Il dott. Gerd Reuther, è docente universitario a Vienna, nonchè radiologo, divulgatore medico e storico della medicina ed autore. Quel che segue è la mia traduzione del suo recente articolo su TKP (QUI altri articoli tradotti da questa fonte). Il tema sulla esistenza oggettiva dei virus come causa di malattie, è dibattuto da lungo tempo e l’era covid lo ha portato maggiormente alla ribalta.
Qui il dr Reuther sulla questione aggiunge una osservazione molto logica: chi conosce uno scopritore di virus, che come i pionieri della batteriologia, dovrebbero popolare i padiglioni dei famosi della medicina ?
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Da oltre un secolo i virus sono considerati la causa delle malattie infettive più pericolose. In realtà, i loro scopritori, come i pionieri della batteriologia, dovrebbero popolare i padiglioni dei famosi della medicina. Ma chi conosce uno scopritore di virus?
Nei 125 anni di storia del Premio Nobel per la Medicina, l’identificazione di un virus è stata ritenuta meritevole del premio solo tre volte. Tutti e tre i premi sono stati assegnati per contesti altamente discutibili.
Nel 2008 Harald zur Hausen ha ricevuto il premio per la sua ipotesi non dimostrata che il cancro al collo dell’utero fosse causato dai virus HP. Contemporaneamente, Luc Montagnier (1932-2022) è stato premiato per il “virus HI” come presunta causa dell’AIDS e nel 2020 tre americani sono stati insigniti del premio per un virus dell’epatite C.
In tutti i casi si tratta di malattie che hanno molto più a che fare con un sistema immunitario compromesso dell’organismo colpito, che con un agente patogeno. Alla fine della sua vita, Luc Montagnier ha preso le distanze dalla sua scoperta.
Ma perché nei decenni precedenti non è stato assegnato alcun premio Nobel per i virus del vaiolo, del morbillo, della poliomielite o della rabbia? Almeno dal 1939 i grandi istituti di ricerca disponevano di microscopi elettronici in grado di rendere visibili i virus, così come in precedenza i microscopi convenzionali rendevano visibili i batteri.
Le prime descrizioni dei bacilli patogeni sono ancora oggi considerate pietre miliari della medicina. Robert Koch & Co. sono citati nei dizionari e su Wikipedia come icone della scienza. Perché mancano i riscontri virologici?
Scopritori di fantasmi
Cercando “scopritore del virus del vaiolo”, l’intelligenza artificiale fornisce il nome “Edward Jenner. Costui con la sua bufala del “vaiolo bovino”, aveva a che fare solo con le vaccinazioni, ma non con la ricerca delle cause. Il virus della rabbia di Pasteur rimase un fantasma. Come è noto, il virus della poliomielite non ha alcun nesso causale con la “poliomielite”.
Il virologo americano John Franklin Enders (1897-1985), che sostenne di aver “isolato” per primo i virus del morbillo e della parotite, ricevette il Premio Nobel nel 1954. Tuttavia, non per aver identificato i virus, ma per il suo discutibile metodo di coltivazione dei virus sui reni delle scimmie, che costò la vita a oltre 100.000 scimmie.
I precedenti “scopritori” di virus, che continuano ad apparire nei testi come anime in pena , prima dell’era del microscopio elettronico hanno solo speculato, ma non potevano aver visto nulla.
I virus fantasma
Isolare un virus, ancora oggi, per i virologi non significa che sia stato identificato e che sia stata oggettivizzata la sua causalità in riferimento a una malattia. È sufficiente una soluzione priva di batteri che faccia ammalare. Non si indaga nemmeno se contenga sostanze tossiche.
È così che nel 1906 la “polio” venne dichiarata una malattia virale. L’aumento dei casi di paralisi infantile alla fine del XIX secolo e nella prima metà del XX secolo, può essere tuttavia spiegato con l‘uso di pesticidi nell’agricoltura e nella vita sociale.
