Rimedi naturali

Artemisia annua: la pianta che fece vincere il premio Nobel. Contro parassiti, malaria, febbre, ostile a cellule cancerogene

Scritto da Cristina Bassi

Da Nature Lost Vault , traduco quanto segue sull’artemisia annua/assenzio, una pianta medicinale controversa ma già nota dal 340 d.C nella Medicina Tradizionale Cinese e dimostratasi risolutiva per curare la malaria, che ” nella guerra del Vietnam uccise più dei proiettili”. Ha salvato milioni di persone e permise ad una chimica farmaceutica cinese (a 84 anni!) di vincere il premio Nobel nel 2015. Eppure è stata vietata nella società d’Occidente. Perchè? Lo scopriamo in questo articolo…
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La malaria ha ucciso metà di tutti gli esseri umani mai vissuti. Nel 1967, in Vietnam, uccideva più soldati che i proiettili. Gli eserciti più potenti del mondo erano impotenti di fronte a un parassita microscopico. I loro farmaci avevano fallito. La resistenza si stava diffondendo. Serviva un’arma che non esisteva nella scienza moderna. Così il governo cinese non guardò al futuro, ma al passato: verso un antico archivio proibito risalente al 340 d.C. Ciò che scoprirono fu una bomba chimica nascosta all’interno di una comune pianta da giardino.

Una pianta capace di:
– Dare la caccia alle cellule tumorali
– Eliminare i parassiti
– Curare la febbre nel giro di poche ore

Ed è una pianta che l’industria farmaceutica teme terribilmente che tu impari a coltivare. Sostengono che sia pericoloso utilizzare la pianta intera. Dicono che bisogna acquistare la pillola a base di estratto. Ma per 1.600 anni, nessuno disse questo agli imperatori della Cina.

1.600 anni di antica saggezza

Anno 340 d.C.,dinastia Jin orientale: uno studioso di nome Ge Hong sta redigendo un manuale di medicina d’emergenza. Lo intitola Zhou Hou Bei Ji Fang: “Prescrizioni d’emergenza da tenere in serbo“. Al suo interno documenta centinaia di rimedi. Ma uno in particolare spicca sugli altri. Per le febbri intermittenti (quella che oggi chiamiamo malaria), prescrive una pianta specifica.

Le sue istruzioni sono sorprendentemente precise: “Prendi una manciata di Qing Hao, lasciala in infusione in circa due litri d’acqua, strizzane il succo e bevilo tutto.” Ma ecco cosa rende questa prescrizione straordinaria: non dice mai di farla bollire. Per sedici secoli, quel dettaglio sembrò insignificante. Poi, nel 1971, salvò il mondo.

1596 – Dinastia Ming

Li Shizhen, il più celebre medico della dinastia Ming, include il Qing Hao nel suo *Compendio di Materia Medica*. Ne raccomanda l’infuso specificamente per il trattamento della malaria. La pianta diventa un elemento fondamentale della Medicina Tradizionale Cinese, utilizzata non solo contro la febbre, ma anche per espellere i parassiti intestinali.

Viene chiamata “Wormwood” (assenzio/erba dei vermi): il nome stesso ne rivela la funzione.

Progetto 523: L’operazione militare segreta  

La crisi del Vietnam
Facciamo un salto al 1967:
la guerra del Vietnam sta decimando gli eserciti di entrambi gli schieramenti, non solo a causa dei combattimenti, ma anche per via delle malattie. La malaria sta uccidendo migliaia di persone. Solo in Cina si registrano 30 milioni di casi e 300.000 decessi ogni anno.

I farmaci standard si rivelano inefficaci:
– la clorochina fallisce
– Il chinino fallisce
– I parassiti hanno sviluppato resistenza

23 maggio 1967
Il
governo cinese convoca una riunione d’emergenza a Pechino. Viene lanciata un’operazione militare segreta denominata “Progetto 523”, dal nome della data in cui è stata avviata. La missione: trovare una cura prima che la malaria decimi le forze armate. Vengono esaminati oltre 240.000 composti. Nessuno funziona.

Entra in scena Tu Youyou

Nel gennaio del 1969 viene coinvolta Tu Youyou, chimica farmaceutica presso l’Accademia cinese di medicina tradizionale cinese. Il suo compito è quasi impossibile: esaminare antichi testi medici e individuare qualcosa che la scienza moderna si è lasciata sfuggire.

Tu Youyou e il suo team:
– esaminano oltre 2.000 ricette tradizionali;
– testano 380 estratti erboristici ricavati da circa 200 piante diverse;
– la maggior parte dei tentativi fallisce.

Una pianta, tuttavia, ricorre spesso negli antichi testi: l’Artemisia annua (assenzio dolce)

La svolta

Gli esperimenti iniziali sono frustranti. Fanno bollire l’artemisia seguendo i metodi scientifici convenzionali. I risultati sono incostanti: un giorno funziona, quello dopo no. Tu Youyou è perplessa.

