ancora all’inizio del XX secolo, l’oppio e i suoi derivati sintetici, insieme al brandy (!), erano considerati i farmaci più efficaci. Per i malati, evitare il medico rimaneva la terapia migliore.
Il complesso medico-industriale prende il comando
Sotto il diktat dell’industria farmaceutica orientata alla chimica sintetica, si iniziò a eliminare dalla terapia le piante medicinali e i meccanismi psicosomatici efficaci. I medici orientati alla carriera, si misero rapidamente al servizio delle nuove élite industriali.
Tutto ciò che era basato sulla farmaceutica, era ora “scientificamente fondato”. Spesso agenti patogeni, su base speculativa, avevano abbastanza vigore per diventare la spiegazione universale e la base di vaccini e farmaci brevettabili. Per decenni non ci fu alcuna regolamentazione.
Da 800 anni i veleni sono una presenza fissa nella medicina accademica. Questo al di là che si tratti del mercurio usato in passato contro la sifilide e per una presunta salute intestinale, dell’arsenico contro la febbre, dell’acido cianidrico contro i disturbi respiratori o, oggi, dei pesticidi come antibiotici e dei sali di mercurio o alluminio nei vaccini.
I lipidi cationici che rivestono le particelle genetiche dei presunti farmaci per la terapia genica, sono solo l’ultimo capitolo di una serie infinita di veleni. Non si può certo parlare di promozione della salute. Un tale portafoglio di sostanze tossiche è plausibile solo se l’intenzione è quella di danneggiare la salute.
Se inizialmente il denominatore comune tra Chiesa e medici era la colpa e l’espiazione, oggi è il business della paura della malattia e della morte a fungere da collegamento tra medici e complesso medico-industriale.
I dannosi trattamenti di svuotamento, dell’ideologia ecclesiastica, sono stati sostituiti dal danneggiamento o dalla sovrastimolazione del sistema immunitario nell’ambito della logica militare dell’industria farmaceutica.
Grandi cliniche, grandi laboratori, policlinici e centri di assistenza medica hanno sostituito nel mentre le visite a domicilio. La merce di massa prodotta industrialmente anzichè la preparazione individuale dei farmacisti, domina la medicina
I trattamenti si riducono sempre più a farmaci, lesioni chirurgiche e prescrizione di misure fisiche. Il sostegno all’autoguarigione attraverso effetti placebo o cambiamenti nello stile di vita, non rientra nel concetto e nel calcolo.

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fonte: https://tkp.at/2025/07/16/unbequeme-wahrheiten-ueber-die-schulmedizin/
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net
Riferimenti
i Hahnemann S: Die Allöopathie. Ein Wort der Warnung an Kranke jeder Art. S. 9; Baumgärtner; Leipzig 1831
ii Hofmeier HK: Medizinisches in Abraham a Sancta Claras letztem Werk, der „Totenkapelle“. Zum Gedächtnis seines 250jährigen Todestages. Münch Med Wochenschr 1960; 102(44):2169-72
iii zitiert nach: Wootton D: Bad Medicine. Doctors doing harm since Hippocrates. S. 135/6; Oxford University Press; Oxford 2007
Maggiori informazioni su questo argomento sono disponibili nei libri “Hauptsache krank?” (Engelsdorfer Verlag) o “Heilung Nebensache” (riva-Verlag).