I virus della poliomielite furono un’affermazione difensiva senza valore patologico. (Maggiori informazioni in: “Gerd Reuther: Riskanter Schutz. 300 Jahre Immunisierungsversuche” . Engelsdorfer Verlag)
La teoria secondo cui i virus sarebbero la causa delle malattie è piuttosto fragile. Per alcune delle cosiddette “malattie virali” esistono altre cause probabili o certe. Il virus del morbillo, che sarebbe stato isolato nel 1963, ad oggi non ha potuto essere confermato, nonostante un premio in denaro a sei cifre. Anche il virus della parotite è rimasto un fantasma.
Le immagini al microscopio elettronico che presumibilmente mostrano i virus citati, non dovrebbero essere considerate prove autentiche: si possono scorgere strutture il cui significato per la salute o la malattia non è chiaro. La presenza di “virus” in un malato non dimostra la causalità, o meglio lo è quanto la presenza di auto della polizia in un incidente. Alcune di queste strutture si trovano anche in persone sane o sono la conseguenza di malattie.
Oggi non si vuole più chiamare “rabbia”, ma si parla solo di ‘rabies’ o “idrofobia”. Un’ammissione indiretta che non si tratta di un quadro clinico chiaramente definibile. In Nord America la “rabbia” è stata debellata grazie alla vaccinazione degli animali domestici; in Europa, fino alla Polonia e dell’Europa sud-orientale, la “rabbia” è stata ‘eradicata’ grazie all’uso di esche vaccinali per gli animali selvatici. Non c’è da stupirsi che nessuno sia riuscito a scoprire il “virus della rabbia”.
Il virus del vaiolo umano, che si riteneva estinto, solleva più domande di quante i virologi siano in grado di spiegare. Nel Bundesgesundheitsblatt [un report federale sulla salute] pubblicato dal tedesco Robert Koch Institut si ammette:
“Non è possibile differenziare le diverse specie all’interno del genere OPV [orthopoxvirus = vaiolo dei mammiferi] con la microscopia elettronica (EM), poiché tutti gli OPV presentano tutti le stesse caratteristiche morfologiche”.i
Sebbene anche i sintomi e i tempi di incubazione non differiscano o differiscano solo in misura minima, i virologi insistono comunque sul fatto che si tratterebbe di vari agenti patogeni. I virus del vaiolo vaccinale, MPox, Variola e “vaiolo bovino” sono apparentemente realtà dei test PCR. Ciò vale anche per altri virus.
La documentazione fotografica al microscopio elettronico sembra avere un significato propagandistico per i virologi. Nella pratica virologica contano solo test oscuri, manipolabili e spesso molto indiretti, che sembrano spiegare l’invisibile, quando la spiegazione è corretta.
Rimane senza risposta il motivo per cui alcuni virus pericolosi, come l’Ebola o il virus Marburg, siano comparsi solo occasionalmente a livello locale e, a differenza di altri virus, non siano mai riusciti a diffondersi a livello globale.
Conclusione
I virus come cause di malattie si rivelano fantasmi virologici non solo sulla base degli attuali avvenimenti relativi al “Covid-19”, al ‘MPox’ o all’“influenza aviaria”. L’assenza di scopritori in un periodo di oltre 150 anni, caratterizzato dalla ricerca del profitto, dovrebbe far riflettere.
Fonte: https://tkp.at/2026/03/04/wanted-die-entdecker-der-viren/
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net
Riferimenti:
i Mitteilungen des Arbeitskreises Blut des Bundesministeriums für Gesundheit: Orthopockenviren: Infektionen am Menschen. Bundesgesundheitsbl 2010; 53:957–72
(Comunicazioni del Gruppo di lavoro sul sangue del Ministero federale della salute: Orthopoxvirus: infezioni nell’uomo. Bundesgesundheitsbl 2010; 53:957–72)