Gli antichi testi affermano chiaramente che questa pianta è efficace. Cosa stanno trascurando? Poi le tornano in mente le istruzioni di Ge Hong, risalenti al 340 d.C.: non menzionava mai il calore. Si rende conto che l’acqua in ebollizione potrebbe distruggere il principio attivo.

4 ottobre 1971

Utilizzando un metodo di estrazione con etere a bassa temperatura anziché l’acqua bollente, Tu Youyou isola con successo un composto che dimostra un’efficacia del 100% contro la malaria in topi e scimmie.

Tuttavia, nessuno sa se sia sicuro per l’uomo. C
on un atto di straordinario coraggio, Tu Youyou e due colleghi si offrono volontari per sottoporsi alla sperimentazione come prime cavie. In seguito, lei dichiarò: “In qualità di responsabile del gruppo di ricerca, ne avevo la responsabilità”.

Sopravvissero. Seguirono le sperimentazioni cliniche: tutti i 21 pazienti affetti da malaria coinvolti nel primo studio guarirono completamente. Chiamarono il composto Qinghaosu. Oggi il mondo lo conosce come Artemisinina.

Artemisia Annua

5 ottobre 2015 – Stoccolma, Svezia  

Tu Youyou, all’età di 84 anni, riceve il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina. È la prima scienziata della Cina continentale a vincere un Nobel in una categoria scientifica. Ha raggiunto questo traguardo senza dottorato, senza laurea in medicina e senza formazione all’estero: solo grazie ad antichi testi e alla propria tenacia.

Il titolo del suo discorso di accettazione: “La scoperta dell’artemisinina: un dono della medicina tradizionale cinese al mondo”.

Come l’artemisinina uccide la malaria

L’arma molecolare
Il segreto risiede in un’arma molecolare nascosta all’interno delle foglie: un ponte endoperossido, una rara struttura chimica che reagisce con il ferro.

Il meccanismo
I parassiti della malaria sopravvivono nutrendosi dell’emoglobina presente nei globuli rossi; per questo motivo, accumulano grandi quantità di ferro.

Quando l’artemisinina penetra nel parassita:
–
reagisce con l’elevata concentrazione di ferro;
– il ponte endoperossido si spezza;
– si generano radicali liberi;

Innescando, di fatto, una bomba microscopica all’interno del parassita: li uccide nel giro di poche ore, più rapidamente di qualsiasi altro farmaco antimalarico della storia.

L’impatto

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: i farmaci a base di artemisinina hanno ridotto la mortalità globale per malaria di oltre il 20%. Solo in Africa, ogni anno vengono salvate più di 100.000 vite

La Fondazione Lasker lo definisce “probabilmente l’intervento farmaceutico più importante dell’ultimo mezzo secolo”.

Segui il denaro 

Perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità sconsiglia alle persone di coltivare e utilizzare autonomamente l’artemisia?

Le motivazioni ufficiali:
Preoccupazioni riguardo alla standardizzazione
Variabilità del dosaggio
Controllo qualità
Il rischio di sviluppare resistenza ai farmaci

Sembra ragionevole… finché non si segue il denaro.

I numeri del mercato

Mercato farmaceutico dell’artemisinina: 75-96 milioni di dollari nel 2024; previsione di 225-677 milioni entro il 2030
Mercato
delle terapie combinate a base di artemisinina: 362 milioni di dollari nel 2024; previsione di 529 milioni entro il 2030

Grandi colossi farmaceutici come Sanofi hanno investito ingenti risorse nella produzione di artemisinina semisintetica utilizzando lieviti geneticamente modificati. Ciò centralizza la produzione, esclude i piccoli agricoltori e garantisce che l‘artemisinina rimanga sotto il controllo delle grandi aziende.

L’alternativa

Confrontiamo questa situazione con l’alternativa:

Una bustina di semi di *Artemisia annua* costa circa 5 dollari online
La pianta prospera anche in terreni poveri
Richiede pochissima acqua
Consente più raccolti all’anno

Un piccolo orto domestico potrebbe fornire abbastanza tisana antimalarica per mesi. Se le popolazioni delle regioni endemiche per la malaria coltivassero semplicemente l’artemisia nei propri orti per preparare tisane, non avrebbero bisogno di acquistare costose pillole da Novartis o Sanofi. La posizione dell’OMS tutela tale infrastruttura e salvaguarda quei margini di profitto.

Oltre la malaria: cancro e parassiti

Cellule tumorali e ferro: sin dai primi anni ’90, i ricercatori hanno scoperto che lo stesso meccanismo che uccide i parassiti della malaria colpisce anche le cellule tumorali. Ricordate il ferro? I parassiti della malaria accumulano ferro, ma le cellule tumorali sono ancora più voraci.

Le cellule tumorali sono insaziabili dal punto di vista metabolico: richiedono da 5 a 15 volte più ferro delle cellule normali per sostenere la loro rapida crescita e divisione. Sono, in sostanza, pronte a esplodere.

Proprietà antiparassitarie

Alcuni studi confermano che sia l’ Artemisia absinthium che l’Artemisia annua possiedono potenti proprietà antiparassitarie. Eliminano:

Tenie,
Nematodi (vermi cilindrici),
Ossiuri.

Uno studio del 2017 rilevò che l’estratto di Artemisia absinthium causava paralisi, morte e danni ultrastrutturali all’Hymenolepis nana, una comune tenia umana. I composti attivi includono sostanze che interferiscono con il sistema nervoso dei parassiti, provocando paralisi e la loro conseguente espulsione dall’organismo ospite.

Nei paesi in via di sviluppo, dove i farmaci antiparassitari come l’albendazolo sono costosi o irreperibili, l‘assenzio rappresenta un’alternativa accessibile. Cresce facilmente, non richiede infrastrutture farmaceutiche ed è utilizzato in sicurezza da millenni.

Ancora una volta, le principali organizzazioni sanitarie tacciono sulle proprietà antiparassitarie dell’assenzio al di fuori del contesto della malaria.

Il mito dell’assenzio

La Fata Verde
La pianta ha una parente stretta, l’ Artemisia absinthium, meglio nota come ingrediente principale dell’assenzio. Verso la fine del XIX secolo, l’assenzio era la bevanda simbolo dell’Europa. Lo bevevano Van Gogh, Toulouse-Lautrec, Oscar Wilde ed Ernest Hemingway. Lo chiamavano “la fata verde”. Venne anche ritenuto responsabile di follia, violenza e decadimento morale.

La svolta del 1905
Un uomo svizzero di nome
Jean Lanfray uccise la moglie e le due figlie in un raptus indotto dall’alcol. La stampa si concentrò sui due bicchieri di assenzio che l’uomo aveva consumato prima degli omicidi. Ignorò invece il fatto che avesse bevuto anche cognac, brandy, crema di menta, vino e birra.

Era un alcolista cronico che beveva fin dalla colazione. Ma il danno era ormai fatto. I proibizionisti colsero l’occasione al volo: sostennero che l’assenzio (e in particolare il *wormwood*) causasse psicosi e inventarono una patologia chiamata “assentismo”.

Nel 1915, l’assenzio veniva bandito in tutta Europa e negli Stati Uniti. La motivazione ufficiale riguardava il tujone, un composto ritenuto una pericolosa neurotossina. L’industria vinicola francese, che da tempo vedeva nell’assenzio a basso costo un concorrente, fece pressioni attive per ottenerne la messa al bando.

La verità svelata

Per un secolo, il divieto rimase in vigore, poi, negli anni ’90, gli scienziati analizzarono alcune bottiglie d’epoca di assenzio risalenti a prima del divieto. Misurarono il contenuto di tujone: la media era di 1,3 mg per litro, una quantità ben lontana da quella necessaria per provocare effetti psicoattivi o tossici.

La storia della follia era un mito.
Le allucinazioni erano semplicemente il frutto di una grave intossicazione alcolica, aggravata dal consumo di marche scadenti e adulterate con sostanze tossiche come antimonio e metanolo.

Le ricerche moderne confermano che il tujone, alle concentrazioni presenti nell’assenzio, non comporta rischi maggiori rispetto a qualsiasi altro superalcolico. L’Unione Europea revocò il divieto nel 1998; gli Stati Uniti fecero lo stesso nel 2007. Si trattava di una questione commerciale mascherata da misura di salute pubblica.

Il punto della situazione

Abbiamo una pianta che è:
–
Utilizzata in sicurezza da 1.600 anni
– Validata da un Premio Nobel nel 2015
– Dimostrata capace di eliminare i parassiti più rapidamente di qualsiasi farmaco in commercio
– Dotata di un enorme potenziale contro le cellule tumorali

Eppure, le autorità sostengono che coltivarla nel proprio giardino sia pericoloso. Affermano che utilizzare la pianta nella sua interezza sia un atto irresponsabile. Sostengono che la standardizzazione sia più importante dell’accessibilità. Ma la standardizzazione è solo un altro modo per dire centralizzazione: controllo da parte delle grandi aziende e tutela dei profitti.

Qual’è la vera domanda

L’artemisia è una panacea miracolosa? No. Ha dei limiti? Assolutamente sì. Il contenuto di artemisinina nella materia vegetale grezza varia a seconda delle condizioni di coltivazione. Inoltre, esistono interrogativi legittimi riguardo al dosaggio ottimale.

Ma la domanda che dovete porvi è: chi trae vantaggio dal fatto che voi non ne siate a conoscenza?

Non le popolazioni delle regioni endemiche per la malaria, che non hanno accesso ai farmaci
Non i pazienti oncologici alla ricerca di terapie complementari economicamente accessibili
Non le comunità che aspirano all’autosufficienza sanitaria

I beneficiari sono le aziende farmaceutiche che difendono le proprie quote di mercato, gli enti regolatori che mantengono il controllo istituzionale e un complesso medico-industriale che trae profitto dalla complessità e dalla centralizzazione, anziché da rimedi fitoterapici accessibili ed economici.

Fonte: https://naturelostvault.com/episodes/episode-53-wormwood.html  
traduzione: M.Cristina Bassi per www.thelivingspirits.net

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